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Challah, il pane speciale ebraico. La sua specialità "kasher", il rito, il significato religioso e la sua storia

In un periodo di tensioni e scontri ripartiamo dal cibo per spiegare in profondità una cultura che ha profondo legame con la spiritualità l'affrontare le avversità

Antonio Maria Guerra di Antonio Maria Guerra   
La tavola, la memoria, il sapore: la challah (Foto Pexels)
La tavola, la memoria, il sapore: la challah (Foto Pexels)

La gastronomia ebraica è, soprattutto in Italia, una sorta di oggetto misterioso, sconosciuta alla maggior parte delle persone: un vero peccato, non c'è dubbio, in quanto la conoscenza di questa cucina, frutto di una tradizione antichissima (che quindi non sarebbe scorretto definire biblica), dà modo non solo di scoprire un gran numero di prelibatezze, ma anche di comprendere la complessità di un popolo per il quale, non di rado, si nutre un certa diffidenza.

La challah: cibo e religione

Tra i cibi giudaici più rappresentativi, occorre sicuramente citare la challah: una particolare tipologia di pane che si distingue per l’inconfondibile forma intrecciata, dai chiari richiami simbolici. Viene mangiata durante lo Shabbat, la festa del riposo che si rinnova ogni sabato, e, più in generale, nel corso delle principali celebrazioni. Non deve quindi stupire il suo profondo legame con la sfera del sacro, a cominciare dal nome che, secondo alcuni studiosi, potrebbe far riferimento alla porzione del cibo ancora oggi tenuta da parte come offerta a Dio. Va inoltre sottolineato che la Challah rappresenta la celebre manna, fatta piovere dal Signore per nutrire gli ebrei che fuggivano dall’Egitto.

Alcune possibilità di abbinare i sapori con la challah (foto Pexels)

La preparazione della challah kasher

La preparazione stessa della specialità ha una stretta relazione con i dettami della religione ebraica: dettami che, se seguiti con precisione, rendono un alimento kasher, ovvero adatto ad essere consumato dai fedeli osservanti. Gli ingredienti base impiegati per realizzare il suo impasto sono farina, uova, acqua, sale, lievito e zucchero. Una volta intrecciato e spennellato con uovo sbattuto, questo impasto è sistemato nel forno dove viene cotto fino a quando assume un invitante colore dorato.

Le varianti del challah

La diaspora patita dal popolo isreaelitico e la conseguente dispersione di questa gente in numerosi paesi del mondo, ha portato alla nascita di numerose varianti della challah, che possono differenziarsi tra loro nell’aspetto così come nella sostanza. Ad esempio, può capitare che sia insaporita con miele, uvetta, zafferano, papavero, sesamo o anice. Esiste anche una versione priva di uova, quindi adatta alle esigenze dei vegani. Una curiosità: per i Sefarditi, gli ebrei provenienti della penisola iberica, l’uso eccessivo di zucchero "invalida" il pane, rendendolo a tutti gli effetti un dolce che, in quanto tale, è inadatto a commemorare le ricorrenze.

Il rito prima del pasto

A questo punto non stupisce che il consumo stesso della challah sia rituale. E’ necessario infatti che la pagnotta sia portata in tavola coperta con un apposito panno ricamato. Segue quindi la benedizione (il kiddush). Secondo la Torah, il testo sacro degli ebrei, occorre che il pane venga intinto o cosparso di sale. Il rituale tipicamente termina con il padre di famiglia che spezzetta la pagnotta distribuendola ai commensali.

Il pane della meraviglia, o "manna", ricordato dalla challah (foto Pexels)

Come si mangia la challah

Assaggiando la challah si può facilmente notare una certa somiglianza con il pan brioche, sebbene la prima sia leggermente meno dolce ed abbia una consistenza più compatta. La specialità si presta quindi ad accompagnare sia preparazioni zuccherate (ad esempio, marmellate e creme), che salate (a base di carne e/o verdure).

Dalla lettura di quest’articolo, appare chiaro quanto possa essere stretta la relazione tra un alimento, in questo caso il pane, e la liturgia: connessione che, sebbene sia presente in diverse tipologie di credo (come il Cristianesimo), nello caso specifico della challah è elevata all'ennesima potenza, uscendo dai luoghi di culto ed entrando a far parte della quotidianità della vita familiare. Ciò dimostra, ancora una volta, l’indissolubile legame tra cibo e cultura.

Antonio Maria Guerra di Antonio Maria Guerra   

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