La sesta "zona blu" del pianeta: cosa c'è nella dieta speciale degli ultracentenari in Cilento

Questa porzione di provincia salernitana brilla per longevità. La si studia da sei anni. Ecco i cinque pilastri che garantiscono la qualità della vita qui

Vitalità e una mente lucida anche in età molto avanzata: il desiderio di ogni persona (Shutterstock)
Vitalità e una mente lucida anche in età molto avanzata: il desiderio di ogni persona (Shutterstock)

In questo approfondimento di FoodCulture avevamo parlato estesamente delle cinque Blue Zone definite e ufficializzate in tutto il mondo. Di come vivessero e cosa mangiassero i residenti di cinque oasi di ultracentenari studiati a livello internazionale per capire i perché di tanta longevità e integrità fisica e mentale. Ora questa lista, fin qui comprendente l'Ogliastra (sub regione della Sardegna), l'isola giapponese di Okinawa, l'isola greca di Ikaria, il Golfo di Nicoya in Costa Rica e la cittadina di Loma Linda nella contea californiana di San Bernardino, va ad ampliarsi. Manca l'ufficializzazione ma i fari sono puntati sul Cilento, fra i Monti Alburni e il Vallo di Diano nella provincia campana di Salerno, a comprendere centri come Paestum, Palinuro e Velia fino a poggiare sul Parco del Pollino.

Le cinque "zone blu" accertate: immagini

Dove vivono sereni gli ultracentenari

Da sei anni si studia la particolare longevità dei cilentani, con una speranza di vita media di cinque anni superiore a quella nazionale (85 anni) la presenza di 200 centenari e ultra su una popolazione residente di 90mila persone. Una incidenza che ha portato nel 2016 alla risonanza sulla stampa internazionale e il Gal cilentano a mobilitarsi per chiedere, l'anno successivo, l'ufficializzazione della sesta "zona blu" del pianeta. Tornano quindi le domande che hanno contraddistinto le altre 5 Blu Zones e la prima riguarda il cibo. Cosa si mangia in Cilento per campare così bene e a lungo? Se n'è occupato il critico gastronomico ed enologo Luciano Pignataro, che ha scritto in collaborazione con Giancarlo Vecchio il libro Il Metodo Cilento.

ll guardiano dei resti archeologici di Roscigno Vecchia, in Cilento (Shutterstock)

Pignataro torna su una formula di alimentazione che parte da una cultura precisa, quella mediterranea e contadina, strutturata come una piramide: alla base ci sono verdura, frutta, cereali, legumi, a salire e in quantità sempre moderate ecco la carne e gli zuccheri. Contano le associazioni fra alimenti: la carne associata a fibre vegetali viene meglio assorbita dall'organismo umano, e il pomodoro unito all'olio d'oliva vede potenziate le sostanze nutraceutiche di entrambi i prodotti della terra, con maggiore valore nutrizionale ma anche di salvaguardia della salute. I vegetali, in particolare i legumi, hanno grandissima importanza. Come ce l'ha la qualità e provenienza della carne, a chilomentro zero e di piccola produzione locale, il modello contrario ai grandi allevamenti intensivi inaugurati nel dopoguerra sull'esempio anglosassone e americano, in cui la notevole disponibilità di prodotto viene però da un'eccessiva presenza di farmaci, dalla sofferenza degli animali e dalla crescita forzata di carni molto meno salutari. Fu qui in Cilento, non a caso, che Ancel e Margaret Keys, fisiologo e chimica, codificarono la Dieta Mediterranea pubblicando nel 1975 il libro che ne porta il nome.

I cinque pilastri

Nel suo approfondimento sulla concentrazione di ultracentenari in Cilento, dove è anche molto minore l'incidenza di Alzheimer sugli anziani rispetto al resto d'Italia, Luciano Pignataro individua il cosiddetto Metodo Cilento ponendo la scelta di cibo e il tipo di alimentazione come pilastro di una serie che ne comprende cinque. E che al Dna favorevole aggiunge abitudini di vita che producono benessere duaturo, dunque longevità. Oltre alla cultura del cibo ecco gli altri quattro pilastri. Primo: movimento fisico. Anche in età avanzata si possono fare lavori legati all'orto e al giardino, spostarsi a piedi per piccole faccende se il corpo lo consente o impegnarsi in passioni domestiche che mettono la mente a contatto con le nostre mani. Secondo: mantenere relazioni umane, condivisione, socialità, non isolarsi. Terzo: dare il giusto valore al proprio tempo, l'unica vera ricchezza che l'essere umano ha a disposizione. Significa dare la giusta prospettiva e il corretto "ingombro" al lavoro, tenendo una parte del tempo per il riposo, la rigenerazione, lo svago. Quarto: cura della spiritualità. Può passare per pratiche legate a valori religiosi, ma anche al godimento dell'arte, della cultura, di eventi, mostre, dibattiti, letture, visioni e ascolti musicali che deliziano l'animo e riempiono la mente. Non dovrebbe sorprendere che questi elementi, combinati con la scelta della dieta alimentare, fossero in tutto o in parte presenti anche nelle cinque "zone blu" già riconosciute in modo ufficiale. 

Una donna molto anziana di fronte alla sua casa a Vallo di Diano, in Cilento (Shutterstock)