Alla scoperta di Mamoiada dove vino, cultura millenaria e territorio si fondono in modo prezioso

E' il paese sardo noto per il carnevale con i Mamuthones e Issohadores. Ma ha anche una tradizione agricola e vinicola antichissima. Che va a rinnovarsi

Issohadoers e Mamuthones, un rito antichissimo
Issohadoers e Mamuthones, un rito antichissimo

La viticoltura sarda è una delle più affascinanti del nostro Paese e, come tutte le viticolture isolane, gode del fascino e delle unicità endemiche di un luogo “isolato e circoscritto” come se prendessimo in esame la realtà di un piccolo continente.

Come l'uomo interpreta i piccoli microlima dell'isola

Una regione che vanta areali pedoclimaticamente molto differenti da Nord a Sud passando per il tanto selvaggio quanto ricco entroterra e che vede sussistere una base ampelografica autoctona molto importante. Il concetto di terroir in Sardegna pone in evidenza ciò che i francesi ci insegnano, ovvero l'importanza di vedere in questo concetto non solo il territorio, bensì terreni, singoli microclimi, contesti di biodiversità e, non ultimo, l'uomo sia nel suo modo di intepretare quella determianta terra e quello specifico varietale che nel più generale aspetto socio-culturale in cui l'areale vitivinicolo è innestato.

Tante piccole cantine. Ora lo scenario sta cambiando

Nel cuore di una terra ancora tutta da scoprire

Parlarvi della Sardegna tutta, però, sarebbe impensabile in un solo articolo quindi quello di oggi sarà un piccolo ma esaustivo focus su una delle zone più interessanti dell'isola in termini di identità territoriale e varietale e di successo raggiunto negli ultimi anni. Parlo di Mamoiada.

Mamoiada è un paesino di 2500 abitanti nel centro esatto della Sardegna, ricco di storia e di tradizione, come testimonia il famoso Carnevale, in cui sfilano Mamuthones e Issohadores (suggestivo anche il Museo delle Maschere Mediterranee) in una cerimonia da ricondursi a riti agropastorali della preistoria o i riti dionisiaci, il che pone ancor più in risalto lo strettissimo legame che c'è fra la terra e l'uomo in questo territorio. Ciò che ci interessa, però, è la viticoltura che nei secoli addietro e fino a pochi lustri fa è sempre stata votata all'autoconsumo con oltre 200 micro-cantine familiari che non commercializzano i propri vini. Da pochi anni, invece, stiamo assistendo ad un vero e proprio rinascimento del vino mamoiadino, con una forte presa di coscienza di “vecchi” e giovani vignaioli che stanno credendo fortemente nel potenziale dei propri vigneti di Cannonau. Oggi, contiamo circa 20 imbottigliatori che raggiungono una produzione totale di appena 250.000 bottiglie all'anno (più o meno la produzione di una realtà vitivinicola di medie dimensioni).

L'antica aratura fatta dai "massaios"

Per quanto concerne il pedoclima di Mamoiada, dipende molto dall'altitudine dei vigneti (che arrivano a sfiorare i 1000m slm e hanno un'altitudine media di 736m slm), ma parliamo di un areale circoscritto, dalla peculiarità unica, in cui se il caldo non manca, sono le escursioni termiche giorno-notte a fare la differenza e a garantire una maturazione più lenta e uno sviluppo aromatico importante. La vera forza di Mamoiada sono, però, i terreni da disfacimento granitico, in cui affondano le proprie radici alberelli che arrivano ben oltre i 100 anni, con una buona percentuale di vigne vecchie nei soli 300ha vitati totali. Come già accennato poc'anzi è il Cannonau il re di queste terre, con circa il 95% delle coltivazioni, ma negli ultimi anni sta tornando con forza la cosìdetta Granazza (vitigno autoctono locale che storicamente veniva impiantato in mezzo al Cannonau) che, grazie al lavoro di un manipolo di piccoli produttori, potrebbe diventare bianco che mancava in una terra così vocata.

Vigneti a Mamoiada

Sos massaios e il modo antico in cui scalzano i vigneti

Suggestive e ancora utili le lavorazioni del terreno fatte dai sos massaios (ormai quasi spariti) che con il loro aratro trainato da una coppia di buoi scalzano e rincalzano la terra dei vigneti mamoiadini. La suggestione di questa viticoltura arcaica, però, non rappresenta un mero fattore folcloristico, bensì mostra la grande dedizione e il profuso rispetto che i vignaioli mamoiadini riversano nel loro lavoro in campo, in un territorio che – fortunatamente – permette una viticoltura priva di chimica di sintesi e con un numero di trattamenti in biologico vicini allo zero nelle annate più lineari.

Un territorio dedito alla tradizione e all'artigianalità, che sta crescendo molto in termini di consapevolezza enoica grazie all'attività dell'associazione Mamojà, fondata nel 2015 da circa 70 viticoltori di cui 16 imbottigliatori, con il fine ultimo di valorizzare Mamoiada, la sua viticoltura, le sue unicità paesaggistiche, e la sua storia attraverso il vino.

Panorama di Mamoiada

 

Francesco Saverio Russo, wine blogger e wine educator è creatore di Wine Blog Roll ed esperto degustatore. Si definisce vineyards trotter, in quanto è la vigna il focus principale deli sui viaggi enoici e dei suoi scritti