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Storia e leggenda della Pastiera, il dolce nato da una sirena che ammaliò le monache

Quando Partenope usò i suoi poteri e il suo genio per ispirare questo capolavoro di frolla, crema, frutta e cereali. E inventò un capolavoro

Antonio Maria Guerra di Antonio Maria Guerra   
La pastiera e i poteri di Partenope (Montaggio A.M.G. da foto su licenza CC)
La pastiera e i poteri di Partenope (Montaggio A.M.G. da foto su licenza CC)

Nel corso dei secoli la città di Napoli è stata dominata da molti popoli, ognuno dei quali ha lasciato in eredità una parte delle sue tradizioni, incluse quelle culinarie.  Questa stratificazione culturale ha portato alla nascita del gran numero di specialità che caratterizzano la gastronomia partenopea: vere e proprie gemme che, grazie ad un gusto e ad un fascino straordinari, hanno ottenuto un’enorme successo non solo in Italia ma in tutto il mondo. Tra le prelibatezze più famose c’è sicuramente la ‘Pastiera’.

Cos’è la pastiera?

La pastiera è una torta a base di pasta frolla, arricchita da un composto cremoso realizzato con ricotta, zucchero, grano, latte, uova, pezzetti di frutta candita ed acqua di fiori d’arancio. Viene cotta al forno, all’interno di una tortiera di alluminio di forma tonda (il ‘ruoto’), le cui dimensioni possono variare. La superficie si distingue per il tipico incrocio romboidale, realizzato con sottili strisce d’impasto.

Una fetta? (Foto A. M. G.)

La Pastiera nella leggenda

Numerose sono le leggende legate alle sue origini: secondo una delle più diffuse sarebbe stata inventata dalla sirena Partenope che per prepararla avrebbe impiegato ciò che la gente del Golfo le portava in dono. Un altro mito suggerisce che furono le onde del mare a dare vita al dolce, mescolandone gli ingredienti.

Tutta un’altra storia

Inutile dire che questi miti, per quanto suggestivi, non rispondono al vero. E’ pressoché certo infatti che la pastiera, così come oggi la conosciamo, sia il frutto di una lenta evoluzione, iniziata in epoca classica e durata numerosi secoli.

Sebbene non esistano certezze in merito, le prime a preparare il dolce sarebbero state le religiose del monastero napoletano di San Gregorio Armeno, in una data non precisata del ‘500. E’ risaputo che le monache, in occasione delle festività sacre, avevano l’abitudine di preparare squisiti manicaretti da donare alle potenti famiglie aristocratiche locali, così da entrare nelle loro grazie. Non si può quindi escludere che la pastiera abbia iniziato la sua ‘storia di successo’ come squisito omaggio atto a celebrare la Pasqua.

La pastiera di Maria Teresa

A proposito di nobiltà e di teste coronate, vale la pena citare una curiosità. Si dice che Maria Teresa d’Austria, consorte di Ferdinando II di Borbone, sovrano del Regno delle Due Sicilie, avesse un carattere particolarmente chiuso ed austero. Pare che ben poche cose riuscissero ad ‘addolcirla’ e che una di queste queste fosse proprio la pastiera, per la quale la regina nutriva una grande passione.

Religiosa, pagana e godereccia (Foto A. M. G.)

La pastiera e la Pasqua

A partire dal XVI secolo la popolarità della torta crebbe esponenzialmente, divenendo un vero e proprio ‘must’ sulle tavole dei napoletani durante le festività pasquali. Del resto numerosi sono i riferimenti alla religione cristiana contenuti in questa specialità, a partire dai suoi ingredienti, come l’uovo, simbolo di rinascita, il grano, simbolo della vita e l’acqua di fiori d’arancio, il cui inebriante profumo richiama quello della primavera.

La versione ‘perfetta’

Sebbene a Napoli esista una ricetta ‘generica’ della pastiera, riconosciuta più o meno da tutti, ogni singola pasticceria (per non parlare delle famiglie) ritiene di possedere quel ‘tocco in più’, in grado rendere la propria preparazione perfetta. Ciò dà modo di assaporare torte che possono variare, ad esempio, nell’altezza, nella friabilità o nella composizione della farcitura. Da questo punto di vista, non esistendo un ‘canone’ di riferimento, consiglierei al lettore di assaggiare tutte le varianti, decidendo quella che incontra maggiormente il suo gusto.

Antonio Maria Guerra di Antonio Maria Guerra   

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