Dentro il meglio del Trentino: vini, cibo, distillati e tour nella bellezza della natura

Più di una regione, un mini continente che si può idealmente dividere in tre versanti ciascuno con le sue "gemme" da scoprire su più fronti. Ecco come

Luce, ossigeno, verde, pace: è il Trentino (Foto Shutterstock)
Luce, ossigeno, verde, pace: è il Trentino (Foto Shutterstock)

Quando pensiamo al Trentino è impossibile non associarlo alla montagna e anche per quanto concerne la viticoltura il territorio di questa regione del nord Italia è da contestualizzare all'interno del macro-insieme degli areali montani, seppur non tutti gli appezzamenti si trovino in altitudine.

Il lago di Moveno, uno dei gioielli della regione (Shutterstock)

La morfologia trentina, infatti, è variegata e ad essa si aggiungono differenti variabili micro-climatiche (condizionate dalla schermatura dai venti freddi fornita dalle Dolomiti e dall'effetto mitigatore del Lago di Garda, con grandi escursioni termiche giorno-notte) che vanno dalla più mite sponda del Lago di Garda, passando per i fondovalle, per poi finire in quota, arrampicandosi sui ripidi pendii delle aree dolomitiche. Un totale di più di 10.000 ettari dislocati a quote che vanno dai 200m slm a ca. 1000m slm (ben il 14% dei vigneti è al di sopra di quota 500m). Il territorio trentino può essere suddiviso in tre macro-aree:

Trentino centrale

Centralmente troviamo la Valle dell’Adige con la Piana Rotaliana e la Vallagarina che si susseguono da nord verso sud lungo il corso del fiume Adige.

Trentino occidentale

Lateralmente, nel versante occidentale del Trentino, troviamo la Valle dei Laghi che si snoda lungo un percorso puntellato dalla presenza di numerosi specchi d’acqua ultimo dei quali è il Lago di Garda.

Trentino Orientale

Sul versante orientale del Trentino troviamo invece i ripidi vigneti della Valle di Cembra che segue l’ultimo tratto percorso dal torrente Avisio e più a sud la Valsugana nella quale si assiste ad un significativo recupero della viticoltura di qualità.

Canederli o Knodel, una delle specialità da non perdere (Shutterstock)

I viticultori, la pergola e il guyot

Il paesaggio vitivinicolo è disegnato da chilometri di muretti a secco e dalla classica forma di allevamento a “pergola trentina” (oggi rivalutata per le sue capacità di sopperire alle difficoltà indotte dai cambiamenti climatici sia in termini di gelate tardive, grazie all'altezza dal suole, che per quanto concerne l'ombreggiamento dall'impeto dell'irradiazione solare degli ultimi anni). Non mancano, però, nuovi impianti con sistemi di allevamento come il guyot. La coesistenza fra vignaioli conferitori/soci delle numerose e importanti cantine cooperative e le aziende private è un valore aggiunto per la viticoltura trentina, che ha trovato in questa alternanza un equilibrio votato alla qualità e alla sostenibilità su larga scala. Basti pensare che l'intero territorio, tramite l'attività del consorzio di tutela dei vini del Tentino, si è dotato della certificazione SNQPI. “Il SQNPI certifica le produzioni agricole e agroindustriali ottenute in conformità allo standard di produzione integrata. Definendo la produzione integrata come “il sistema di produzione agroalimentare che utilizza tutti i mezzi produttivi e di difesa delle produzioni agricole dalle avversità, volti a ridurre al minimo l’uso delle sostanze chimiche di sintesi e a razionalizzare la fertilizzazione, nel rispetto dei principi ecologici, economici e tossicologici”. Il Sistema garantisce in questo modo una qualità del prodotto finale significativamente superiore a quella corrente.” Sostenibilità che si aggiunge alla quasi totalità delle lavorazioni e delle raccolte fatte manualmente.

Vini bianchi del Trentino

Müller Thurgau

Nosiola

Traminer Aromatico

Sauvignon

Riesling Renano

Pinot Grigio

Pinot Bianco

Chardonnay

La base ampelografica della regione non può, però, prescindere dalle uve a bacca rossa tipiche del territorio e dai vitigni “internazionali” che qui di sono adattati con ottimi risultati sia in termini agronomici che enologici:

Vini rossi del Trentino

Cabernet

Lagrein

Merlot

Marzemino

Pinot Nero

Rebo

Teroldego

Schiava

Enantio

Groppello di Revò

Traminer, Thurgau, Pinot Grigio, fra i "bianchi" che non si dimenticano (Shutterstock)

A tutto moscato e spumante

Interessanti anche le produzioni di vini dolci che assumo le connotazioni del Vino Santo (una delle poche regioni a produrlo storicamente), del Moscato (quello Giallo viene interpretato anche in versione secca, mentre quello Rosa solo nelle versioni amabile e dolce) e della Vendemmia tardiva (prodotta con appassimento in pianta da uve Chardonnay, Kerner, Manzoni bianco, Pinot bianco, Pinot grigio, Nosiola, Müller Thurgau, Sauvignon, Riesling renano, Traminer aromatico, Moscato giallo, Moscato rosa). Una delle spinte di crescita più importanti negli ultimi lustri della viticoltura regionale è, però, quella della spumantizzazione, trainata dal Trento Doc che prevede la vinificazione metodo classico di uve Chardonnay (in prevalenza), Pinot Nero, Pinot Bianco e Pinot Meunier. Ridotta, ma non trascurabile, la produzione di Metodo Martinotti.

Perfetto per l'enoturismo 

Un vero e proprio continente che, nonostante le ridotte dimensioni, vanta una base ampelografica vastissima e una produzione che copre tutte le tipologie di vini con il filo conduttore dell'identità territoriale, caratterizzata da un'attitudine unica alla freschezza aromatica e all'agilità, con una matrice minerale diffusa in tutti i vini. Un contesto di rara bellezza e tranquillità che, finalmente, sta scoprendo la propria vocazione enoturistica che, specie in periodi come quello autunnale, mette a disposizione dei amanti della natura, del vino e della gastronomia un paesaggio unico nel suo genere e un'ospitalità genuina. Una terra che va esplorata con la dovuta calma, ammirando il foliage che lascia scorgere le diverse varietà grazie ai cromatismi della parete fogliare pronta a spogliarsi prima del riposo invernale.

Un clima ancora non troppo rigido che vi permetterà di fare un vero e proprio viaggio di scoperta dei vigneti, dei vini e dei prodotti tipici locali, nonché della cucina trentina calda e accogliente come i suoi masi e i suoi baiti. Che siate in auto, in camper, a piedi o in bicicletta il Trentino di presta a vacanze slow all'insegna del buon vino e del buon cibo, tra arte, cultura e musica, gamification, tradizione e trekking.

I piatti tipici da non perdere

 

  • I Tortel (o tortei) di patate: una sorta di frittella di patate grattuggiate che può essere accompagnato da affettati locali e formaggi principalmente freschi. Piatto che può avviare o concludere il pasto, in quanto è possibile abbinarli anche a confetture trasformandoli in uno squisito dolce.
  • La carne salada (De.Co. e PAT): specialità del Trentino meridionale, nell’Alto Garda. Ottenuta da carni magre di manzo adulto, da pascolo, provenienti da allevamenti selezionati sottoposti a regimi di controllo specifici. Può essere fatta anche con altri tipi di carne, quali di vitello o anche di cavallo, ma la classica carne salada è di manzo.
  • I primi piatti: canederli e strangolapreti trentini. I primi, diffusi anche in Alto Adige, sono fatti con pane raffermo, latte, uova, speck, formaggio, farina e prezzemolo (nella versione classica). I secondi sono gnocchi di spinaci e pane, conditi con burro fuso e salvia fresca.
  • Il gulasch trentino: di origine dichiaratamente austro-ungarica, il gulasch trentino è un secondo piatto di carne perfetto per le stagioni fredde, preparato con spalla di manzo stufata in brodo, vino e pomodoro, arricchito con spezie che, spesso, diventano la firma distintiva di chi lo cucina.
  • Lo Strudel: un vero e proprio inno alla golosità e all'altra produzione agricola principale e fondamentale del Trentino, ovvero quella delle mele. Un croccante scrigno di pasta sottile ripieno di uvetta, pinoli, cannella, pan grattato (che serve per assorbire il succo rilasciato in cottura dalle mele) e, ovviamente mele (preferibilmente Renette, ma ne esistono varianti anche con mele golden).

Gran finale a tutta grappa

Per concludere il nostro viaggio enogastronomico non possiamo che ritagliarci un ultimo istante per una delle produzioni storiche trentine, ovvero la grappa che vede protagoniste alcune delle più abili distillerie italiane, capaci di dare nuova vita alle vinacce dei pregiati vini trentini, attraverso i loro suggestivi alambicchi. Una vera e propria alchimia che merita di essere compresa, apprezzata e preservata anche grazie al turismo di qualità. Se è vero, infatti, che la gradazione alcolica dei distillati come la grappa è diventata proibitiva, degustare con moderazione e contezza, visitando le numerose distillerie presenti sul territorio, rappresenterà un valore aggiunto al vostro viaggio in Trentino. E permetterà a queste storiche realtà di continuare il loro lavoro che chiude la filiera del vino portando in bottiglia prodotti di altissima qualità da quello che in passato veniva percepito come un prodotto di scarto ma che, oggi, viene accuratamente selezionato e trattato con metodi rispettosi e orientati all'eccellenza.

Verde e fiorito oppure imbiancato, il Trentino è perfetto per viaggi e scoperte tutto l'anno (Shutterstock)