Olio d'oliva, esplode il mercato dell'oro verde: ma ecco come capirne la qualità e quanto è sano

La produzione e l'export sono ai massimi livelli e non sentono la crisi. L'offerta nella grande distribuzione è enorme, per questo bisogna fare molta attenzione

Autentico 'oro' a tavola: l'olio d'oliva non conosce crisi (Foto Pexels)
Autentico "oro" a tavola: l'olio d'oliva non conosce crisi (Foto Pexels)
TiscaliNews

La materia prima alimentare a cui nessuno vuole rinunciare. Il mercato globale dell'olio d'oliva, fonte Coldiretti, vale 1465,5 milioni di dollari e toccherà quota 1,8 miliardi entro il 2026. In Italia nove famiglie su dieci lo mettono al centro della loro spesa e dieta alimentare. L'Italia è fra i principali produttori di questo richiestissimo olio, il cui export verso Paesi extraeuropei è cresciuto del 15,6%. L'oro verde non conosce flessioni e l'offerta è ricchissima, tanto che il vero problema è capire quanto sia salutare e quanto no l'olio d'oliva che mettiamo in tavola. Ecco come capirlo in dettaglio.

Vetro o latta, per cominciare

Se la confezione, il packaging, è fondamentale per garantire la qualità del prodotto che arriva sulla nostra tavola, allora bisogna rimarcare subito che il vetro è tuttora il materiale ideale per conservare l'olio d'oliva. A condizione che sia opportunamente scurito, colorato in modo da schermare l'impermeabilità a gas, vapori e radiazioni luminose. Ma anche materiali più recenti come l'acciao, il cartone patinato e le bag-in-box. Bene, quanto a tenuta, il cartone patinato e l'acciaio, attenzione invece alla porosità dei contenitori di plastica. La cosidetta "latta", dunque, se in acciaio, non è assolutamente da disprezzare.

Attenzione alla provenienza della materia prima (Foto Pexels)

Provenienza e lavorazione

E' vero che in tempi di crisi e di conti stretti dovuti al picchiare duro della pandemia di Covid-19 con le sue ricadute, è necessario trovare il giusto mezzo fra qualità e disponibilità economica. La grande distribuzione offre ai consumatori olii di tutti i tipi e per tutte le tasche, diversi anche a prezzo davvero basso. Troppo. E' un dato che dovrebbe sempre far insospettire. Il prodotto più salutare è a tutt'oggi l'olio extravergine d'oliva estratto meccanicamente, e che non abbia più di 18 o 24 mesi dalla data di produzione. C'è una differenza importante, quanto a rigore nella coltivazione, nella raccolta  e nel limitare il più possibile l'uso di pesticidi, fra l'olio prodotto con olive italiane e quello risultante da un mix di materia prima proveniente da Paesi europei non meglio specificati o addirittura extraeuropei. A mettere insieme le esigenze di comsumatori di diversa capacità economica, negli ultimi anni sono arrivate le cosiddette carte degli oli, sul modello di quelle usate per i vini, che permettono di capirne le caratteristiche e le sfumature di gusto. All'estero si usano già dei mix di olive di qualità organizzati per sfumature di gusto, e quindi delicato, medio e intenso. 

Dalla raccolta alla bottiglia: le cose da sapere

Non ci addentreremo qui eccessivamente nei dettagli tecnici sulla raccolta e coltivazione delle olive. Ma qualche altro dettaglio può essere utile per chi cerca sempre la migliore qualità possibile di oro verde. Le olive vanno raccolte a mano e messe in contenitori che ne impediscano l'assenza di ossigenazione e l'eccessivo ammassarsi. La lavorazione va poi cominciata entro massimo 12 ore dalla raccolta e a doppia fase, con e senza acqua. I decanter in cui va la pasta di olive non devono superare i 27 gradi e il tempo di rimescolazione non deve andare oltre i 15 minuti. Fondamentale, poi, come abbiamo già scritto, il tipo di contenitore che verrà utilizzato per il trasporto e la commercializzazione.