Ottimo e abbondante perché bombardato con le radiazioni: storia del grano più consumato in Italia

Lo percepiamo come "naturale" e "contadino" ma è nato in una sorgente di cobalto nel Lazio. Quanto ha contribuito a far crescere le intolleranze? Vediamo

Grano: il re dell'alimentazione sempre stretto fra il piacere del gusto e i sospetti per la salute
Grano: il re dell'alimentazione sempre stretto fra il piacere del gusto e i sospetti per la salute

Naturale o ibridato? O ancora, quanto geneticamente modificato? L'aumentata sensibilità sulle materie prime che compongono la nostra alimentazione ha fatto moltiplicare l'attenzione ma anche l'allarmismo e la disinformazione su quel che acquistiamo e mangiamo. E quella attorno al grano, cereale principe dell'alimentazione mondiale, è una battaglia fatta molto anche di slogan e di furbizie che il marketing cavalca astutamente. Nella precedente puntata di questo approfondimento, su FoodCulture abbiamo parlato di Kamut, di grano Cappelli e di quanto poco miracolose siano le loro proprietà come pubblicità vorrebbe. Piuttosto, sono tipi di cereali con notevoli pregi e qualche controindicazione, frutto di "blindatura" commerciale monopolista e di centinaia di incroci prima di ottenere il prodotto che va nei nostri pane, pasta, dolci e biscotti. Veniamo ora al vero re della diffusione alimentare: il grano Creso

Dai campi ai laboratori di modifica nucleare

Siamo abituati a percepire certi prodotti alimentari come "naturali" perché legati a un immaginario contadino, "antico", "tradizionale", "rassicurante". Beh, non c'è nulla di naturale nel grano Creso, tra le cinque varietà più coltivate al mondo e nato in Italia nel 1974 con un successo tale da essere moltiplicato con le stesse tecniche in Usa, Cina, Canada. Proprio i Paesi che negli ultimi anni sono nel mirino di ambientalisti e attivisti del mangiare sano per il loro uso di Ogm, glifosato e tecniche genetico-chimiche per ottenere il grano perfetto da esportazione. Ma torniamo in Italia e ritorniamo a 47 anni fa, quando un gruppo di genetisti del Cnen (Comitato nazionale per l'energia nucleare) dovette affrontare le avversità della coltivazione del grano cercando di migliorare quanto ottenuto con la varietà ultra-ibridata del tipo "senatore Cappelli", inventato dall'agronomo marchigiano Strampelli (qui tutta la storia). Quest'ultimo era riuscito in parte ad abbassare il fusto e la spiga, che crescendo troppo in altezza per via dei fertilizzanti azotati, tendevano a piegarsi e rovinarsi. Il grano Cappelli aveva anche il pregio di essere (al termine di 800 incroci con frumenti di tutto il mondo) più resistente alle malattie. Ma non bastava ancora. Così la ricerca si spostò nei laboratori nucleari

Un' immagine della "fattoria nucleare" dove è nato il grano Creso

Neutroni, raggi gamma e raggi x "sparati" sul grano

Il grano più diffuso e usato in commercio e alimentazione in Italia, quello poi "copiato" da molte altre nazioni con enorme successo e altrettanto profitto, nacque in una sorgente di cobalto interrata nell'ex fattoria e ora Centro di Ricerche Casaccia, vicino al Lago di Bracciano. Per migliorare ulteriormente il Cappelli, il grano fu "bombardato" con raggi x, gamma e neutroni, innescando una mutazione nel genoma del cereale così da arrestare a una certa altezza la crescita della pianta. Era nato il Creso, nome di laboratorio Cpb 144, poi incrociato con una variante di grano ottenuta in Messico dall'ibridazione fra una varietà americana e una "nana" giapponese. Questo è il grano che noi da decenni consumiamo e acquistiamo sotto forma di vari prodotti alimentari di base, ed è tuttora tra i più diffusi e commercializzati anche se va arretrando nei confronti di altre specie riscoperte di recente. La ricerca di un'alimentazione sempre più sana e meno "artificiale" ha avuto come contraccolpo il replicarsi di voci infondate. Fra queste, che il Creso sia Ogm e contenga residui radioattivi. Ma non c'è niente di vero, dati alla mano, in quelle affermazioni. Solo il primo esemplare è stato ottenuto per irraggiamento nucleare, non le replicazioni agricole a seguire. Perfino la Fao ha sostenuto programmi di uso delle radiazioni per ridurre il problema della fame nel mondo. Non esiste pericolo di contaminazione radioattiva nel mangiare prodotti a base di Creso, che non viene classificato come Ogm. Ma un problema c'è.

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Gli studi sull'aumento delle intolleranze alimentari

E' in piena fase di aggiornamento la serie di studi internazionali sulla moltiplicazione delle intolleranze ad alimenti a base di grano e quindi dovute al glutine. Studi che finora non dimostrano che sia stato l'irraggiamento a rendere il Creso e i suoi "nipoti" responsabili di intolleranze alimentari. Mentre prende corpo (ma ancora non esistono dati definitivi) l'ipotesi che le continue modifiche e ibridazioni dei grani per ottenere specie più resistenti, più coltivabili e più nutrienti, abbia finito per accrescere il glutine contenuto nel cereale in maniera da innescare intolleranze. Molto dipende anche dalle modalità di preparazione dei prodotti a base di grano. Resta sempre il pericolo per i celiaci, ma questo dipende da una predisposizione genetica dell'individuo e coinvolge altri tipi di grano oltre al Creso. 

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