Chi sono quelli che fanno sparire il cibo dai supermercati. E perché ora parte il ricatto dell'olio di palma

Tutta colpa della guerra in Ucraina? Il movimento speculativo cerca il pretesto e rifà le regole del mercato, sulle tasche dei consumatori. Vediamo come

Tutto rincara: c'è un perché (Foto Shutterstock)
Tutto rincara: c'è un perché (Foto Shutterstock)

Avevamo già parlato della psicosi alimentare che aveva portato a razziare in maniera irrazionale litri e litri di olio di girasole da negozi e supermercati. Abbiamo poi approfondito il paradosso del grande ritorno in uso dell'olio di palma. Il vecchio "satana alimentare" spacciato per causa di tumori e malattie dell'apparato digerente, è diventato il grande desiderato per rimediare alla penuria di oli dovuta alla guerra in Ucraina e alla speculazione che si è scatenata attorno. Ora però si avvicina la scomparsa di quest'olio, il ricatto è già in atto

L'avvertimento dell'Indonesia

Vola il prezzo dell'olio di palma sui mercati internazionali dopo la decisione dell'Indonesia di vietare tutto l'export di olio da cottura allo scopo di contrastarne la carenza sul mercato locale. Il bando diventerà effettivo dal prossimo 28 aprile e resterà in vigore fino a quando il problema non verrà risolto, hanno dichiarato le autorità del Paese asiatico, primo produttore mondiale di questo olio. La decisione può provocare problemi all'industria alimentare globale che ne fa largo uso e aumentare la corsa dei prezzi, che già vede rincari per molti prodotti e materie prime alimentari. Un salasso destinato a durare per i prossimi mesi.

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Chi ha il potere sui semi e i prodotti alimentari

Se quindi basta bloccare i cargo con il grano e i semi da allevamento e olio provenienti dal Mar Nero per far impennare il prezzo finale di molti prodotti di largo uso, e ora che l'Indonesia fa pesare il suo ruolo nell'export mondiale, è anche vero che la tendenza ad accaparrarsi il monopolio o il ruolo di preminenza nelle forniture è andata a verticalizzarsi negli ultimi anni. Pochissimi hanno moltissimo. Se si parla di produzione, modifica genetica, controllo di semi e loro derivati, gli imperatori del cibo si riducono a un paio di decine. Sono aziende come Cargill, ChemChina, Bayer, Monsanto, Anhauser a produrre e vendere cereali, semi olieiferi, gomme naturali, prodotti chimici per allevamento, prodotti chimici contro muffe e parassiti, semi già geneticamente modificati per produrre molto e non poter essere liberamente ripiantati, cacao e suoi derivati. Da soli questi e altri primattori decidono come andrà il mercato, guidano le speculazioni, influenzano le Borse e i prezzi finali che il singolo consumatore sente ne proprio portafogli.

I dieci signori del cibo

Se si parla di grande distribuzione, i nomi dei re del settore si riducono ulteriormente. Sono poco più di una decina i signori che controllano oltre 700 marchi alimentari che entrano nelle nostre case. Dalla pasta al caffé, dai panificati, dai dolci allo zucchero fino al cioccolato, macinano 450 miliardi di dollari di fatturato annuo e 7.000 miliardi di capitalizzazione in Borsa, producono un utile pari ad oltre quello di tutti i Paesi poveri o emergenti del mondo, escluse Cina e India che meritano un discorso a parte. Decidono cosa va sul mercato, come deve essere prodotto, in che quantità. Quanto deve costare. E mentre l'esplodere della guerra e l'impoverimento della classe media ripropongono un braccio di ferro dagli esiti imprevedibili, quello del difficile ritorno dello Stato a regolare il mercato contro i turbocapitalisti, è facile che la memoria vada ad un colosso come la Coca Cola. Ma c'è di più, molto di più. Se vuoi sapere perché ora paghi il triplo un dato prodotto che metti nel carrello della spesa e poi a tavola, devi conoscere chi lo decide. Su FoodCulture ce ne occuperemo a seguire, in dettaglio

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