Va bene, c'è la guerra. Ma perché nei supermercati è assalto proprio all'olio di girasole? Ecco i motivi

In queste ore colpiscono le corse infinite ai distributori e nella grande distribuzione. In cui è razzia di questo olio. Le ragioni, spiegate qui

Olio di girasole, diventato l'oro alimentare del momento e quasi introvabile (Forto Shutterstock)
Olio di girasole, diventato l'oro alimentare del momento e quasi introvabile (Forto Shutterstock)
TiscaliNews

La guerra in Ucraina e l'esplosione delle bollette di luce e gas, e conseguente rincaro di diversi generi alimentari, sta mettendo una paura del diavolo anche alla parte più occidentale d'Europa. Quella in cui stiamo noi. Nelle scorse ore ha colpito molto lo spettacolo dell'assalto ai distributori di carburanti a tutte le ore, con intere strade paralizzate dalle code nei due sensi di marcia, e ai supermercati. Dove in particolare vanno sparendo le farine, come se Putin domani dovesse bombardare noi, e l'olio di semi di girasole. Sulle farine e come sceglierle, evitando rischi, abbiamo scritto qui. Lasciando da parte esami geopolitici complessi che non sono l'oggetto di FoodCulture, resta la domanda: perché nella grande distribuzione è razzia dell'olio di girasole? Ironicamente viene da chiedere: ma che è, dovete friggere tonnellate di roba? Magari si potesse ridurre alla semplice ironia questa emergenza. Vediamo la questione in dettaglio.

Il rivale formidabile dell'olio d'oliva

Da studi recenti, di mercato e di sicurezza alimentare, risulta che il valore dell'oro verde va a salire costantemente. L'olio d'oliva è tra le materie prime alimentari ritenute irrinunciabili, tanto che i controlli si intensificano. E da uno studio recente di Altroconsumo risulta che un olio su tre di quelli venduti come extravergine d'oliva non lo è (qui i dati completi). L'olio di semi di girasole ha da tempo ampio impiego nella cucina italiana, a cominciare dal fatto che costa decisamente meno. Questo spiega in parte il perché, anche di fronte alle minacce di sciopero ad oltranza degli autotrasportatori, si sia scatenata la corsa delle persone in preda al panico a fare il pieno di carburante e svuotare gli scaffali dei supermercati. Da dove l'olio di girasole sta letteralmente scomparendo. Il motivo più profondo è che, stando ai dati dell'Assitol, associazione dell'industria olearia italiana, nel nostro Paese il consumo annuo di questo olio si aggira sulle 770mila tonnellate. Lo usiamo non solo nelle fritture ma anche nella produzione di conserve, salse, maionese, condimenti spalmabili. L'Italia riesce a produrne però solo 250mila tonnellate ed ecco perché lo importiamo da Russia e Ucraina, che da sole rappresentano il 60% della produzione e il 75% dell'export mondiale.  

La crisi in atto

Carlo Tampieri, presidente del comparto oli di semi dell'Assitol, spiega: "La chiusura dei porti sul Mar Nero ha bloccato gli scambi dei due maggiori produttori mondiali di girasole, l’Ucraina e la Russia, che riforniscono l’industria europea, Italia compresa, esclusivamente via mare. Le navi che trasportano olio o semi di girasole sono tutte ferme, in particolare presso Mariupol e Odessa, centri nevralgici del commercio via mare. Questo fa male alle singole imprese e ai consumatori". Attualmente sono bloccate le forniture di almeno 55mila tonnellate di olio di semi di girasole. Molto amato nel nostro Paese, è relativamente economico, ricco di vitamine dei gruppi E e B e di  minerali. Attenzione però, è molto calorico (quasi 900Kcal/100gr) e, udite udite: regge la frittura ad alte temperature peggio dell'olio d'oliva, che dovrebbe essere la prima scelta anche in questo campo. Ma si sa, in tempi di panico, il criterio oggettivo è il primo ad essere bombardato da noi stessi.

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