Tutti quei residui di farmaci nel latte che beviamo: una nuova tecnica permette di scoprirli

Quanto è salutare questo prodotto alla base dell'alimentazione nostra e dei nostri figli? Se ne torna a parlare in base ai dati di un nuovo protocollo di controllo

Cosa mettiamo nel bicchiere e nella tazza? E' importante saperlo (Foto Shutterstock)
Cosa mettiamo nel bicchiere e nella tazza? E' importante saperlo (Foto Shutterstock)
TiscaliNews

Mentre non si placano le proteste e le inchieste sulla "zona rossa" di inquinamento da Pfas in Italia, e su come quei residui chimici finiscano nel cibo e perfino nel latte materno (ne abbiamo parlato qui) si torna a parlare di contaminazione del latte che compriamo e beviamo. A partire da un nuovo protocollo di esame dell'intera filiera produttiva che permette di svelare e campionare con maggiore efficacia la presenza di farmaci in questa materia prima alimentare.

Allevamenti intensivi: un modello comodo ma al centro di polemiche e criticità (Shutterstock)

Di cosa si tratta

La farmacosorveglianza alimentare e applicata all'allevamento (come nel caso degli istituti di zooprofilassi ha già una sua efficienza non solo nel rilevare residui chimici nel latte che noi e i nostri figli beviamo ma anche nel valutare gli effetti dannosi sul lungo periodo per la nostra salute. Ora si fa un importante passo avanti. In questo studio dell'Università Federico II i ricercatori hanno scoperto che in circa la metà delle confezioni di latte presenti nella grande distribuzione (e quindi anche in diversi piccoli negozi e botteghe) si trovano resti di antibiotici e antinfiammatori usati negli allevamenti bovini intensivi. La concentrazione resta entro il valore massimo di 4.53 ng/ml come prevedono le norme europee. Ma quali sono a lungo andare gli effetti sulla salute? Per rispondere a questa domanda, fondamentale, l'Ats di Brescia e la Federico II dallo scorso aprile hanno inaugurato il nuovo protocollo di analisi multiclasse in Lc-Hrms. Consiste in un  misto di cromatografia liquida e spettrometria di massa ad alta risoluzione. Le due tecniche assieme permettono di individuare oltre 60 molecole potenzialmente dannose fin da qualità inferiori a quelle attualmente tollerate dalla legge.

Uova, derivati del latte e miele: i prossimi ad essere controllati con la nuova tecnica (Shutterstock)

Le prospettive

Dalle analisi effettuate finora viene la conferma del buon livello di sicurezza alimentare del latte che beviamo secondo gli attuali parametri di legge Ue ed italiana. Ma ora si va più a fondo, e dal latte ci si allarga a migliorare i vari nodi della produzione alimentare, degli allevamenti intensivi e si ampliano i controlli ad carne, uova, miele e altri prodotti agroalimentari. Torneremo sulla questione quando saranno disponibili ulteriori dati consolidati. 

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