Arancione in natura? Non esiste, tutto quello che sai sulla carota è sbagliato

La "normalità" a cui siamo abituati la scambiamo per ciò che è "naturale". Ma spesso non è così. Vedi questo ortaggio, molto usato in cucina e cosmetica

La carota: tanti colori e tante inesattezze sulla sua storia
La carota: tanti colori e tante inesattezze sulla sua storia

In tempi di "naturale" e "biologico" contro "chimico" e "geneticamente modificato", cadere in luoghi comuni ed essere abbagliati dalla consuetudine è facilissimo. E a proposito di materie prime che mettiamo nel piatto e usiamo per le nostre ricette: miti, leggende e abitudini si incrociano in quella che chiamiamo normalità della nostra alimentazione. Ma la normalità ha spesso ben poco di normale, laddove normale dovrebbe essere genuino e così come Mamma Natura lo ha fatto. Prendiamo le carote. Che in natura non sono mai esistite nell'aspetto che tutti conosciamo e che sono frutto di modifiche fatte dall'uomo per questioni di gusto, estetica e perfino di opportunità politica. E' proprio una scelta di "casata" ad aver imposto il colore arancione e il gusto gradevole e più dolce con cui noi oggi conosciamo e utilizziamo questo ortaggio. I cui colore originario in natura è il viola scuro, con un gusto ben diverso. Dunque: breve storia di una serie di modifiche molto artificiali e tecnologiche.

Viva l'Olanda, dunque viva l'arancione

Se avessimo chiesto, nell'antichità, cosa fosse una carota, ci saremmo trovati di fronte ad una bella confusione. Perché la radice di questo ortaggio, di cui oggi facciamo mille usi alimentari e cosmetici, chiamata Daucus carota, si confondeva con la Pastinaca sativa che ad esempio gli antichi greci e romani usavano per scopi medicinali (da quelli diuretici agli abortivi senza dimenticare quelli afrodisiaci, già la forma dava grandi speranze a chi aveva problemini di "tenuta" e autostima). Fra i grandi sistematori della materia c'è Galeno, che contribuì a isolare l'aspetto, il gusto e le proprietà della Daucus carota differenziandola da ortaggi simili. E fondando un ambito di studi che arriva al 1700 d.C. con il verdetto definitivo: la carota "naturale" è quella porpora scuro-viola, diffusa in tutte le aree temperate del pianeta, prodotta da una pianta alta circa un metro con fusto dritto e caratteristiche foglie pelose, con fiori bianchi e frutti piccoli e molto profumati che attirano le mosche della carota. Quella che noi usiamo nell'alimentazione è la radice della pianta. Che esiste tuttora nelle varietà viola, porpora, bianca, grigia, bianca e rossa. Il colore del suo successo resta però l'arancione. Perché così hanno deciso gli olandesi.

Proprietà di un ortaggio che vale come una bandiera

E' nel corso del XVII secolo che la dinastia reale olandese festeggia se stessa e la guerra vinta contro gli spagnoli, e i suoi agronomi e coltivatori rendono la carota orange, colore tipico di quel Paese e della sua reggenza politica. Ne modificano anche il sapore, reso meno deciso e selvatico, e più gradevole e dolciastro, così come lo conosciamo noi oggi. Una modifica di grande successo, tanto che da allora in poi quella arancione è La carota per eccellenza. Oltre che per uso alimentare, la carota arancione è usata a scopi medici: partecipa alla cura delle infezioni intestinali, di casi di insufficienza epatica, in cosmetica incrementa la produzione di melanina (contro la vitiligine) e aiuta nella cura dell'elasticità e dell'idratazione della pelle. E' diuretica, viene usata per curare le ulcerazioni dello stomaco e stimolare la cistifellea, è ricca di vitamina A. Ed ha moltissimi usi alimentari nella maggior parte delle culture e latitudini. Ma anche le parenti meno celebri della carota arancione inventata dagli olandesi non sono da sottovalutare. La carota viola infatti è ricca di antiossidanti che favoriscono la circolazione e combattono i radicali liberi responsabili dell'invecchiamento, la carota gialla è un presidio per il buon funzionamento degli occhi. Meno ricche e fortunate la carota bianca e rossa, talvolta usate anche nell'alimentazione.