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Altro che pane dei poveri: storia e variazioni dei grissini, nati a Torino con la benedizione del re

Quattro soli ingredienti, due varietà storiche e un successo mondiale che oggi li vede star della cucina in tutto il mondo. Ecco come sono stati inventati

Antonio Maria Guerra di Antonio Maria Guerra   
Tutto comincia con i 'torinesi' (Foto Shutterstock)
Tutto comincia con i "torinesi" (Foto Shutterstock)

I grissini sono lunghi bastoncini di pane, nati a Torino e caratterizzati da una croccantezza tanto piacevole da averli resi uno degli snack più amati in Italia. Declinati in decine di gustose varianti, con gli anni hanno iniziato ad essere apprezzati non solo nel Belpaese ma anche all’estero. Scopriamo dunque i motivi di una così grande fama, iniziando dalle loro affascinanti origini.

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Grissini: il pane dei principi o dei poveri?

Tradizione vuole che i grissini furono inventati nel 1679 da un fornaio di Lanzo Torinese, Antonio Brunero, al quale il medico di Casa Savoia, Teobaldo Pecchio, aveva dato l’incarico di escogitare un cibo appetitoso ed altamente digeribile con cui sfamare il giovane sovrano Vittorio Amedeo II, afflitto da problemi di alimentazione. Alcuni ipotizzano che il ragazzo, allora tredicenne, avesse difficoltà nel mangiare la mollica, secondo altri soffriva di una più generica inappetenza. Fatto sta che Brunero rielaborò la ricetta della ghërsa (da cui il nome ‘grissino’), un pane dalla caratteristica forma allungata, dando vita alla specialità come ancora oggi la conosciamo.

Croccante sangue blu

La fragrante prelibatezza, al contempo semplice e stuzzicante, sarebbe piaciuta moltissimo non solo all’adolescente dal sangue blu, ma anche a tutta la famiglia reale: basti pensare che, molti anni dopo, Carlo Felice (un suo pronipote), si sarebbe dilettato a sgranocchiarli nel corso delle rappresentazioni presso il Teatro Regio. Nonostante quanto appena esposto faccia dei grissini lo ‘spuntino’ della nobiltà per eccellenza, secondo alcuni storici la loro nascita potrebbe risalire ad un periodo antecedente il XVII secolo e sarebbe legata all’esigenza di un cibo che si potesse conservare a lungo, grazie al quale sfamare il popolo nel corso delle pestilenze.

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Torino, la patria dei grissini

Oltre che con la dinastia Sabauda, indissolubile è il legame tra i grissini e Torino: la città, che dal 1861 al 1865 fu capitale d’Italia, può essere considerata a tutti gli effetti la ‘culla’ di questa specialità. Non deve quindi stupire che nel 1852, quando fu eretto un obelisco in una delle sue piazze principali, Piazza Savoia, ai piedi del monumento vennero murati, come gesto benaugurante, alcune monete, due numeri della ‘Gazzetta del Popolo’, un sacchetto di riso, una bottiglia di Barbera … ed una manciata di grissini!

I grissini di Napoleone

Tra le numerose curiosità che arricchiscono di fascino i grissini, occorre ricordare quanto Napoleone Bonaparte li amava: ciò lo spinse ad istituire un servizio di trasporto che, a intervalli regolari, gli recapitava a Parigi i suoi cari ‘petits bâtons de Turin’. Secondo alcuni studiosi, tale passione era legata non solo alla piacevolezza del loro sapore, ma anche alla necessità: pare infatti che, essendo afflitto da una fastidiosa gastrite, l’imperatore dei francesi doveva essere particolarmente accorto in ambito culinario.

Gli antichi artigiani del grissino

Nonostante la loro apparente semplicità, sarebbe un errore sottovalutare la difficoltà insita nella preparazione dei grissini torinesi più tradizionali. Sebbene oggigiorno appositi macchinari agevolino il compito dei panettieri, un tempo non era così: per farli occorrevano infatti ben quattro persone, alle quali erano assegnati compiti specifici. Lo Stiror doveva tirare l’impasto, il Tajor si occupava di tagliarlo, il Coureur lo sistemava su una lunga paletta introducendolo nel forno, ed infine il Gavor estraeva i grissini spezzandoli in due.

Tipologie e varianti

Nella loro forma più semplice, i grissini torinesi contano ben pochi ingredienti, ovvero farina 00, lievito, sale e, ovviamente, acqua. Due sono le tipologie classiche, ed in quanto tali incluse nell’elenco dei prodotti agroalimentari tradizionali (PAT): il robatà, il cui impasto viene arrotolato prima della cottura, e lo stirato di più recente invenzione e particolarmente adatto alla produzione su scala industriale. Quest’ultimo si distingue in quanto la pasta cruda è allungata (a mano o grazie ad un apposito macchinario), ottenendo un aspetto uniforme anziché nodoso. Col tempo sono nate molteplici varianti della specialità: dai grissini conditi col peperoncino o col sesamo, fino a quelli coperti di cioccolato.

Come già accennato nell’introduzione a questo articolo, soprattutto grazie alla loro versatilità e praticità, i grissini hanno ottenuto un grande successo internazionale. Basti pensare che negli Stati Uniti è stata dedicata loro una giornata celebrativa, il Breadstick Day, che cade ogni anno il 27 Ottobre. Ne è decisamente passata di acqua sotto i ponti da quando venivano preparati per il re bambino!

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Antonio Maria Guerra di Antonio Maria Guerra   

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