Bevi, impari, leggi la Bibbia e paghi alla Chiesa: perché "La vite e i tralci" fa parlare di sé

Un ciclo di appuntamenti che mette insieme brani dai vangeli e dai salmi con Pinot, Champagne e Barolo. A pagamento. C'è chi si entusiasma e chi ha dubbi

Il calice e 'prendetene e bevetene tutti': finora lo si intendeva diversamente (Shutterstock)
Il calice e "prendetene e bevetene tutti": finora lo si intendeva diversamente (Shutterstock)
TiscaliNews

Quando passò il pane e il vino che simboleggiavano il suo corpo e sangue durante l'ultima cena, Gesù Cristo non fece pagare le libagioni. E' forse per questo che La vite i tralci, il corso di conoscenza biblico-enologica organizzato dalla Diocesi romana, fa parlare di sé con osservazioni di segno diverso. Comunque sia, è ottobre e si parte. In cosa consiste questo percorso così singolare? In 150 euro di quota di iscrizione, che da l'accesso a "Un viaggio, tra aromi e sapori, aneddoti e curiosità, lungo quattro serate, nel quartiere Trieste" della Capitale dal 6 ottobre al 3 novembre. Scopo? Riscoprire la spiritualità analizzando gli episodi della Bibbia di cui il vino è protagonista, e anche la simbologia della vite da cui si generano i tralci, appunto.

Dalle nozze di Cana fino al Barolo. Con qualche dubbio

E' così fondamentale il rapporto fra il vino e la spiritualità nella Bibbia? Le scritture sono concentrate nel mettere il credente soprattutto in guardia dagli effetti del "vino schernitore" (Proverbi 20:1). Altra critica di chi ha visionato il programma in dettaglio: va bene il racconto dell'acqua mutata in ottimo vino da Gesù Cristo durante le nozze di Cana, ma che c'entrano il Barolo, il Pinot Nero e Il Moscato d'Asti? E come li si può legare a insegnamenti religiosi e passi biblici? Il legame, come si vedrà fra poco, è molto libero.

Champagne, Moscato, brani dai Salmi e dal Vangelo

Dando uno sguardo al dettaglio del programma: il 6 ottobre si parte dalla scrittura di Isaia capitolo 25, versi da 6 a 9 dove "il Signore prepara un banchetto di grasse vivande" e s'arriva fino all'Abbazia di Cluny con le sue pregiate produzioni enoiche e conseguente degustazione. Quindi dal Cantico dei Cantici del re Salomone si approda ai calici di Saperavi e Pinot Nero. Negli appuntamenti successivi: le parole di Cristo in Giovanni 15:1-8 dove lui stabilisce il legame coni suoi seguaci con la citazione della vite da cui provengono i tralci, si atterra in modo più acrobatico sulla degustazione del Barolo. Quindi si riparte dal Salmo 79 con la citazione della "Vigna del Signore è il suo popolo" e si parla del vino come viene rappresentato nella storia dell'arte, il tutto punteggiato da calici di Grechetto e Casanese. Appuntamento finale con l'arrivo al vino prodotto da Cristo alle nozze di Cana (descritte nel capitolo 2 del Vangelo di Giovanni) da cui, rievocato il miracolo di Gesù, si passa allo Champagne e al Moscato d'Asti. Ammessi per cominciare 50 partecipanti. Il tutto nella parrocchia San Saturnino in via Avigliana. Bevi, impari, leggi la Bibbia e paghi alla Chiesa. "Il percorso - si legge nel programma - fa della nuova evangelizzazione il suo punto di forza" e viene guidato dal teologo sommelier Marco Cum. C'è chi alza un sopracciglio scettico e parla di operazione puramente commerciale, e chi risponde che la Chiesa ha al suo interno circa il vino, la vinificazione e i suoi lati mistici, competenze che possono diventare cultura condivisa. Nel dubbio: alla salute.