Le due isole gemelle ma molto diverse unite da un unico vino: un viaggio che non si dimentica

L'ìsola "satellite" più vasta che la Sardegna ha svela una cultura africana e ligure, ha il cuore nuragico e sapori imperdibili. Il tutto, legato dal Carignano

Tutta la magia del Carignano (Foto per gentile concessione di Binuforti)
Tutta la magia del Carignano (Foto per gentile concessione di Binuforti)

Quanti di voi trascorreranno le proprie vacanze in Sardegna? Scommetto moltissimi. L'isola è una delle mete estive più gettonata da italiani e stranieri grazie alle sue spiagge stupende, alle acque cristalline e all'entroterra integro e selvaggio, immersi nella storia della civiltà nuragica e accompagnati dai profumi e dai sapori delle eccellenze enogastronomiche locali. Per me che vivo la Sardegna in ogni periodo dell'anno alla ricerca di vigne, cantine e produzioni di nicchia c'è un luogo, in terra sarda, che merita un'attenzione particolare: l'isola di Sant’Antioco.

La magia di una terra "altrove"

Un'isola nell'isola, raggiungibile via terra grazie a un lungo e sottile istmo artificiale di rara suggestione. Siamo all'estremo Sud-Ovest della Sardegna, di fronte alla regione del Sulcis-Iglesiente ed è qui che l'isola più vasta della Sardegna (la quarta d’Italia per estensione) sembra volersi ritagliare un suo spazio, avulso dal contesto del resto della regione, a testimonianza di storia, cultura e tradizioni che hanno segnato in maniera differente i due comuni di cui consta: Sant’Antioco e Calasetta. Due comuni per due comunità differenti: quella di matrice sarda di Sant'Antioco e quella così detta tabarkina a Calasetta, che deve la sua storia alle 38 famiglie di pescatori di corallo (poi di tonni), originarie delle Liguria ma provenienti dall’isola tunisina di Tabarka, che nel 1769, per gentile concessione di Re Carlo Emanuele, vi si insediarono.

Il regno del Carignano

Eppure, nonostante le diversità Sant'Antioco e “La Bianca” Calasetta godono di un comun denominatore, un fil rouge che le unisce da secoli e ne trasporta la tipicità sulle tavole locali e non solo. Parlo del Carignano del Sulcis, antico vitigno a bacca nera che oggi possiamo ritrovare nei vigneti di Spagna, in Francia, Algeria, Tunisia e, ovviamente, in Italia dove la Sardegna rappresenta la sua vera e propria culla.

A prescindere dalle diatribe riguardo l'origine del varietale (c'è chi pensa sia nativo del Sulcis chi, invece, ritiene che anche il Carignano sia arrivato a nord grazie ai Cartaginesi. L'ipotesi più probabile, però, è quella che lo vede arrivare dalla Spagna, tanto che, ancora oggi, molti vignaioli chiamano il Carignano Axina de Spagna, ovvero “Uva di Spagna”) è indiscutibile che questa particolare uva, unitamente alla forma di allevamento ad alberello rigorosamente a piede franco, si sia adattata così bene al contesto pedoclimatico dell'isola di Sant'Antioco da farne un riferimento assoluto a livello regionale, nazionale e internazionale, nonostante la piccolissima produzione attuale.

La forza della comunità

E' proprio attorno al Carignano ad alberello, franco di piede (ovvero non supportato dall'innesto su piede americano, indispensabile per la maggior parte degli impianti fatti nel “Vecchio Mondo” dopo l'avvento della Fillossera che, a cavallo fra fine ottocento e inizi novecento decimò i vigneti europei) che è nata un'unica comunità, forte e coesa, capace di unire i virtuosi viticoltori e produttori dei due comuni dell'isola, con l'obiettivo di promuovere e valorizzare le unicità e le tipicità dei vigneti e dei vini locali dentro Sant'Antioco (tramite interessanti e ben congegnati percorsi enoturistici) e fuori dai confini isolani (attraverso web, social, degustazioni ed eventi itineranti).

Nasce così, nel 2021, sotto l'egida di Slow Food, la Comunità del Carignano a Piede Franco che riunisce molte delle realtà locali, tra le quali micro produttori che hanno iniziato da poco a imbottigliare il prodotto dei propri vigneti in tirature limitatissime e piccole cantine che stanno sostenendo e promuovendo la graduale  emancipazione dei viticoltori dal conferimento alla cantina sociale. Passaggio fondamentale per elevare la qualità del vino dell'isola attraverso interpretazioni differenti di diverse identità di vigna.

Un grande vino sopravvissuto

Nel vostro viaggio fra i vigneti di Sant'Antioco e Calasetta vi imbatterete in piccole parcelle con alberelli liberi ultracentenari, capaci di attingere a questi terreni sabbiosi (poveri e drenanti) in maniera tanto profonda quanto possente a tal punto da mantenerne integre vigoria vegetativa e capacità produttiva, nonostante i cambiamenti climatici e l'età. Vigneti testimoni di una viticoltura che ha rischiato di scomparire, passando dagli oltre 2000ha degli anni '80 ai meno di 300ha presenti oggi nell'intero areale isolano. E' proprio allo scopo di sostenere una rinnovata fiducia nella produzione vitivinicola locale che ogni appassionato enoturista dovrebbe visitare questi luoghi ameni, incontrando i vignaioli locali, confrontandosi con essi sorseggiando un Carignano locale.

Le sfumature di un grande rosso e gli abbinamenti

Carignano che esprime a pieno le sue doti di grande vino rosso a tavola e, nonostante questa sia un'isola di pescatori, come accade anche per il resto della Sardegna la cucina di terra è parte integrante e fondamentale della dieta locale, grazie alla florida agricoltura e all'allevamento che caratterizzano fortemente l'intera regione.

Via libera, quindi, formaggi di latte di pecora e salumi della tradizione tra i quali spicca la mustela, lombo di suino stagionato localmente detto “sa musteba”, da mangiare accompagnandolo con su Coccoi, un pane artigianale di semola di grano duro molto complesso da preparare e da decorare minuziosamente con le forbici.  Per restare in tema panificati non potete perdervi su pani cun tamatiga, ovvero pane e pomodoro. Un particolare pane di semola e farina di grano duro farcito con pomodori maturi, olio extravergine di oliva, basilico fresco e aglio.

Dopo l'antipasto potrete godervi un primo piatto tipico come la fregola con il cavolo o i famosi malloreddus con un ragù di cinghiale o pecora. La pecora sarà protagonista anche delle grigliate abbinamento principe con il Carignano. Non temete, per chi non dovesse amare la carne di pecora, dal gusto forte e deciso, ci sarà sempre ad attendervi un buon maialetto sardo, cotto alla brace per ore.

Il rosso corposo con i piatti di mare? Si può, così

Per quanto mi riguarda seguo da anni la teoria di uno dei miei mentori che bypassa la didattica degli abbinamento cibo-vino sostenendo che “il buono con il buono” sia sempre un accostamento azzeccato, quindi perché non abbassare la temperatura di servizio dei Carignano più freschi e giovani (la speranza è che venga implementata anche la produzione di rosati fatti con questa varietà che ben si presta alla vinificazione “in rosa”) e osare abbinamento di mare, magari con un bel trancio di tonno della vicina Carloforte, con la tipica e intensa zuppa di cozze o con un primo piatto a base di frutti di mare macchiato con il pomodoro?

Gli altri assaggi che raccontano una terra antica

Se non ve la sentite di osare e volete restare ligi ai paradigmi della sommellerie potrete richiedere nei ristoranti e nelle cantine stesse dei Vermentini prodotti sull'isola, molto diversi da quelli della Gallura e, più in generale, del nord Sardegna. Vini bianchi che, pur rappresentando una piccolissima nicchia, mostrano e dimostrano quanto queste terre riescano a connotare in maniera nitida e distinta ogni produzione vitivinicola, grazie alle peculiarità pedoclimatiche uniche. Non posso che concludere invitandovi a visitare l'isola di Sant’Antioco, alla scoperta del suo ricco patrimonio enogastronomico immerso nell'ancor più ricco patrimonio storico-culturale millenario,  godendo della sua integra e incontaminata biodiversità.

I resti archeologici, l'acqua cristallina, il vino nel calice

Una natura preservata come in pochi contesti accade, capace di stupire con scogliere frastagliate, caleidoscopiche insenature, il tutto reso ancor più unico da una flora endemica e da una fauna locale che qui trova una serena dimora. Tra un tuffo e l'altro e tra un calice di Carignano e un buon piatto della cucina di territorio, da non perdere il complesso nuragico di Grutti ‘e acqua, la Tomba dei Giganti e il Nuraghe di Corongiu-Murvonis. Solo così potrete davvero immergervi nella storia di questa splendida e suggestiva isola che vi attende con il calore delle proprie genti, dei propri vini e della propria cucina.