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Il Prosecco che non distrugge ma tutela il territorio: la storia di Cantina Produttori Valdobbiadene

Mille ettari in cui l'uva viene raccolta rigorosamente a mano sfidando una natura angusta. E un percorso per evitare l'eccessivo consumo di terreno

Vittorio Ferladi Vittorio Ferla   
Vendemmia 'eroica' a mano in Val D'Oca (Foto V.F.)
Vendemmia "eroica" a mano in Val D'Oca (Foto V.F.)

La migliore porta d’ingresso per conoscere una cantina è una e una sola: l’assaggio. È solo passando dall’impatto di un assaggio, infatti, che ogni pregiudizio può essere superato e che la nostra scala di valori può essere riformulata. La degustazione di un calice, nella sua semplicità, è un atto che può mettere in dubbio le nostre conoscenze e può rivoluzionare il nostro rapporto con un territorio vitivinicolo. Qualcosa del genere mi è capitato assaggiando il Prosecco Superiore Docg Rive di San Pietro di Barbozza Val d’Oca della Cantina Produttori Valdobbiadene. Diciamo la verità: troppo spesso quando si parla di Prosecco si pensa a una bevuta semplice se non di qualità modesta. Troppo spesso, nel circuito degli assaggiatori professionali, la Glera è considerata un’uva minore, dalla quale possono derivare prodotti di valore medio e non proprio indimenticabili. Ebbene, non è così.

L'elegante sede della cantina (Foto V.F.)

Un brut di grandissimo pregio

Il Rive di San Pietro di Barbozza è uno spumante brut raffinato, dal colore giallo paglierino e dal perlage fine e persistente. Al naso regala belle note fruttate che si uniscono agli aromi floreali tipici del Prosecco. Al palato è delicato, elegante, asciutto e armonico. Grande classico della denominazione, racconta in modo didascalico le migliori caratteristiche dell’omonima zona, una delle aree più vocate di Conegliano e di Valdobbiadene. Fresco, profumato, profondo, si esprime infatti nel bicchiere con lo slancio che caratterizza i migliori Brut in un susseguirsi di note floreali e fruttate. Perfetto da abbinare ad antipasti e primi piatti, come un buon baccalà mantecato alla veneziana o le sarde in saor, questo Prosecco Superiore Docg è anche ideale per semplici brindisi in compagnia. Richiama ai sensi tutte le suggestioni di un territorio unico e della località di cui porta il nome, San Pietro di Barbozza, una delle Rive di Valdobbiadene, i microterritori di eccellenza considerati i cru del Prosecco Superiore DOCG.

Una vendemmia eroica sulle Rive

Su questi colli impervi tutte le operazioni si possono svolgere solo a mano. Ma è anche il territorio che rappresenta la vera tradizione storica del Prosecco, che una volta si faceva sulle terre alte, nelle “Rive”, appunto, termine del dialetto veneto che definisce i territori in forte pendenza. Ogni Riva prende il nome dal toponimo della frazione in cui si trovano i vigneti. Il gruppo Cantina Produttori di Valdobbiadene - Val D’Oca, grazie al contributo di ben 600 soci viticoltori, tutela e valorizza questa parte più autentica della tradizione. A San Pietro di Barbozza il paesaggio è disegnato a perdita d’occhio dalle curve dei filari di vite, interrotte solo da spettacolari alberi, anche questi curati solo a mano, e dai tipici “casel” e “casere”, piccoli ricoveri dove i contadini riparavano il bestiame che erano soliti portare in vigna d’estate. Sono trascorsi due anni da quando il disciplinare di produzione del Conegliano Valdobbiadene Prosecco DOCG è stato modificato con la possibilità di indicare in etichetta la provenienza geografica delle uve coltivate e vendemmiate in una delle 43 Rive. La Cantina crede da sempre nell’eccellenza delle Rive, tanto che ha iniziato a produrle anche prima del riconoscimento ufficiale. I viticoltori del gruppo si prendono cura delle uve che crescono in 9 delle 43 Rive e attualmente vinificano 5 diverse etichette ciascuna nominata secondo il territorio da cui proviene per valorizzarne appieno le singole caratteristiche: San Pietro di Barbozza, Santo Stefano, Colbertaldo, Guia e Col San Martino.

Un prodotto d'eccellenza che da tutto il valore possibile all'uva Glera (Foto V.F.)

L’azienda compie 70 anni

E sempre a proposito di Rive, per celebrare il 70° anniversario dell’azienda, la Cantina Produttori di Valdobbiadene ha da poco lanciato una edizione limitata del Rive di San Giovanni, il Prosecco Superiore DOCG Dry: 4 mila esemplari esclusivamente in formato Magnum. L’etichetta speciale, disponibile dall’autunno 2022 solo in alcune insegne selezionate della grande distribuzione, propone un’etichetta celebrativa segnata da un originale colore pervinca. Rive di San Giovanni è la quarta etichetta della tipologia Rive che la Cantina porta sullo scaffale della grande distribuzione. A dimostrazione del fatto che non è affatto detto che il vino distribuito dei supermercati debba essere un vino modesto o addirittura cattivo. Sono tante, ormai, le cantine che scelgono la grande distribuzione come luogo aperto alla qualità puntando su un accesso più rapido e diretto al consumatore, senza inutili orpelli aristocratici che possono creare una frattura tra le aspettative del bere bene e il contesto dell’acquisto. Come spiega Alessandro Vella, Direttore Generale della cantina: "San Giovanni è la Riva di casa, la frazione di Valdobbiadene dove siamo nati e dove continueremo a scrivere la nostra storia di pionieri del Prosecco di qualità. Vogliamo contribuire con progetti mirati e prodotti esclusivi a creare consapevolezza nel consumatore. Per il dosaggio abbiamo scelto il Dry: che è tradizionalmente quello delle celebrazioni e della festa”.

Un paesaggio straordinario

Proprio nella produzione delle Rive si concentra il lavoro della Cantina, pioniera della valorizzazione di questi territori, considerati i Cru del Valdobbiadene: vigneti di alta collina ricoperti di filari di Glera, dove le pendenze estreme richiedono ai contadini un lavoro considerato eroico e le cui caratteristiche pedoclimatiche danno vita a una varietà straordinaria di Prosecco Superiore DOCG. Qui le operazioni in vigna possono essere effettuate solo a mano, fino alla vendemmia, come previsto dal disciplinare di produzione. Un’attenzione che la Cantina cooperativa ha voluto estendere a tutta la sua produzione: la policy aziendale prevede infatti che tutti i soci viticoltori raccolgano a mano non solo la Glera destinata alla produzione di Cartizze e Rive, come previsto dal disciplinare, ma anche quella destinata alla produzione del Prosecco Superiore DOCG e anche del Prosecco DOC, inclusi i terreni che consentirebbero la raccolta meccanica.

Nata nel 1952 come cantina sociale grazie all’iniziativa di 129 soci viticoltori, diventati oggi 600, l’azienda è una delle realtà più rappresentative del territorio di produzione del Prosecco Superiore DOCG. Nel 2008, è nata poi la società controllata Val D’Oca srl, che si occupa della commercializzazione dei prodotti imbottigliati e delle iniziative di marketing, promozione e comunicazione verso il consumatore.

L’impegno per la sostenibilità

Il Gruppo Cantina Produttori di Valdobbiadene - Val D’Oca si trova inserito in uno dei paesaggi più straordinari e suggestivi d’Italia, la fascia collinare fra Valdobbiadene, Asolo e Conegliano, ai piedi delle Prealpi Trevigiane. Un paesaggio unico, che oggi è riconosciuto Patrimonio dell’Umanità UNESCO. E proprio quando si parla di Prosecco, oltre al tema della qualità, però, c’è un altro tabù da superare. Quello del rispetto del territorio e dell’ambiente. Complice una crescita rapida e, per certi versi, incontrollata, il mondo del Prosecco è da tempo sotto attacco da parte degli ambientalisti convinti che l’agricoltura intensiva applicata ai vigneti abbia sconvolto la biodiversità della zona. Sotto questo profilo, viceversa, la Cantina Produttori di Valdobbiadene può vantare una filosofia attenta, ispirata ai principi della sostenibilità. L’azienda ha da tempo conseguito, per la parte produttiva della cantina, le certificazioni VIVA, il Programma del Ministero della Transizione Ecologica che dal 2011 promuove la sostenibilità del comparto vitivinicolo italiano.

Produrre sì, distruggere territorio no

Il Programma è finalizzato a creare un modello produttivo che rispetti l’ambiente e valorizzi il territorio, per tutelare la qualità dei vini italiani e offrire opportunità sul mercato internazionale. VIVA rappresenta lo standard pubblico per la misura e il miglioramento delle prestazioni di sostenibilità della vitivinicoltura in Italia. Allo stesso modo, la Cantina Produttori di Valdobbiadene può vantare, per la gestione del vigneto, la certificazione SQNPI basata sulla produzione integrata, ovvero un sistema di produzione agricola che utilizza metodi agronomici e di difesa volti a ridurre al minimo l’utilizzo di sostanze chimiche, di acqua e di energia. Dopo aver pubblicato due Bilanci di sostenibilità, redatti secondo le linee guida internazionali GRI STANDARD (Global Reporting Initiative), il Gruppo si configura oggi come una delle realtà del settore a livello nazionale ad aver raggiunto un livello avanzato di misurazione concreta del proprio impatto su tre diversi pilastri: sociale, ambientale ed economico. Il passo più recente nella direzione della sostenibilità viene, nel corso di quest’anno, dall’ottenimento della certificazione Equalitas, lo standard nato per promuovere in modo specifico la sostenibilità della filiera del vino, attraverso una visione ed un approccio che integra le istanze delle imprese, della società e del mercato. Questa ulteriore certificazione ha richiesto al Gruppo almeno un anno di lavoro con un impatto su tutti gli ambiti di intervento della cantina. Oggi l’azienda può pertanto fregiarsi del merito di applicare un modello di vitivinicoltura sostenibile a circa 1000 ettari di vigneto, per il 90% coltivato a Glera.

(Foto V.F.)
Vittorio Ferladi Vittorio Ferla   
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