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Come il "vino del diavolo" finì domato da un frate speciale, e nacque uno champagne mitico

Dom Perignon, quando già solo questo nome basta a rendere l'idea. Dentro c'è la storia di un'invenzione straordinaria, e miliardaria. Ripercorsa qui

Antonio Maria Guerra di Antonio Maria Guerra   
La statua che celebra Perignon (da Wikipedia, foto Victor Grigas) e lo champagne oggi (Ansa)
La statua che celebra Perignon (da Wikipedia, foto Victor Grigas) e lo champagne oggi (Ansa)

C’è un vino che, più di ogni altro, è strettamente legato all’idea stessa di festeggiamento: sto parlando dello Champagne, lo spumante francese così amato dagli appassionati e dalla gente comune da essere diventato un vero e proprio mito. Sarà dunque opportuno capire a cosa sia dovuta tanta fama, iniziando dalle sue affascinanti origini, riconducibili ad un monaco il cui nome è entrato anch’esso nella leggenda: Dom Perignon.

Il diavolo ed il frate

Correva l’anno del Signore 1668 quando il giovane frate benedettino Pierre Perignon venne trasferito presso l’abbazia di Hautvillers, situata nel nord-est della Francia. Ben presto fu incaricato di gestire le vigne e la cantina: un compito assegnatogli a ragion veduta, considerata l’esperienza che, fin da ragazzo, aveva accumulato tra le viti appartenenti alla famiglia.

Fedele alla regola del suo ordine, sintetizzata dalla celebre frase “ora et labora”, Pierre non si limitò alla preghiera: su ordine dall’abate cercò di capire come mai, anno dopo anno, con allarmante puntualità, le preziose bottiglie di vino del convento esplodessero. Un problema tanto imprevedibile e violento da portare alla nascita dell’appellativo ‘vin du diable’ (‘vino del diavolo’).

Grazie all’impegno ed alle conoscenze in ambito enologico, i suoi studi diedero frutti che superarono le più rosee aspettative: oltre a trovare un modo per inibire del tutto il fenomeno, che scoprì essere dovuto ad una eccessiva pressione, imparò ad imbrigliare efficacemente il ‘demonietto’, inventando, al contempo, non solo lo Champagne, ma anche uno dei procedimenti ancora oggi utilizzati per la produzione degli spumanti, ovvero il ‘metodo champenoise’ (o ‘metodo classico’).

Calici pieni di bollicine, un paesaggio irresistibile al sole (Ansa)

Il tappo e la bottiglia

Tra gli strumenti che Dom Perignon utilizzò per raggiungere il suo scopo, occorre ricordare in primis una particolare tipologia di bottiglie, caratterizzate da un notevole spessore del vetro ed, in quanto tali, molto resistenti. Non si può inoltre tralasciare il contributo dei tappi di sughero, in sostituzione di quelli in legno precedentemente utilizzati.

Champagne: il nome di una terra da sogno

Il nome dell’eccellenza enologica più conosciuta al mondo deriva da quello della località in cui viene prodotto: la zona dello Champagne, appunto, situata a 140 chilometri da Parigi. Un luogo dagli splendidi paesaggi, ricco di morbide colline, coperte da interminabili filari, tra le quali spiccano deliziosi paesini, come il celebre comune di Reims. Sono posti dall’aspetto fatato, che meritano l’attenzione del visitatore indipendentemente da ciò che offrono da bere.

Come si produce lo champagne

A questo punto sarà opportuno spiegare, a grandi linee, la procedura che dà vita allo Champagne. Ad una cuvée (miscela) di vini prodotti con uve di chardonnay, pinot nero e pinot meunier, sono aggiunti zuccheri, minerali e lieviti (il cosiddetto ‘liqueur de tirage’), dando il via ad una seconda fermentazione: i lieviti convertono gli zuccheri in etanolo e, soprattutto, in anidride carbonica, vale a dire il gas contenuto nelle bollicine che tanto caratterizzano qualsiasi spumante. Occorre sottolineare che il contatto tra i lieviti ed il vino contribuisce in modo fondamentale a caratterizzarne il gusto e l’aroma. Dopo un periodo di maturazione che, generalmente, può durare dai due ai dieci anni, le ‘fecce’ (i residui) sono rimosse dalla bottiglia che viene quindi rabboccata (con il cosiddetto ‘liqueur d’expedition’) e chiusa ermeticamente.

Il profumo, l'aroma, il gusto, ecco il rito dello champagne (Ansa)

Il successo dello Champagne

Considerato il suo luogo di origine, non sorprende che i primissimi estimatori dello Champagne furono i nobili francesi: proprio quelli che, alla fine del ‘700, avrebbero perso la testa a causa della Rivoluzione. A tal proposito è estremamente interessante il quadro ‘Le Déjeuner d’huîtres’ (il ‘Pranzo di Ostriche’), dipinto dell’artista Jean-François de Troy nel 1735, in cui la preziosa bevanda viene rappresentata, guarda caso, nel contesto di uno sfarzoso banchetto di aristocratici.

Come si diventa un mito

Col passare degli anni l’apprezzamento per lo Champagne è cresciuto a dismisura, fino a divenire uno dei vini più commercializzati al mondo. Basti pensare che nel 2023, nonostante la concorrenza straniera non manchi (soprattutto quella italiana), ne sono state vendute ben 299 milioni di bottiglie, per un giro di affari di oltre sei miliardi di euro. Una bella cifra, non c’è dubbio, per una prelibatezza che, travalicando l’ambito del gusto, è considerata un vero e proprio status symbol.

Antonio Maria Guerra di Antonio Maria Guerra   

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