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Quella birra di 120 anni fa nella nave naufragata e il "tesoro" che ci hanno trovato dentro

Steve Hickman si è avventurato dentro la "pancia" del cargo scozzese Wallachia. Quel che ha trovato ha stupito gli studiosi

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Anche la birra tra i reperti archeologici più studiati (montaggio con foto Pexels)
Anche la birra tra i reperti archeologici più studiati (montaggio con foto Pexels)

Era il 1895 quando a causa della nebbia il cargo scozzese Wallachia ebbe una collisione con un altro vascello e fece naufragio. Quella nave aveva caricato pochi giorni prima generi alimentari differenti tipi di alcolici. Il Wallachia è sempre stato al centro degli interessi di Steve Hickman, collezionista di reperti sulla produzione di bevande alcoliche nel corso della Storia. Hickman è stato protagonista di uno speciale dedicatogli dalla BBC, in particolare circa la sua ultima impresa. Tornare fino al Wallachia, stavolta facendosi accompagnare da un team di sub, per prelevare alcune bottiglie di birra di 120 anni fa e portarle in uno speciale laboratorio di studi.

Il "tesoro" dentro la bottiglia

Il reperto proveniente dalla "pancia" del Wallachia è così stato messo a disposizione del Brewlab dell'Università di Sunderland, i cui esperti e macchinari sono in grado di esaminare in dettaglio il contenuto della bottiglia, parte della collezione privata di Hickman. E gli studiosi hanno scoperto qualcosa di unico: tre tipi di lieviti rarissimi. Da lì l'esperimento: è possibile "riportarli in vita", renderli di nuovo attivi, e usarli oggi nella produzione di birra? Hickman ha riferito che alla prima apertura, in condizioni di massima sicurezza e prive di possibili contaminazioni, la birra di 120 anni fa aveva un aspetto che ricordava parzialmente quello della stout Guinness, ma con un "profumo atroce" che meritava le analisi nell'ambiente più protetto di un laboratorio. Ma c'è di più.

Un reperto unico

La birra finita sul fondo del mare al largo delle coste scozzesi nel 1895 era stata prodotta con l'uso di lieviti Brettanomyces e Debaryomyces, del tutto inusuali rispetto al lievito "principe" nell'attuale produzione mondiale di birra, il Saccaromyces cerevisiae, talmente popolare e gradito da rischiare di monopolizzare la scelta di materie prime per la produzione di questa bevanda antichissima (esistono ricette di 5000 anni avanti Cristo ritrovate in tavole egiziane). Un po' come accade con il vitigno Cabernet nella vinificazione mondiale. Per questo sta aumentando la ricerca di lieviti differenti, e quello scoperto dentro la bottiglia prelevata dal Wallachia potrebbe essere un autentico tesoro, non solo dal punto di vista storico e culturale, ma anche da quello economico. In effetti è stato fatto il tentativo di produrre nuova birra usando quei particolari lieviti, e il risultato è stato definito con un gusto "terroso" e "campagnolo", con sfumature particolarissime che possono arricchire nuovi tipi di birra artigianale e d'autore. 

Un contenuto che può aiutare a salvare l'ambiente

La tecnica di ricerca e di esplorazione e analisi del contenuto di vecchi alcolici, come questa birra i cui lieviti rari sono stati riattivati con l'esposizione all'aria in ambiente protetto e condizioni particolari, si chiama bioprospecting. Stanno cominciando a usarlo anche aziende alimentari, farmaceutiche e cosmetiche. Dall'antico possono nascere prodotti nuovissimi e sorprendenti. Ma i lieviti della birra trovata a bordo del Wallachia affondato hanno mostrato di essere resistenti all'azione di piombo e arsenico. Uno di questi potrebbe essere usato per assorbire metalli inquinanti presenti nell'acqua e nel terreno. E' proprio il caso di dirlo: alla salute. 

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