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Lo "champagne d'Emilia" per cui impazziva Pavarotti. Origini, storia e variazioni del Lambrusco

Sorprende scoprire che il metodo usato dagli antichi religiosi di casa nostra per produrlo è parente stretto dei maestri delle bollicine d'Oltralpe? E' solo l'inizio

Antonio Maria Guerra di Antonio Maria Guerra   
Un cocktail di sapori che Big Luciano apprezzava molto (montaggio A.M.G.)
Un cocktail di sapori che Big Luciano apprezzava molto (montaggio A.M.G.)

Tra i numerosi vini dell’Emilia-Romagna, quello di gran lunga più conosciuto ed apprezzato, sia in Italia che all’estero, è senza dubbio sua maestà il Lambrusco: vero e proprio portabandiera della tradizione enologica locale, accompagnamento ideale per molti dei piatti più tipici della regione.

Le origini del Lambrusco: lo Champagne emiliano

Le origini del Lambrusco appartengono ad un lontano passato. Le sue uve crescono nell’area compresa tra le province di Modena, Reggio Emilia, Parma e Mantova: territori la cui attitudine per la coltivazione della vite è nota fin dall’epoca classica. A tal proposito, preziosa è la testimonianza contenuta nell’opera di celebri scrittori latini quali Varrone, Catone, Plinio il Vecchio e soprattutto Virgilio che, non a caso, era nato in zona. Come spesso accade, furono alcuni monaci medioevali a perfezionare la tecnica per produrre il Lambrusco così come oggi lo conosciamo: è interessante scoprire che i religiosi, appassionati cultori dell’inebriante bevanda, seguirono un percorso non tanto diverso da quello che portò i colleghi d’Oltralpe ad inventare lo Champagne.

L’evoluzione del metodo di produzione

Ben inteso, il procedimento e gli strumenti usati al tempo erano, per forza di cose, molto primitivi: basti pensare che le prime bottiglie avevano il brutto vizio di scoppiare, per non parlare del fatto che i tappi, inizialmente fissati con del semplice spago, erano del tutto incapaci di resistere a forti pressioni.

Al fine di ovviare a queste problematiche, col passare degli anni si iniziarono ad utilizzare bottiglie di vetro più spesso e gabbiette di metallo per quello che sarebbe stato chiamato metodo classico: sistema che, allora come oggi, si distingue per una doppia fermentazione del vino in bottiglia. A partire dai primi anni del ‘900 al metodo classico se ne affiancò un altro, il cosiddetto Martinotti (o Charmat): questo prevede che la seconda fermentazione avvenga in grandi autoclavi di metallo. Attualmente il metodo Martinotti è quello largamente più utilizzato per la produzione del Lambrusco.

Tante tipologie di Lambrusco

Se qualcuno pensasse che il Lambrusco attualmente in commercio è tutto uguale, commetterebbe un gravissimo errore. Ad esempio, in base alla quantità di anidride carbonica contenuta al suo interno, se ne possono distinguere una tipologia frizzante ed una spumante (più effervescente). A seconda del tenore zuccherino il vino può essere secco, amabile o dolce. In base alla colorazione si possono distinguere, oltre al classico rosso, una varietà rosè e perfino una bianca. Ma le differenze non finiscono qui, tutt’altro, in quanto le caratteristiche di un medesimo vino mutano in base alla zona in cui crescono le sue uve: ciò ha portato alla nascita di numerose denominazioni, ben distinte l’una dall’altra per qualità e legate a specifici territori: tra le più famose basterà citare le DOC Lambrusco di Modena, Lambrusco di Sorbara, Lambrusco Salamino e Lambrusco Grasparossa.

Pavarotti ed il Lambrusco

Tra i numerosissimi estimatori del Lambrusco non si può dimenticare colui che, a tutti gli effetti, fu la più bella voce dell’Emilia: Luciano Pavarotti. Il grande tenore, oltre che per la musica, nutriva una sconfinata passione per il buon cibo: soprattutto quello di Modena, sua città natale. Non di rado capitava che, nel corso dei tour in giro per il mondo, festeggiasse i numerosi trionfi con allegre scorpacciate a base di specialità della sua terra, immancabilmente accompagnate da questo rosso frizzante.

Il Lambrusco e la gastronomia emiliano-romagnola

Una scelta tutt’altro che casuale la sua: ogni vero amante della buona tavola sa infatti molto bene che un bicchiere di Lambrusco è l’accompagnamento ideale di un gran numero di specialità gastronomiche emiliano-romagnole come, ad esempio, lo zampone, il cotechino, le lasagne ed il ragù alla bolognese.

Abbinamenti pressoché perfetti, in grado di sprigionare sapori ricchi ed inebrianti nei quali è possibile scorgere con chiarezza il carattere gioioso del popolo emiliano-romagnolo, la gente del Lambrusco.

Antonio Maria Guerra di Antonio Maria Guerra   

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