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Provveditore, quando l'amore per il Morellino è questione di famiglia. In una terra mozzafiato

Ritratto di una delle cantine storiche fra le più considerate della Maremma. Dove da quattro generazioni si ama il vino come il proprio territorio

Vittorio Ferladi Vittorio Ferla   
Cristina Bargagli (Foto V.F.)
Cristina Bargagli (Foto V.F.)

Fatica, rispetto, amore, passione: sono i valori che ho imparato dalla mia famiglia e che sono fortemente intrecciati con il nostro territorio di origine. Mio padre Alessandro ha cominciato l’imbottigliamento in proprio nei primi anni Settanta e il Morellino è il nostro punto di forza”. A parlare è Cristina Bargagli, attuale titolare e manager dell’azienda Provveditore, rappresentante della quarta generazione di una cantina tra le più storiche e significative della Maremma toscana. A pochi chilometri da Scansano, a 350 metri di altezza, conta oggi 40 ettari vitati tra verdi colline da dove si gode la vista del Monte Amiata e della Costa dell’Argentario.

La terra con dentro la storia di famiglia

“Ci troviamo precisamente a Salaiolo, una località che prende il nome dalla contrada dei salaioli. Questo lembo di terra, in passato, collegava le saline dal mare alle vie del sale che trasportavano la merce ai padroni che abitavano a Firenze e a Siena. Noi siamo sempre stati i cugini più poveri”, racconta Cristina. Siamo in una zona, quella di Scansano, particolarmente vocata per la produzione del vino.

Per l’azienda è centrale la valorizzazione dei vitigni autoctoni, con la loro capacità di sapersi adattare ai cambiamenti climatici. “Un grande vino parte dalla terra e noi vogliamo rispettare la vocazione del nostro territorio”, spiega Cristina. Che aggiunge: “I nostri vitigni si adattano molto bene alle bizzarrie del meteo. Ci troviamo in una sorta di ventre di terra, mai troppo caldo, mai troppo freddo. Noi non siamo biologici, ma usiamo il buon senso. Non usiamo irrigazione, ci troviamo su una collina ricca di sassi”. I vigneti, di 20-30 anni d’età, sono coltivati su terreni tufacei-calcarei con forte presenza di scheletro collinare.

Parente povero? Niente affatto

Sul piano dei vitigni, il protagonista è certamente il Morellino, il nome che in Maremma identifica il Sangiovese. Quella di Scansano è spesso considerata un parente povero di altre denominazioni più celebri, come il Brunello di Montalcino o il Chianti Classico. Tuttavia, l’area sta lavorando molto bene nella direzione della qualità e l’azienda Provveditore rappresenta un’eccellenza, capace di offrire vini legati alla territorialità, espressione della sapiente unione di tradizione e innovazione, che regalano nel bicchiere spiccata personalità, struttura e longevità: le caratteristiche che li rendono adatti al mercato mondiale. È bene aggiungere che una certa gentilezza e facilità di beva rendono il Morellino sempre più adatto al gusto contemporaneo. È proprio questo il caso di Provveditore, capace di proporre in degustazione dei prodotti fini e molto piacevoli - il Provveditore, la Riserva Primo, il Sassato: tutti Morellino di Scansano Docg -  con il valore aggiunto di un buon rapporto tra qualità e prezzo.

L'anno della svolta

La vinificazione in rosso è strettamente legata alla tradizione scansanese che dona maggior colore al mosto e definisce la futura struttura dei vini. Dal 2014 Cristina fa coincidere la fine della fermentazione alcolica con la fine della fermentazione malolattica: “Questo passaggio è cruciale per avere quella brillantezza di colore che a me piace molto”, spiega, insieme con gli altri vantaggi in termini di equilibrio e di persistenza. Si prosegue con l’affinamento in vasche di acciaio inox e poi in bottiglia per i vini di pronta beva. Nel caso dei vini di selezione, la scelta dell’azienda è molto chiara: “Non assegnamo mai un vigneto a un vino, preferiamo delle selezioni ai cru”, precisa Cristina. Dopo il passaggio in acciaio, i vini selezione maturano da 4 a 7 mesi nelle barrique in rovere e, successivamente, si conclude con almeno 6 mesi di affinamento in bottiglia prima della commercializzazione. Tutto questo per realizzare prodotti di prestigio che, senza perdere le caratteristiche di immediatezza del Morellino, riescono a dire la loro anche sul fronte della maturità, dell’eleganza e della longevità. 

A bacca bianca

E se il Morellino resta il campione identificativo dell’azienda, una segnalazione meritano anche i vitigni a bacca bianca. In particolare, il Procanico e l’Ansonica, vinificate in purezza, in criomacerazione con le bucce e fermentazione con i lieviti indigeni. Merita un plauso, poi, la scelta tecnica di tappare le bottiglie di bianchi con tappo Stelvin, al fine di ridurre maggiormente i dosaggi di solforosa, evitando l’interscambio d’aria e garantendo perfetta conservazione e longevità. L’esperienza di Provveditore mostra oggi tutti i benefici del tappo a vite. In primo luogo, “il tappo a vite supporta la longevità dei vini bianchi e può essere una strada più efficace e virtuosa per valorizzarli”, spiega Cristina Bargagli.

Anche con questa chiusura il vino evolve ed è capace di resistere al tempo in termini di complessità di aromi e sentori. Può sviluppare profumi e sapori più complessi, senza rischiare distorsioni e variazioni. Cambia anche il rapporto con il cliente: “La scelta del tappo a vite è rispettosa, sia nei confronti del vino, sia nei confronti del cliente. Grazie al tappo a vite, acquistare una bottiglia di vino bianco della nostra azienda significa essere certi di non correre rischi e garantisce affidabilità e garanzia per tutta la filiera: nel calice si ritroverà un vino che dipende dall’annata, mai dal tappo”, assicura la titolare. C’è poi il vantaggio della praticità: il tappo Stelvin è semplicissimo da aprire e, dopo l’apertura, si richiude in modo facile e sicuro, garantendo un’ottima conservazione. Ultima ma non ultima, la sostenibilità: l’alluminio è un materiale riciclabile al 100% e può essere riciclato all’infinito.

I nostri assaggi di diverse annate di Provveditore Morellino di Scansano Docg

 2018 - Rubino con unghia violacea. Intensità olfattiva e fruttata: marasca, cacao, tabacco, pepe. Grande freschezza in bocca, sorso succoso e tannino elegante.

2017- Naso fresco e balsamico con note di ferro, vino molto pulito e beverino. Una grande energia per un vino che ancora scalpita. A dispetto dell’annata calda, un prodotto molto ben riuscito.

2016 - Sfumature di radice, grafite, pietra focaia. In bocca è molto caldo, il sorso è dolce e sapido. Arriva in punta di piedi: tra tutti è forse il vino più discreto ed elegante.

2015 - Un’altra bella interpretazione in ottimo equilibrio. Al naso ancora tanti profumi di frutta. Il sorso è molto succoso e il tannino è come la seta.

2014 - La presenza del legno è più evidente per un esemplare segnato dall’impronta ematica e dalle note iodate. Un vino netto e ancora fresco, con una bella lunghezza.

Vittorio Ferladi Vittorio Ferla   

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