Dove si trova "il vino più bello del mondo". Fra i gioielli territoriali e le tradizioni della Val d'Orcia

Una parte della bellezza toscana che conquista il mondo nasce da questi paesaggi, questi vini e questi sapori. Guida per non perdersi tutto il meglio

Sole, natura, cultura, libertà: è la Val d'Orcia (Foto Shutterstock)
Sole, natura, cultura, libertà: è la Val d'Orcia (Foto Shutterstock)

Ha creato, grazie alla sua variegata bellezza, parte dell'immagine dell'intera Toscana nel mondo: colline sinuose in cui si alternano cangianti campi di grano, rigogliosi oliveti e vocati vigneti, che fanno da cornice a borghi antichi disegnati dai fotografatissimi viali di cipressi. Sì, sto parlando proprio di “lei”: la Val d'Orcia. Attraversata dal fiume Orcia, dal quale prende nome, questo areale del sud della Toscana dispone anche di una sua specifica DOC che si sta facendo conoscere negli ultimi anni: l'Orcia Doc.

Uno scorcio delle mura rinascimentali di Montalcino (Shutterstock)

Il parco protetto da cui si schiude un territorio gioiello

Siamo tra le province di Siena e Grosseto nell'area che dal 2004 è parco protetto riconosciuto come Patrimonio dell'Umanità dall'UNESCO. Il vino più bello del mondo, questa è la frase che capeggia nel sito del consorzio del vino Orcia. Abbracciata, o forse chiusa – decidete voi il termine più appropriato – fra due storiche e ben più note docg come Brunello e Nobile, l’Orcia Doc non è stato facile emergere ma, negli ultimi anni, grazie al lavoro di virtuosi vignaioli e alle loro bellissime cantine questa piccola denominazione sta riscuotendo sempre più successo, destando l'interesse della moltitudine di turisti ed enoturisti che passa da quelle parti e degli addetti ai lavori. Se per molti anni la produzione di vino di qualità si era dimostrata disomogenea, oggi non è più così e lo spettro organolettico dei vini Orcia Doc è divenuto sempre più aderente al territorio (che non si discosta di molto, a livello pedoclimatico, da quello delle due più note denominazioni della valle) pur vantando una base ampelografica più ampia di quella delle due storiche denominazioni citate poc'anzi.

 Si tratta di una DOC recente istituita solo nel 2000 che presente varie declinazioni da disciplinare:

- Orcia Doc (anche Riserva): riservata al vino rosso e ottenuta da uve: Sangiovese (minimo 60%);

uve non aromatiche di vitigni idonei alla coltivazione in Toscana (non oltre il 40%, a condizione che le uve a bacca bianca non superino il 10%).

- Orcia Rosato Doc: come sopra ma vinificato in “rosa” (vinificazione in bianco di uve a bacca rossa o salasso);

- Orcia Bianco Doc: da uve Trebbiano toscano (minimo 50%); uve a bacca bianca, non aromatiche, provenienti da altri vitigni idonei alla coltivazione nell’ambito della Regione Toscana (max 50%);

- Orcia Doc Sangiovese e Orcia Doc Sangiovese riserva: Sangiovese: minimo 90%; Canaiolo nero, Colorino, Ciliegiolo, Foglia tonda, Pugnitello e Malvasia nera (da sole o congiuntamente per un massimo del 10%);

- Orcia Vinsanto o Vin Santo: Trebbiano toscano e Malvasia bianca lunga: da soli o congiuntamente minimo 50%; uve a bacca bianca provenienti da altri vitigni idonei alla coltivazione nell’ambito della Regione Toscana (da sole o congiuntamente per un massimo del 50%).

Vini che, a prescindere dalla base ampelografica e, quindi, dalle uve utilizzate per la loro produzione (vengono prodotti anche molti interessanti IGT da varietà alloctone come la Syrah, il Cabernet Sauvignon e il Merlot, nonché bianchi base Chardonnay o Marsanne e Roussanne), rappresentano in maniera nitida e decisa l'identità di un territorio che oltre alla grande bellezza di cui è dotato mostra e dimostra notevole vocazione.

Una cucina e una cantina ricchissima, da scoprire (Shutterstock)

I borghi da scoprire

Come già accennato poc'anzi, negli ultimi anni questo areale si sta dimostrando in netta crescita, grazie all'aumentata consapevolezza dei produttori, forti di un territorio che regala molto altro oltre e attorno al vino. Ve ne accorgerete camminando per il centro storico di suggestivi borghi come la splendida Pienza, San Quirico d’Orcia con la sua Collegiata, Bagno Vignoni nella cui piazza principale si trova una vasca di acqua termale (graziosi ristoranti, botteghe e strutture ricettive di pregio), Castiglion d’Orcia con la sua rocca che domina la valle. Tutti comuni inclusi nell'areale dell'Orcia Doc assieme a Buonconvento, Radicofani, Trequanda e parte dei di Abbadia San Salvatore, Chianciano Terme, Montalcino, San Casciano dei Bagni, Sarteano e Torrita di Siena.

Largo ai sapori

Sarà proprio visitando questi borghi che avrete modo di scoprire le eccellenze enogastronomiche locali, fermandovi in un'osteria o in un ristorantino o ancora addentrarvi nelle campagne alla scoperta di uno numerosi agriturismi (spesso con cantina) che insistono in questa variopinta valle. Avrete l'imbarazzo della scelta fra pecorino di Pienza (che deve la sua bontà ai terreni argillosi dei pascoli, le cui erbe profumate donano al latte un sapore di castagna ed alloro), i tipici pici (pasta lunga acqua e farina rigorosamente tirata a mano) conditi con dell'ottimo ragù di Chianina (nota razza bovina della valle contingente alla Val d'Orcia), all’aglione o “con le briciole” (ovvero con briciole di pane tostate in padella con l’olio d’oliva evo locale). Per chi vorrà fermarsi in una cantina per una degustazione di vini, non mancheranno i taglieri a base dei rinomati salumi di Cinta Senese.

Fra i panorami più celebrati al mondo (Shutterstock)

Sua signoria la "fiorentina"

Ovviamente nessuno (vegetariani e vegani a parte) se ne va dalla Val d'Orcia senza aver affondato forchetta e coltello in una Bistecca taglio alla Fiorentina. Tra i piatti meno noti ai più ma più gustosi e particolari ci sono, infine, le Chiocciole della Val d'Orcia (lumache di terra), che nulla hanno da invidiare alle celebri escargots de bourgogne dei nostri cugini d'Oltralpe.

Fatte le foto di rito nelle piazzole di sosta che troverete lungo le sinuose strade che percorrono la Val d'Orcia, lasciate le auto e godetevi i sentieri da percorrere a piedi o in bicicletta per poi rifocillarvi nelle cantine sparse in ogni comune dell'areale, degustando ottimi vini base Sangiovese che vi stupiranno per la loro aderenza territoriale e tradizionale e inaspettati bianchi e rosati, espressioni di grande contemporaneità, in una terra a chiara trazione rossista. Una terra che per quanto conosciuta e “battuta” dai turisti ha conservato un contesto di grande integrità paesaggistica che fa il paio con quella biodiversità di cui tanto abbiamo bisogno nella vita e nel mondo del vino. Approcciatela con curiosità e senza dare mai nulla per scontato, perché la Val d'Orcia non è solo uno stupendo soggetto da cartolina, bensì un forziere che custodisce ancora parte dei suoi preziosi tesori.

Il calice e i momenti che riconciliano con la vita (Foto Shutterstock)