Nel cuore del Centro Italia, tra le colline dolci dove si celebra la grande rivalsa del Verdicchio

Pochi avrebbero creduto a un così grande successo. Dalle antiche tradizioni picene, col vitigno coltivato in un ex lago salato, ad oggi che è diventato uno dei vini più premiati

Un intero territorio nel calice che si degusta: è il Verdicchio
Un intero territorio nel calice che si degusta: è il Verdicchio

La storia del Verdicchio è una storia di rivalsa, una storia strettamente legata a quella del popolo che lo coltiva e della regione che lo ospita da secoli. Sì, perché i marchigiani sono un popolo di lavoratori che nella vigna e per la vigna hanno creduto e vissuto nonostante il susseguirsi delle epoche che hanno sempre visto questa regione come una realtà non molto considerata in termini di eccellenza enologica. Oggi il Verdicchio è il vitigno autoctono a bacca bianca più apprezzato dalla critica enoica, tanto da essere ormai con costanza disarmante il più premiato dalle guide italiane e non solo.

La bacca bianca tra le più apprezzate e premiate in Italia

Identikit di una specialità

Quali sono, però, le peculiarità che fanno del Verdicchio un vitigno così speciale in grado di dar vita a vini dalla qualità così palese?

Duttilità: parliamo di uno dei varietali a bacca bianca più duttili in Italia e nel mondo. E' possibile vinificare il Verdicchio in tutte le modalità conosciute raggiungendo risultati importanti in termini organolettici: metodo Martinotti, metodo classico (probabilmente tra i migliori varietali autoctoni per la spumantizzazione metodo classico) fermo in acciaio, fermo affinato in legno, passito e, addirittura, muffato (un particolare passito prodotto sulla falsa riga dei più noti Sauternes, ovvero lasciando appassire in pianta le uve che vengono poi attaccate dalla muffa nobile Botrytis Cinerea). La sua freschezza e la sua mineralità lo rendono agile e dinamico nelle sue versioni più giovani, al contempo unendo il nerbo acido al suo potenziale strutturale ne fa un grande bianco da invecchiamento sia se affinato in legno che non. Se volete capire quanto sia duttile il Verdicchio provate ad allestire un pranzo che veda come abbinamento solo Verdicchio, nelle sue varie declinazioni, dall'aperitivo al dessert.

Alta qualità media: dopo anni in cui il Verdicchio ha dovuto lottare per togliersi di dosso quella nomea di vino di qualità medio-bassa, dovuta alla presenza sugli scaffali della GDO di prodotti che non rendevano merito al lavoro dei produttori e dei vignaioli che già da oltre 30 anni fanno grandi vini con questa preziosa uva, oggi la qualità delle decine di etichette prodotte da decine di medio-piccoli produttori, è indiscutibile. La forza del Verdicchio, che dir se ne voglia, sta proprio nella frammentazione della produzione: terroir diversi, produttori con idee, personalità e mentalità differenti e quindi interpretazioni uniche ed originali di uno stesso vitigno, che riesce a mantenere un comun denominatore, ma che può mostrare sfumature decisamente peculiari in ogni singola bottiglia, esprimendo a pieno territorio e vignaiolo. Ci sono altri vitigni in grado di dare grandi risultati nelle varie vinificazioni, ma credo che, al netto di exploit dei singoli produttori, nessun altro offra una qualità media così spalmata su tutto il ventaglio di tipologie di vini come quella che il Verdicchio attualmente offre, specie prendendo in considerazione i Metodo Classico (tra l'altro storicamente legato alle Marche grazie al Prof. Scacchi che inventò l'omonimo metodo, antesignano del Metodo Champenoise inventato dall'abate francese Dom Perignòn).

Longevità: tra i bianchi italiani posso portare a testimonianza dell'estremo potenziale evolutivo del Verdicchio la mia personale esperienza con il Verdicchio: non esiste altro vino del quale abbia avuto modo di assaggiare “annate vecchie” con una costanza così tangibile, tanto da arrivare in un'unica sera a stappare vini da inizi 2000 fino ad una clamorosa 1986 di Serra Fiorese della Casa Vinicola Garofoli, tutti impeccabili, in virtù di un rapporto acidità-struttura capace di tenere questi vini in vita per decenni.

Neve e gelo, e la vigna a custodire i suoi tesori in vista della vendemmia

I Castelli di Jesi e Matelica – Due Doc diverse e complementari

Si presume che il Verdicchio fosse già coltivato ai tempi dei Piceni, che lo allevavano in quello che milioni di anni fa era un mare chiuso - o meglio, lago salato - sul di cui fondale, caratterizzato da argilla sabbiosa, ricca di sali minerali, calcare, ferro e magnesio ancora oggi affondano le lunghe e penetranti radici le viti coinvolte nella produzione delle uve che danno vita ai vini delle due denominazioni del Verdicchio: il Verdicchio dei Castelli di Jesi e il Verdicchio di Matelica.

Anche se, personalmente, la penso come il noto produttore Ampelio Bucci, riguardo la scarsità di palpabili differenze e/o divergenze fra le Verdicchio dei Castelli di Jesi e Verdicchio di Matelica in termini organolettici (a parità di metodo di interpretazione vigna-cantina) è importante tener conto di alcuni fattori che possono portare a sottili sfumature territoriali. Questi fattori sono stati elencati in maniera molto sintetica e opportuna dall'Istituto Marchigiano di tutela Vini.

Sono almeno tre le considerazioni importanti che permettono di distinguere il Verdicchio di Matelica da quello dei Castelli di Jesi:

• La prima è di carattere quantitativo, la superficie vitata del primo è dieci volte inferiore;

• La seconda è data dalle condizioni pedoclimatiche, poiché il comprensorio di Matelica è l’unico in tutte le Marche che corre parallelo alla costa Adriatica, nel senso che non c’è comunicazione con il mare e di conseguenza il clima è di tipo continentale;

• La terza è che l’enclave di Matelica ha prodotto nel corso del tempo una particolare selezione del vitigno Verdicchio, frutto dell’adattamento delle diversissime condizioni pedoclimatiche, confrontate con quelle del fratello di Jesi. (fonte www.imtdoc.it)."

Da poco, inoltre, il Verdicchio di Matelica Doc ha avviato l'iter per la modifica del proprio nome: i vini dell'areale si chiameranno, infatti, Matelica Doc e Matelica Docg.

Le dimensioni “non contano”

Il Verdicchio è passato dallo stereotipo della bottiglia ad anfora all'estrema classe dei vini prodotti da aziende virtuose pioniere dei lunghi affinamenti in bottiglia o in botte grande di legno. Ci sono voluti anni per far capire quanto valesse questo varietale e quanto potenziale di fosse in queste terre, ma finalmente i produttori marchigiani ci sono riusciti. A testimonianza della qualità trasversale di questo vitigno c'è la possibilità di trovare grandi intepretazioni di Verdicchio sia nei vini prodotti da “grandi cantine” in termini di numeri, che in quelli delle realtà medio-piccole di cui sono costellati i due areali di riferimento.

Eppure, è il tessuto dei piccoli produttori, spesso emancipatisi dal conferimento di uve o mosti alle cantine sociali o alle grandi aziende imbottigliatrici, che ha permesso al Verdicchio di emergere come grande vino bianco italiano e di puntare i riflettori su una regione dalla vocazione, oggi, indiscutibile, che continua a crescere e a stupire anche con i vini prodotti in altri areali.

Francesco Saverio Russo, wine blogger e wine educator è creatore di Wine Blog Roll ed esperto degustatore. Si definisce vineyards trotter, in quanto è la vigna il focus principale deli sui viaggi enoici e dei suoi scritti