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"Vini annacquati per volere dell'Ue: un orrore". Cosa c'è di vero e cosa no

Nella nuova Politica Agricola Comune prende piede la proposta di tagliare in parte o del tutto l'alcol. Aprirebbe grandi mercati. Ma non piace a tutti

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Cambia l'identità del vino: come?
Cambia l'identità del vino: come?

"Ue: dal vino annacquato agli insetti le mani di Bruxelles sulle tavole". Il comunicato dai toni rabbiosi e apocalittici diffuso da Coldiretti ha innescato forti discussioni sulla cosiddetta dealcolazione del prodotto della fermentazione dell'uva più diffuso e amato. Sono molte le innovazioni in arrivo in ambito comunitario, non ultimo il sistema di etichettatura del cibo "buono" e "cattivo" con una sorta di semaforo chiamato Nutri-Score (ne parliamo qui). Ed è ancora l'influente associazione degli agricoltori italiani a parlare di "vino italiano ed europeo" la cui identità verrebbe messa "fortemente a rischio".

Ripartiamo dai fatti

Davvero l'Unione europea ha proposto di diminuire il tasso alcolico dei vini mediante l'uso di acqua? Non proprio, ripartiamo dai fatti. Lo scorso 26 marzo il Comitato speciale comunitario per l'agricoltura ha presentato l'accordo raggiunto da Parlamento, Commissione e Consiglio Ue che consente la pratica dell'eliminazione parziale o totale dall'alcol nelle produzioni vitivinicole. Una proposta che piace a diversi Paesi, soprattutto al Nord Europa dove già si fa largo uso di bevande a ridotto apporto alcolico, e apre alla possibilità di fare ricchi affari con i Paesi arabi che per motivi religiosi non consumano alcol. Sarebbe una pratica che segue quanto già avviene per la produzione e vendita della birra analcolica, o per quella che permette di alzare il tasso di alcol in un vino usando zucchero (altrove si può, in Italia è vietato). Ma la diatriba resta in piedi.

Di cosa parliamo quando parliamo di vino

"Allora chiamiamoli diversamente"

Una posizione più sfumata rispetto a quella di Coldiretti l'ha espressa l'Alleanza Cooperative Agroalimentari secondo cui ai produttori deve essere lasciata la libertà di chiamare diversamente i vini dealcolati, rispetto a quelli "tradizionali". Il confronto è tanto acceso perché si svolge nell'ambito dell'entrata in vigore della Pac (Politica Agricola Comune), il piano per sostenere tutto il comparto agroalimentare che entrerà in vigore dal 2023 al 2027 e che mobiliterà miliardi di euro. Di più: perché è sempre viva da parte dell'Organizzazione comune dei mercati (CMO) la proposta di estendere le denominazioni Dop e Igp anche ai vini a ridotto tasso alcolico. Cosa che per molti produttori suona come una bestemmia. 

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