Troppi animali uccisi? Basta scelte vegane: l'avanzata dei neo carnivori e il loro "credo"

Se è vero che si mangia troppa carne e c'è troppo inquinamento, la soluzione non è farne a meno. E' nato un nuovo tipo di acquirente-mangiatore

Perché rinunciare alla carne? C'è una nuova consapevolezza (Foto Shutterstock)
Perché rinunciare alla carne? C'è una nuova consapevolezza (Foto Shutterstock)

Premessa 1:  nel mondo si mangia troppa carne. Come avevamo messo in evidenza in questo approfondimento, siamo a un bivio. Impossibile proseguire sulla strada dei mega allevamenti industriali, sia per la ricaduta sulla salute degli animali (molti virus si sprigionano lì e alcuni passano all'uomo, vedi qui) sia per quella sullo stato del pianeta e in definitiva della nostra qualità di vita. Per questo c'è già, come Bill Gates e altri grandi investitori, punta tutto sulla carne sintetica prodotta in laboratorio (approfondimento qui). Premessa 2: se mi piace la carne, l'unica strategia praticabile non può essere rinunciarci in nome dell'ambiente e diventare vegetariano o vegano. Ed ecco l'arrivo dei neo carnivori. Con un loro 'credo' ben diverso da quelli tradizionali. Vediamo di che si tratta.

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"Ucciderli: un'educazione"

A guidare la carica dei neo carnivori, felici appassionati e consumatori di carne che però non si negano gli effetti nefasti dell'allevamento esteso e intensivo, sono alcuni testi considerati autentiche "bibbie" in questo ambito. Il primo è Killing It. An education, scritto dall'autrice Camas Davis. Un'educazione a capire cosa si sta uccidendo, da dove viene, come è stato cresciuto e allevato. Un ritorno alla coscienza della vita animale che diventa nostro sostentamento. Saggio criticato perché a detta di alcuni troppo partigiano e semplicistico. Passiamo allora dalla teoria alla pratica. La Davis ha fondato nell'Oregon il Meat Collective, il collettivo della carne, sorta di accademia del taglio e della macellazione, che collabora solo con piccoli allevatori certificati. Gli allievi imparano a riavvicinarsi all'animale che poi verrà ucciso e usato come cibo. La grande distribuzione ci ha allontanati da questi passaggi e ridotti ad acquirenti di carne già tagliata, pronta e impacchettata, da mettere nel carrello. Non è la stessa cosa.

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"Dalla testa alla coda, niente escluso"

Altro testo guida dei neo carnivori è il britannico Nose To Tail Eating. Libro che ribadisce i pregi di ogni parte dell'animale e il peccato mortale di sprecarne anche solo una. Sono molte le ricette, fra brodo, involtini, bollito, stufato eccetera, che permettono di utilizzare tutte le parti commestibili, per un consumo consapevole e meno incline a buttare via con facilità, fra rifiuti e inquinamento. Le accademie tipo il Meat Collective americano si moltiplicano anche in Europa, e così le Steak House italiane in cui fin dall'ingresso si cammina e ci si siede fra tagli e quarti di animale macellato. Visibile e valutabile in diretta, con l'aiuto di un apposito chef-educatore, prima che venga cucinato e portato sulle nostre tavole. Altra scommesa per rendere i carnivori più consapevoli del loro consumo, abbracciata da Slow Food, è quella di tornare a usare razze bovine un po' dimenticate, come quella delle Fiandre che mantiene una carne succosa e tenera anche da anziana e alimentata con erba, invece che col mais. Il che rende ottimo il suo latte e particolarmente digeribile la sua carne. Insomma, tutto pare pronto per la riscossa dei carnivori, con una precisazione contro gli allarmismi ribadita anche dal saggio In difesa della carne di Andrea Bertaglio: in Europa è vietato l'uso di ormoni della crescita sulle bestie da allevamento e macello, gli antibiotici sono consentiti ma in dosi regolamentate in modo ferreo. E in Italia i limiti sono anche più severi

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