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"Roba esoterica e da stregoni" o futuro della terra? Scoppia la guerra del 'biodinamico'

Coltivare il modo sostenibile è una priorità per il nostro futuro. Ma le tecniche 'alternative' a quelle scientifiche provocano scontri. L'intervista

Ilaria Donatio di Ilaria Donatio   
La pratica del 'cornoletame', una delle più criticate (Foto Shutterstock)
La pratica del "cornoletame", una delle più criticate (Foto Shutterstock)

"La sfida della sostenibilità è una ed è per tutti, ma non potrà che essere vinta globalmente, utilizzando tutti gli strumenti adatti a ognuno dei tanti mondi che compongono il settore agricolo", scrive Alessandra Biondi Bartolini, agronoma e direttrice scientifica di MilleVigne, nel suo recente editoriale pubblicato sul periodico dei viticoltori italiani.

In effetti il dibattito, parecchio infuocato, seguito alla norma che “equipara l’agricoltura biodinamica a quella biologica”, nell’ambito del disegno di legge 988 sull’agricoltura biologica, approvato quasi unanimemente prima dell’estate, ha portato alle solite barricate che nulla aggiungono (anzi) alla comprensione di questo mondo.

"Basta con tecniche da stregoni in agricoltura": la guerra del biodinamico. Approfondimento

La premessa di questa intervista, dunque, è cercare di fare chiarezza, nella convinzione che “non dare spazio nella ricerca e nella divulgazione agli approfondimenti provenienti da ‘mondi minori’ come quello della biodinamica, che si sono basati fino ad oggi (come per millenni è accaduto in agricoltura) su osservazioni empiriche”, rappresenti un errore.

Cosa vuol dire? Che il dibattito sul biodinamico è stato viziato da pregiudizi?
"Innanzi tutto, che equiparazione non è un termine felice: la norma in realtà interessa esclusivamente i produttori che, avendo la certificazione biologica (con tutti i vincoli e controlli che questo comporta), aderiscano anche ai protocolli previsti dalla biodinamica. Poi, è giusto che gli scienziati continuino a farsi domande perché solo dopo aver fatto ricerca si potrà capire se e come alcune delle tecniche utilizzate dai produttori biodinamici possano avere un valore misurabile.

Cornoletame in vigna (Foto Shutterstock)

Allo stesso tempo, sarebbe altrettanto corretto che tutti, anche il mondo del biologico e del biodinamico, accettino le risposte che verranno dalla ricerca, abbandonando i molti pregiudizi nei confronti dell’innovazione e della tecnologia. Lo faranno? Sapranno guardare a strumenti e tecnologie mantenendo naturalmente la libertà di non sceglierli ma abbandonando veti e giudizi verso coloro che potranno e vorranno percorrere queste strade? Ce lo auguriamo tutti.

Gli agricoltori biodinamici però rivendicano pratiche che la scienza giustamente non riconosce.
"La biodinamica unisce pratiche agronomiche empiriche a spiegazioni filosofiche ed esoteriche: finora è stato un mondo chiuso, convinto che il metodo scientifico non sarebbe stato in grado di dare una spiegazione ai fenomeni legati alla fertilità del suolo o alla produzione e vegetazione della pianta. Questo ovviamente non è vero: il metodo scientifico non si può applicare alla dimensione filosofica della biodinamica, ma nessuno tenterà mai di misurare l’influenza delle congiunzioni dei pianeti sull’efficacia del cornoletame, né ha mai tentato di misurare l’effetto di una processione religiosa sul raccolto o su un’invasione di cavallette". 

E sul piano agronomico?
"Gli agricoltori biodinamici applicano una serie di “buone pratiche”, spesso non esclusive del loro mondo, come il sovescio e le rotazioni colturali, che hanno lo scopo di migliorare la salute del suolo. Altre pratiche come la produzione o la distribuzione dei preparati biodinamici, sono invece proprie della sola biodinamica. A loro si deve riconoscere che da sempre hanno posto il suolo al centro. Oggi la perdita di fertilità dei suoli agricoli, dovuta anche all’applicazione di modelli intensivi ormai superati, è una delle grandi sfide della sostenibilità".

Da giornalista scientifica lei ha seguito con un approccio laico e con un certo disagio la polemica del mondo scientifico contro l’agricoltura biodinamica. Come mai?
"Ho sempre rifiutato gli schieramenti e i giudizi di superiorità di un modello di agricoltura rispetto a un altro. Mi sono trovata più spesso a difendere l’innovazione - e a spiegarne i contenuti anche di sostenibilità - di fronte ad attacchi ingiustificati in nome di una non ben specificata naturalità. Oggi però non condivido il modo in cui alcuni scienziati pongono la scienza in una posizione di superiorità, come dispensatrice di verità che per sua stessa definizione non possiede".

Tuttavia, come spiega l’epistemologo Gilberto Corbellini, “la scienza favorisce la diffusione del pensiero critico e così produce libertà”.
"Dovrebbe essere così. Ma altra cosa è il clima di caccia alle streghe che si è creato e che ha scavato un solco molto profondo nel mondo dell’agricoltura e della ricerca agronomica. In un settore dove l’osservazione e lo scambio di esperienze è fondamentale: fare le crociate significa bloccare qualsiasi progresso o dialogo".

Dov’è l’errore?
"È un errore pensare che ci sia un unico modello di agricoltura con l’unico obiettivo di incrementare le rese e la produzione di cibo per una popolazione sempre più numerosa. Ed è un errore trattare l’agricoltura come una disciplina scientifica: l’agricoltura è un settore produttivo. La ricerca e l’innovazione sono di vitale importanza per il suo progresso. Ma è un settore che si compone anche di fattori e valori sociali, culturali ed economici che non si possono trascurare".

Fertilizzanti "bio" (Foto Shutterstock)

Esistono ambienti e colture molto diversi: quindi le soluzioni e il livello di tecnologia applicata possono essere diversi. Non sempre l’obiettivo è la massimizzazione delle rese, ma offrire alla collettività e all’ambiente servizi di diverso tipo. Ad esempio, mantenere l’agricoltura nella aree marginali e in quelle montane non serve a produrre il cibo che sfamerà il pianeta ma per gestire il territorio, conservare il suolo e prevenire il rischio idrogeologico. E questo lo fanno gli agricoltori".

Il biologico è la via per risolvere i problemi di sostenibilità dell’agricoltura?
"Forse, ma sicuramente non è l’unica e probabilmente richiede una visione di respiro più globale. Però va riconosciuto che segna un cambiamento, riconosce all’agricoltura le funzioni dei servizi ecosistemici e pone dei limiti che quantomeno tentano di conciliare le esigenze della produzione con il collasso ambientale. Forse è un ventaglio laddove servirebbe un condizionatore, ma se la legge sul biologico passerà e anche se la PAC riuscirà a individuare sistemi premianti per coloro che applicano tecniche e innovazioni sostenibili, avremo risolto un bel problema. Almeno uno dei tanti". 

Ilaria Donatio di Ilaria Donatio   
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