Briatore, la pizza "scarsa" a 4 euro e la rivolta di Napoli contro il suo locale. Ma ora basta con la polemica ridicola

Il manager fondatore di Crazy Pizza fa la domanda sbagliata sui suoi social. La risposta arriva con levata di scudi e protesta contro il suo locale a napoli

Flavio Briatore e la Crazy Pizza (dai social dell'imprenditore) e a destra la 'pizza del popolo' di Sorbillo (Ansa)
Flavio Briatore e la Crazy Pizza (dai social dell'imprenditore) e a destra la "pizza del popolo" di Sorbillo (Ansa)
TiscaliNews

Da quanto tempo va avanti questa storia? Troppo. Giorni interi a scatenarsi attorno alla pizza da 35 euro di Flavio Briatore (se prendi quella col salume Pata Negra) ad accusarlo di speculare a costi assurdi sul cibo più popolare del mondo. Mentre cresce la sua catena di locali Crazy Pizza e nemmeno la recensione del pizzaiolo napoletano-influencer Porzio, tutto sommato accondiscendente, è servita a stemperare le polemiche. Ma è davanti alla replica del manager piemontese che viene voglia di dire basta, perché si rasenta il ridicolo.

"Ma che roba ci mettono dentro?"

Suo suoi social, Flavio Briatore ha fatto la domanda che ha scatenato ulteriori scontri attorno alla sua pizza Vip: come fanno i pizzaioli a vendere una Margherita a 4 euro? Di che qualità sono gli ingredienti con cui vengono preparate? Tutto questo poco prima di annunciare che la prossima Crazy Pizza verrà aperta proprio a Napoli. Le risposte non hanno tardato ad arrivare. Da chi via Twitter ha scritto a Briatore che "l'ingrediente principale utilizzato dai pizzaioli napoletani è: l'Onestà. Che tu non hai", al maestro della pizza Gino Sorbillo che l'ha offerta grauitamente per strada, per dimostrare che la polemica non nasce attorno al solo prezzo, ma comprende una cultura, una fattura (che le pizze di Briatore non hanno, come ha spiegato Porzio che le definisce un ottimo prodotto di marketing globale, ma di qui non è il caso di parlare di alta qualità) e della storia che questo piatto del popolo si porta appresso.

Però adesso basta

La risposta più inappuntabile e di sostanza a un dibattito campanilista finito fuori controllo l'ha data il quotidiano La Repubblica, che ha interpellato una serie di imprenditori della pizza per farsi spiegare i costi vivi da sostenere per prepare la tipica Margherita. Michele Armano, coordinatore della Business School dell'Associazione Verace Pizza Napoletana: "Su ogni disco di pasta vanno messi 80 grammi di pomodoro che costano dai 50 ai 70 centesimi. Uno degli elementi meno impattanti insieme all'olio extravergine d'oliva (che però costa alla bottiglia dagli 8 ai 16 euro, ndr)". E le farine? "Di media costa circa 30 centesimi" aggiunge l'imprenditore della pizza Vitagliano. L'ingrediente che costa di più è il fiordilatte che costa 7 euro più Iva al chilo (non per singola pizza dunque, l'indicatore che viene utilizzato qui). Non bisogna dimenticare 2 grammi di basilico e dai 5 i 7 grammi di formaggio da grattugia con costo medio per pizza di 80 centesimi. Siamo, tutto sommato, sotto i 4 euro del prezzo di vendita più economico, che però nella media nazionale si attesta attorno ai 6 euro per una Margherita.

Sai dove stai entrando, allora perché lamentarti?

Chiunque sa che la pizza più è condita, e più ha ingredienti gourmet e slow food, più costa. Capita di mangiarne a costi dai 10 euro in su. Ma il punto non è questo: bisogna piantarla di andaere a mangiare in posti vip ed experience come quelli di Briatore e pretendere di spendere come in una pizzaria di strada. E qualcuno che non è napoletano, dovrebbe piantarla di insegnare ai napoletani come si fa la pizza, quali ingredienti usare e a quali prezzi venderla. La pizza è un patrimonio globale e la sua bellezza è di poter essere cibo per tutte le tasche. Il resto è rumore social, e noia bestiale.