"Ma ho una malattia?": la differenza fra comfort food e dipendenza dal cibo. Quando scatta l'allarme

Tutti vogliamo ricompensarci con un boccone o uno spuntino del nostro cibo preferito. Ma quando questa tendenza diventa patologica? Vediamo

'Comfort food': fino a che punto? (Foto Shutterstock)
"Comfort food": fino a che punto? (Foto Shutterstock)
TiscaliNews

Quel dolcetto in più, quel pezzo di cioccolato, quello spuntino salato che punteggia la giornata. Quella bevanda che amo particolarmente. Quel boccone che ritorna più volte fra stress, impegni, sbalzi d'umore e come ricompensa fra un progetto e un obiettivo raggiunto. La salute comincia nel piatto, come scriviamo sempre su FoodCulture, e molto ha a che fare con il nostro rapporto col cibo. Chiunque di noi ama coccolarsi col cibo ma c'è un punto oltre il quale il comfort food sconfina nella patologia e in pericolose forme di indipendenza. Vediamo come accorgersene e come non preoccuparsi inutilmente.

Spuntino fra un impegno e l'altro (Foto Shutterstock)

"Comfort food" ovvero la coccola saporita quotidiana

Con la definizione oggi molto di moda di comfort food (ah, l'inglese a tutti i costi...) si intende il valore di premio e di ricompensa anti stress che il cibo può avere sulla nostra vita. In questo speciale su FoodCulture abbiamo parlato diffusamente del mood food, cioè dei cibi che possono influenzare in meglio il nostro umore e aumentare il nostro senso di appagamento. Non c'è niente di male nel farsi una coccola con un dolce o uno spuntino. E ciascuno ha il suo comfort food, legato al gusto personale, a ricordi d'infanzia o al richiamo di quel sapore a situazioni che abbiamo vissuto e il cui portato emotivo (felicità, euforia, nostalgia positiva) viene richiamato proprio dal cibo che scegliamo. Il nostro stomaco invia un segnale di sazietà al cervello entro venti minuti dal pasto. Di solito i cibi dolci, molto gustosi, caldi, certi sapori gradevolmente salati fanno parte del comfort food. E fin qui tutto bene. Quando comincia la preoccupazione?

Il momento del piacere quotidiano: qual è il tuo sapore preferito? (Shutterstock)

Quando è patologia

Le esagerazioni e dipendenze alimentari derivano anche da cattive abitudini e dal non darsi una misura nei confronti di quello che percepiamo come cibo di conforto. Le statistiche ci dicono che in Italia circa 3 milioni e mezzo di persone (di cui il 90% sono donne) hanno disturbi alimentari, che ne soffre un adolescente su 10 con problemi di obesità, anoressia e bulimia. Una deriva che segna corpo e mente. Come evitarla? Il peso e i valori degli esami del sangue e delle urine ci dicono chiaramente quando qualcosa nel nostro corpo non va. Specie se lo sbalzo di glicemia, di colesterolo, di creatinina e le infiammazioni degli organi digerenti sono manifesti, c'è un problema e va risolto prontamente. Significa che siamo ben oltre la coccola quotidiana e stiamo sconfinando nella patologia, con ricadute pericolose (ictus, infarti, danni alla circolazione del sangue e ad altri organi interni, ripercussioni sullo stato emotivo). Il bisogno di mangiare continuamente o troppo spesso è un campanello d'allarme. La paura di perdere o prendere peso, anche. In questi casi è necessario rieducarsi alla giusta alimentazione, con l'aiuto di specialisti che possono andare dal nutrizionista allo psicologo. Per cominciare. 

Mood Food: il cibo che influenza l'umore. L'approfondimento