"Basta con gli Ogm nel cibo, sono pericolosi": ma c'è la crisi alimentare e arrivano gli Ngt. Ecco cosa sono

Di fronte al caro prezzi, all'inquinamento e alla guerra l'Ue apre ai nuovi organismi geneticamente modificati. Ma salgono proteste e avvisi di fallimento

Con gli Ngt la manipolazione genetica del cibo diventa sempre più sofisticata (Montaggio da foto Shutterstock)
Con gli Ngt la manipolazione genetica del cibo diventa sempre più sofisticata (Montaggio da foto Shutterstock)
TiscaliNews

L'aumento dei prezzi di molti generi alimentari che ha avuto una impennata record come conseguenza della guerra in Ucraina, e la crisi delle forniture che devasta i Paesi più poveri come quelli africani ma tocca anche l'Europa, porta la Commissione Ue a riprendere in considerazione gli Organismi geneticamente modificati, fin qui regolati in modo stringente. Un'apertura che spaventa chi vorrebbe una maggiore biodiversità e un ritorno a tecniche più vicine alla natura e alla tutela del suolo. Come abbiamo visto, sul tema Ogm esiste parecchia disinformazione e restano criticità (vedi l'approfondimento) pur ammettendo che molti dei prodotti che già compriamo e consumiamo sono geneticamente modificati. Ma ora si fa un salto in avanti nella sofisticatezza della modificazione genetica, e l'Ue pensa di affidarsi agli: Ngt. Vediamo cosa sono.

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Nuove tecniche del genoma alimentare

Ngt è l'acronimo di New Genomic Techniques e rappresenta un deciso passo avanti nella selezione e trasformazione genetica degli alimenti e delle materie prime che li compongono, gli ingredienti base. Partendo dal documento consultabile qui, la Commissione europea comunica di "prendere atto dello studio sullo stato delle nuove tecniche genomiche volte a mantenere un elevato livello di protezione della salute umana e animale e dell’ambiente, traendo nel contempo potenziali benefici dalla scienza e dall’innovazione, in particolare per contribuire alla sostenibilità e agli obiettivi di sostenibilità di Green Deal europeo e strategia Farm to Fork". Tradotto in parole alla portata di tutti, significa che per aumentare le rese, combattere le malattie delle colture, cercare di ridurre surriscaldamento e inquinamento, così come il consumo intensivo di suolo, si punta sempre più decisamente sulle nuove tecniche di modificazione dei geni delle piante per renderle naturalmente più resistenti. Tutto bene allora? Passo avanti? Le critiche arrivano puntuali e anche i segnali d'allarme.

Il cibo che mangeremo e le nuove tecniche di produzione

In cosa differiscono gli Ngt dagli Ogm? Dal tipo di tecnica usata sul Dna delle piante. Con gli Ngt si interviene in modo meno invasivo e più mirato sul genoma, correggendo una singola stringa. Ad esempio per trasformare una pianta da selvatica a domestica o rendendola meno soggetta a infezioni o parassiti. Ma senza stravolgere il genoma stesso, ibridandolo con quello di altre specie, come avviene negli Ogm. Coldiretti saluta questa apertura come positiva. Gli ambientalisti di Greenpeace protestano: "L’Ue ha la responsabilità di proteggere l’ambiente e la biodiversità dai potenziali danni causati dai nuovi Organismi geneticamente modificati". Si mettono le mani avanti anche per evitare che le regole stringenti in ambito comunitario sull'uso degli Ogm vengano allentate. C'è chi attribuisce l'aumento di intolleanze e allergie alla manipolazione di prodotti altrimenti percepiti come "naturali" e chi protesta contro l'oligopolio dei semi e delle forniture nelle mani di pochissime persone, che contribuiscono ad affamare i piccoli agricoltori e programmano cosa arriverà sul mercato e quanto durerà.

Piante troppo selezionate in realtà tendono a morire prima

Ma ci sono altri problemi, come ha sottolineato Giovanni Dinelli ordinario al dipartimento di Scienze e Tecnologie Agro-Alimentari all’Università di Bologna sentito da Greenplanet, magazine di Federbio, per il quale: "Mi pare che l’obiettivo sia quello di tornare alla linea pura, che non funziona più in una condizione di cambiamento climatico; lo stiamo già osservando con le linee di mais che da noi non sono geneticamente modificate, ma sono degli ibridi: di fronte al cambiamento climatico non dimostrano resilienza. Se c’è acqua riescono a produrre anche 12 tonnellate, se è un anno senza acqua producono zero".

Le critiche: perché è un'assurdita e non funzionerà

In sintesi, di fronte ai cambiamenti climatici sempre più bruschi ed estremi, fissare caratteristiche sempre più precise significa mettere le colture (e dunque la quantità di cibo disponibile per tutti) in una condizione di sopportare sempre meno le avversità. Ancora Dinelli: "No alla liberalizzazione selvaggia, sull'onda di emergenze come quella che si è prodotta a causa della guerra in Ucraina. Una volta gli eventi estremi erano molto rari, erano rare piogge da 80 mm in una giornata; oggi può succedere anche una decina di volte all’anno e si tratta di fenomeni che coinvolgono territori estesi. Quindi è necessario spingere verso le diversità: "Selezionare tipi nuovi pensando che possano resistere ad un ambiente modificato è inutile perché il clima sta diventando sempre più imprevedibile. Quindi bisogna introdurre la variabilità della risposta, gli antichi Romani nei loro campi destinavano sempre un terzo del terreno a farro e il miglio perché, qualunque cosa succedesse, producevano sempre". Era l'antica rotazione, oggi schiacciata dai milioni di ettari di terra a monocoltura intensiva, per produrre quantità enormi di un'unico cereale o ortaggio o mangime. Gli Ngt avanzano ma c'è il rischio che la pezza diventi peggiore del buco. Seguiremo gli sviluppi di questa apertura alimentare voluta dall'Ue.