I cibi che sono un presidio contro il degrado del cervello. L'importanza del saper scegliere

Se esistono alimenti che producono una infiammazione continua che danneggia il corpo e la mente, eccone altri che sono la prima cura. A tavola

Cosa mettere nel piatto? E' fondamentale per la salute, anche quella mentale (Foto Shutterstock)
Cosa mettere nel piatto? E' fondamentale per la salute, anche quella mentale (Foto Shutterstock)
TiscaliNews

Su FoodCulture torniamo di continuo sul mantra "la salute comincia a tavola" e sono sempre di più gli studi che riaffermano e approfondiscono il legame tra ciò che scegliamo di mangiare e il modo in cui il nostro corpo e la nostra mente funzionano. Due nuove ricerche mostrano la correlazione stretta fra la composizione della dieta settimanale e la preservazione e sviluppo delle facoltà cognitive. Leggi: il funzionamento del nostro cervello. Abbiamo già mostrato come esistano cibi, anche saporiti e invitanti, che l'organismo umano percepisce come una sorta di infezione continua, reagendo in modo da favorire malattie. E come sia necessario evitare sostanze, come gli ftalati (qui l'approfondimento) che danneggiano la memoria e la fertilità. Ora andiamo a vedere l'altra faccia della medagia.

Mangiare in modo da preservare mente e memoria

E' la rivista Neurology a riportare e commentare lo studio svolto dall'Università di Atene sulla correlazione fra i cibi che compongono la dieta quotidiana e il funzionamento del cervello. I ricercatori hanno suddiviso le scelte alimentari in tre tipologie: con molti alimenti antinfiammatori, con una presenza media, e con pochi presidi e quindi maggiore rischio per le facoltà cognitive. E ne hanno osservato gli effetti su una platea di 1000 volontari over 70. Questi i risultati: l'alimentazione di maggiore presidio per l'efficienza mentale era formata da 20 porzioni di frutta per settimana, 19 di verdura, 4 di leguo e 11 tazze di caffè o tè. Quella a maggiore rischio riduceva a 9 le porzioni di frutta settimanali, a 10 quelle di verdura, con due di legumi e 9 tazze di caffé o te. 

Latte artificiale con aggiunte: aiuta o no?

La seconda ricerca parte dalla tenera età e riguarda soprattutto l'uso di latte artificiale, con l'aggiunta di acido palmitico e nucleotidi, di ferro e di acidi polinsaturi. La presenza di questi elementi nel latte rende i bambini capaci di performance migliori quando arrivati all'età scolare? La ricerca si è estesa a giovanissimi fino ai 16 anni di età e non ha mostrato significative differenze rispetto a chi beve latte naturale o artificiale con diverse composizioni. Ma qui bisogna sospendere il giudizio, perché come ha commentato il British Medical Journal questi studi avvengono spesso in modo poco indipendente e sotto il peso di sponsor privati con interessi commerciali, e quindi peccano nella correttezza del metodo.