Perché il prezzo della carne di pollo è impazzito. Guerra in Ucraina? Dietro c'è molto altro

Un chilo di pollo sta ormai a oltre 15 euro e la tendenza non si arresta. Era la carne "anticrisi", ora sembra oro. Perché? Lo spieghiamo qui in dettaglio

Perché il pollo un tempo economico è diventato 'oro'? (Shutterstock)
Perché il pollo un tempo economico è diventato "oro"? (Shutterstock)
TiscaliNews

La tendenza è all'impennata di rincari da mesi e non si arresta. La beffa è che va a colpire uno dei beni alimentari "di rifugio" per eccellenza, la carne di pollo. Quella che riuscivano a permettersi un po' tutti. E anzi, la cui economicità faceva sorgere giustamente dubbi e polemiche sulla qualità di quella carne. Ma ora "c'è la guerra" e un chilo di pollo arriva a scollinare facilmente i 15 euro. Chiunque sia andato a prendersene uno arrosto con un po' di patate al forno, o fa un salto al supermercato a comprare del petto e perfino le ali, se ne accorge. Dolorosamente. Ma la guerra del gas, gli arrivi rallentati di granturco e lo scenario bellico russo-ucraino in cui l'Europa è precipitata sono solo una parte della risposta. Vediamo più in dettaglio che succede. 

Soprattuto dopo il 2008 il pollo è stato considerato la carne "anticrisi" in Italia (Shutterstock)

Contraccolpi della guerra: solo la prima parte del problema

Non neghiamo che lo scoppio della guerra in Ucraina abbia contribuito significativamente a far schizzare alle stelle il prezzo della carne di pollo, forse la più consumata in tutto il mondo. Come ha spiegato mesi fa il presidente di Assocarni, Luigi Scordamaglia: "Il mais è il principale ingrediente dell’alimentazione animale per cui il suo aumento comporta direttamente l’aumento del costo della razione quotidiana degli animali e quindi dei costi di produzione per i nostri allevatori”. Dal granaio ucraino ne arriva meno, anche se le recenti mediazioni turche hanno fatto da "fluidificante" alle importazioni. Che fare?

La carne di pollo è il nuovo oro

Eliminare la carne di pollo dall'alimentazione? Non è consigliabile, malgrado le varie teorie veg, e il perché lo spiega Giuseppe Pulina, presidente di Carni sostenibili, no profit che rappresenta le maggiori associazioni di produttori: "I prodotti animali contribuiscono alla nutrizione umana mondiale per il 20% delle calorie, il 35% delle proteine e oltre il 50% dei nutrienti fondamentali (aminoacidi essenziali, vit B12, ferro, ecc.). Sono perciò insostituibili in quanto la loro mancanza causerebbe gravi carenze, soprattutto in età evolutiva, come la letteratura medica ha constatato e confermato. La gran parte delle aree utilizzate dagli animali zootecnici, ruminanti in particolare, non sono coltivabili, se non con gravi e irreparabili danni alla biodiversità e al suolo, per cui l'unico modo per ottenere alimenti per noi è il pascolamento. Infine, per le emissioni di gas climalteranti, eliminare gli animali non cambierebbe il bilancio del carbonio, in quanto quello emesso dagli stessi, anche in forma di metano, è di origina biogena e rientra nei cicli normali". Dunque: la carne serve, quella di pollo è la più richiesta ma costa sempre di più. In parte a causa della guerra, ma ci sono altre ragioni che portano ad un errore fondamentale.

Aumenti per tutte le carni, ma il pollo è la più richiesta (Shutterstock)

Un mercato perverso

La carne di pollo è diventata nell'ultimo decennio quella di gran lunga più acquistata dagli italiani. Specie dopo la crisi del 2008, cosa che ha portato all'esplosione della produzione di pollame e l'Italia è riuscita a raggiungere il 103% per cento della fabbisogno nazionale. E allora perché costa sempre di più? Perché una quota è destinata all'esportazione (circa 180mila tonnellate). Perché allevarli per il consumo interno comporta costi sempre maggiori (vedi l'esplosione delle bollette elettriche che investe in pieno le aziende) e perché mentre in Europa si fa fatica a mettersi d'accordo per mettere un limite "comunitario" al prezzo del gas proveniente dalla Russia, in Italia si continuano a dare sostegni economici a chi ha terreni produttivi inutilizzati invece che indirizzarli verso chi voglia produrre, aiutando così il Paese a mantenere l'autosufficienza nella produzione di carne, a partire da quella più richiesta, il pollo.

Questo è un errore fondamentale. Una perversione di mercato che incoraggia la speculazione, fa salire i prezzi e costringe a importazioni da Paesi la cui filiera è molto meno controllata. Come quelli del Mercosur, il cartello di produttori del Sud America di cui fanno parte Paesi come Venezuela, Uruguay, Bolivia, Cile. Rispetto ai quali da tempo si sono levate le proteste francesi e tedesche, che spingono per l'importazione interna ai Paesi Ue e soprattutto per pari controlli di qualità sulla carne che si acquista e poi si mette nella grande distribuzione. Il conto finale di tutto questo lo stiamo pagando ogni settimana. Come lo paghiamo ad ogni bolletta del gas che l'Italia produce per l'esportazione, ma che poi importa perché non ne ha abbastanza per casa sua.

Allevamenti di pollame (Shutterstock)