Il tonno crudo e la "scarica dei 101". Cos'è successo davvero al ristorante di Gubbio finito nella tempesta

I fatti risalirebbero al 2 ottobre ma negli scorsi giorni fra Web e social, fra meme e vocali in chat, si è cominciato a parlare di decine di intossicati. La replica del titolare

Massimo Casoli, titolare del 'Federico da Montefeltro' di Gubbio, con Le Iene inviate sul posto dello 'scandalo' (dal profilo Facebook del locale)
Massimo Casoli, titolare del "Federico da Montefeltro" di Gubbio, con Le Iene inviate sul posto dello "scandalo" (dal profilo Facebook del locale)
TiscaliNews

La gara di pesca, l'idea di farsi servire il tonno crudo, i 101 invitati che diventano poi "decine di intossicati" (20? 50?) e la tempesta social che trasforma in una apocalisse alimentare quanto avvenuto al ristorante Federico da Montefeltro di Gubbio. Con contorno di meme social goliardici, fotomontaggi allarmanti, messaggi vocali tutti da verificare che parlano di gente che scappa verso i bagni, colpita da dissenteria e nausee, con ricoverati per svenimento, gente che cerca di "liberarsi" anche in mezzo alla strada e uno di loro che, travolto dal malessere, avrebbe finito per avere un incidente stradale. Il tutto datato 2 ottobre. Ma da giorni la storia della "scarica dei 101" continua ad amplificarsi via Web e social. Dove arriva la shitstorm (termine in questo caso almeno in parte passabile) e quando dovrebbe cedere di fronte alle smentite? Ripartiamo dalla fine. Da quanto dichiarato da Massimo Casoli, titolare del ristorante che ha smentito tanta apocalisse gastronomica in una breve intervista telefonica col Corriere della Sera.

Uno dei "meme" costruiti sul "si dice" circa il pranzo a Gubbio (da Twitter)

La versione del ristoratore

Le parole di Casoli, che gestisce il Federico da Montefeltro a Gubbio, sono chiare: "Le notizie sull'intossicazione sono false, tutte false. Nessuna intossicazione". E l'intervento del 118 per soccorrere due clienti in preda al malessere? "Il 118 è intervenuto, ma non per una intossicazione. Abbiamo chiamato l'ambulanza perché due persone, fratello e sorella, hanno avuto un abbassamento di pressione...sono stati interventi che nulla hanno a che vedere con la qualità o la tipologia del cibo somministrato nel mio ristorante, con la preparazione dello stesso o con i metodi di cottura utilizzati, come a qualcuno piacerebbe far credere". Poi la chiusa: "Ci siamo mossi legalmente". Nel frattempo al ristorante di Gubbio sono arrivate anche Le Iene, il cui inviato è stato fotografato spiritosamente a fianco al titolare che su Facebook è tornato sulla questione: "Quel che ha avuto inizio come un semplice 'sparlare' si sta protraendo nel tempo e soprattutto, considerato che la divulgazione di notizie false e diffamatorie sta arrecando un danno all’immagine del ristorante, anche ben oltre i confini della città, invito chiunque a cessare simili comportamenti". Siamo a un passo dalla diffamazione, che è un grave reato penale.

L'anisakis e le fake news

Casoli dunque ribadisce di essere rimasto vittima di goliardate che però stanno rovinando la sua reputazione di ristoratore, e che i vocali in cui si parlava di gente in giro tipo zombie a farsi addosso per strada o in auto perché i bagni del locale erano già pieni di gente che stava male, sono tutti fake news. L'incidente d'auto è stato confermato, e anche il doppio soccorso del 118. Ma sulle decine di intossicati dopo la battuta di pesca al tonno che sarebbe stato portato in giornata crudo al ristorante di Gubbio e fatto servire crudo, ad ora non ci sono conferme. Nessuna notizia di cronaca, solo un continuo riprendere notizie fatte girare sul Web e sui social. La Asl ha poi specificato che nella data in cui sarebbe avvenuta la "scarica dei 101" il "pronto soccorso di Gubbio-Gualdo Tadino ha registrato tre accessi di persone che hanno partecipato al suddetto convivio ma con sintomatologie non riconducibili a tossinfezioni alimentari, tra cui una persona che è stata visitata per aver riportato una lieve ferita dopo un incidente stradale e che, dopo gli opportuni controlli, è stato dimessa".

Cos'è l'infezione da Anisakis dovuta al pesce crudo? Leggi qui

In effetti è molto strano che un ristorante di professionisti serva al volo tonno crudo pescato poco prima (e l'Umbria è lontana dal mare). Il pesce va abbattuto con passaggio a -20 ° per 24 ore o in freezer per almeno 96 ore. Altrimenti si rischia la cosiddetta Sindrome sgombroide, dovuta al batterio Anisakis, di cui abbiamo scritto qui. Il resto è, a quanto è poi emerso dai fatti, una fiction gastronomica che sconfina nella diffamazione. 

Uno delle centinaia di tweet sul presunto pranzo intossicato di Giubbio (da Twitter)