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Sovranità alimentare o pericoloso sovranismo "fascista"? Cos'è e cosa prevede

ll cambio di nome dell'ex ministero delle Politiche agricole, alimentari e forestali fa storcere il naso a molti ed entusiasma altri. Ma cosa significa davvero?

Cristiano Sanna Martinidi Cristiano Sanna Martini   
La premier Giorgia Meloni con l'aglio del Polesine in un suo post di 'difesa alimentare'. A destra, uno degli eventi di Campagna amica (Foto Instagram e Ansa)
La premier Giorgia Meloni con l'aglio del Polesine in un suo post di "difesa alimentare". A destra, uno degli eventi di Campagna amica (Foto Instagram e Ansa)

Con la decisione della presidente del Consiglio Giorgia Meloni di creare e nominare un apposito ministero dell'Agricoltura e della Sovranità alimentare (ex Politiche agricole, alimentari e forestali) si ritorna a parlare di sovranismo, di ripiegamento su un' autosussistenza nazionalistica e ad evocare la "campagna del grano" del Duce. Dato che questo dicastero, nelle mani di Francesco Lollobrigida avrà grande influenza su quel che l'Italia produrrà, berrà e mangerà, va capito a fondo di cosa parliamo e come cambiano le cose. Cominciamo dalle origini e dunque dallo sgombrare il campo ad un equivoco che si sta creando: sovranismo, ovvero nazionalismo, "prima noi", è cosa ben diversa della sovranità alimentare. Che non a caso esiste da anni nella Francia che tutto è fuorché fascista, in Canada e in diversi Paesi dell'America Latina. Il presidente Macron ha voluto create il Ministère de l'Agriculture et de la Souveraineté alimentaire. Perché questo nome e con quale fine?

"Cibus", un'altro dei grandi eventi del cibo a chilometro zero e con tipicità italiana (Foto Ansa)

Come la intende la Fao

L'organizzazione delle Nazioni Unite che si batte contro la fame nel mondo, la Fao, ha così concentrato la definizione di Sovranità alimentare: "E' il diritto dei popoli, delle comunità e dei Paesi di definire le proprie politiche agricole, del lavoro, della pesca, del cibo e della terra, che siano appropriate sul piano ecologico, sociale, economico e culturale alla loro realtà unica". Ecco, bisogna ripartire da queste ultime parole: la "realtà unica" locale. Signfica che, come già avviene in Francia, in Canada, e per le 182 organizzazioni non governative che rappresentano 81 Paesi e nel 1993 si sono unite in Belgio sotto il nome di Via Campesina (qui il sito ufficiale) l'occhio di chi deve gestire l'agroalimentare e il rapporto fra produzione, valorizzazione dei prodotti locali e protezione dell'ambiente, torna a focalizzarsi sulla sostenibilità, la protezione delle realtà nazionali, la tutela della specificità e l'equo compenso dei lavoratori. Insomma, si torna a mettere l'accento sul diritto di ogni Stato di determinare le proprie politiche agricole e alimentari "senza costrizioni esterne" né il sottostare a "interessi privati e ad un utilizzo scellerato delle risorse per il profitto di alcuni", come ha ribadito Barbara Nappini, nuova presidente di Slow Food Italia (da noi intervistata qui in video).

Manifestazione di protesta di Coldiretti (Ansa)

L'ambiguità da risolvere

Associazioni come Filiera Italia e Coldiretti hanno applaudito al ritorno in auge del concetto di sovranità alimentare in Italia. Commentando come la nuova direzione politica debba "valorizzare la biodiversità del nostro territorio e garantire agli italiani la fornitura di prodotti alimentari nazionali di alta qualità" e soprattutto difendere il valore "della produzione nazionale in un'ottica di apertura a un commercio internazionale basato su regole uniformi e condivise". Ecco, ripartire dalla tipicità locale ed entrare nel merito delle regole comunitarie, con l'insieme di quote da non sforare e commercio integrato sotto le quali si sgomita da sempre perché un Paese prevalga sull'altro.

L'autarchia è impossibile, ed ecco perché

Le regole sono sempre rivedibili, pretendere di chiudersi del "faccio tutto da me", nella cosiddetta autarchia, è impossibile perché irreale. Ce lo ricordano i peperoncini che abbiamo in balcone e che magari vengono dal Messico, le spezie nella dispensa, il latte e le farine, i mangimi che arrivano da diversi Paesi. E tutte le modifiche nelle produzioni alimentari che nel corso dei decenni hanno dato un realistica mazzata agli stereotipi sul "pomodoro italiano", alla "carota arancione di natura" e alla pretesa che l'Italia possa coltivare da se tutto il grano necessario al sostentamento della propria popolazione. Se, data la reggenza di destra, la sovranità alimentare sia destinata o meno a sbandare verso il sovranismo protezionistico, lo vedremo nei prossimi mesi. 

Uno dei presidi di Slow Food (Ansa)
Cristiano Sanna Martinidi Cristiano Sanna Martini   
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Cristiano Sanna Martini

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