Ma insomma, se faccio la spesa posso prendere il Covid da prodotti e confezioni? Gli ultimi dati

Torna l'interrogativo mentre è in vigore il Green Pass che per non viene richiesto quando si va in negozi di alimentari o supermarket. Le risposte

Chi è pieno di timori, e chi per niente: come regolarsi?
Chi è pieno di timori, e chi per niente: come regolarsi?
TiscaliNews

Green Pass sì o Green Pass no? Il dibattito che infuria in queste ore, con le regole riviste in corsa dal Garante della Privacy e poi con la nota del Viminale su cosa possono e cosa non possono fare i titolari di bar e ristoranti, non riguardano supermercati e negozi di alimentari. E in molti si chiedono perché, ragionando sul fatto che specie nelle grandi catene di commercio alimentare non ci sono particolari regole sull'afflusso (a parte quelle sulla mascherina e l'uso di gel igienizzante) e nessun controllo. Viene da pensare che la tappa della spesa quotidiana o settimanale sia tra le più ricche di insidie. Mentre venivano smentite voci infondate sul virus presente in modo particolare sulla carne rossa e bianca, a motivo dei casi estesi di contagio in alcuni macelli italiani ed europei, le ispezioni dei Nas hanno rivelato tracce del virus su Pos, carrelli della spesa e confezioni alimentari. Come regolarsi? Gli ultimi dati disponibili aiutano a capirlo.

Lo studio del Cnsa

A tornare sulla questione, a scanso di terrori irrazionali ma anche di comportamenti poco prudenti, è lo studio commentato del Comitati nazional per la sicurezza alimentare, consultabile qui. Il quale parte proprio da "specifiche richieste di chiarimento avanzate dalla sezione consultiva delle associazioni dei consumatori e dei produttori e da altri portatori di interesse". Si sa che il Covid-19 resta sui vari tipi di imballaggi per un tempo variabile, che va dalle 24 ore su carta e cartone alle 28 ore sul vetro. Maneggiando le confezioni ci si può infettare?

I comportamenti da non dimenticare mai

Su questo punto, il commento del Cnsa è chiaro: "Non sono disponibili evidenze scientifiche circa la trasmissione del virus attraverso oggetti e superfici contaminate a contatto con gli alimenti che possano far ritenere la presenza del Sars-CoV-2 sul packaging un fattore di rischio per la salute". Certo, se dopo aver maneggiato le confezioni ci si porta le mani non igienizzate verso le mucose (occhi, bocca) torna la probabilità di entrare (o rientrare) in contatto col virus. E se ancora sono in corso inchieste sulle origini del Covid-19, per ora la spiegazione più accreditata è che sia passato all'uomo attraverso il contatto con animali vivi o macellati di fresco, senza l'opportuno rispetto di regole sanitarie. E stando a questi dati consultabili sul sito del Ministero della Salute "attraverso i prodotti della filiera alimentare, dalla produzione delle materie prime alla vendita di alimenti grezzi o trasformati, ready to eat o a lunga conservazione" non si corre il rischio di infettarsi. Sono i comportamenti individuali a fare la differenza, tanto sul luogo di lavoro che come clienti di un'attività di commercio alimentare. Quindi, per l'ennesima volta: igienizzare mani e manubrio del carrello che si sta utilizzando, mantenere la distanza di sicurezza dagli altri (la prima cosa che ci si dimentica al supermercato, mentre si è in fila per il pesce o la salumeria o si sceglie la frutta) indossare la mascherina, non portare agli occhi o alla bocca le mani che stanno scegliendo e prendendo i vari imballaggi alimentari. E appena tornati a casa, disinfettare il tutto, a cominciare di nuovo dalle proprie mani. 

I comportamenti individuali continueranno a fare la differenza, anche al market