Tutte le bugie sul cibo che ci stanno dicendo. E a cui continuiamo a credere

Stevia "miracolosa" al posto dello zucchero, ananas squaglia-grassi, carne rossa sempre cancerogena. La lista è lunga. Eccola in dettaglio. I dossier dal Festival del Giornalismo Alimentare

Quello che leggiamo è sempre più quello che mangiamo
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TiscaliNews

Spaventare la gente, creare allarmismo e sensi di colpa, far circolare informazioni incontrollate per generare quel tipo di timore che serve a vendere qualcosa di "giusto e miracoloso" e a far cambiare le abitudini alimentari non in base alla tutela della salute, ma alle necessità del marketing. Compreso quello giornalistico, che sui titolacci ad effetto "tiraclick" ha costruito parte della sua effimera fortuna recente. Dal Festival del Giornalismo Alimentare di Torino, in cui tra l'altro è stata presentata e commentata la terza versione di Infosfera, ricerca sull'impatto delle bufale alimentari illustrata da Eugenio Iorio, professore di Social Media Analysis dell’Università Suor Orsola Benincasa di Napoli. Il quadro che ne esce è desolante. In soldoni: ci dicono un sacco di stupidaggini, ci danno troppe informazioni non verificate e manipolate, e noi ci crediamo. Vogliamo crederci. Vediamo in dettaglio.

Fobie alimentari: in aumento

Dalla carne cancerogena alla frutta che fa bene a chi ha il diabete

Queste le parole del professor Iorio: "Gli italiani hanno un grandissimo problema con le fake news: il 92% non è in grado di classificare correttamente un sito di bufale, l’86% con non sa riconoscere un profilo falso su Twitter, e il 64% non lo sa fare nemmeno di fronte ad una pagina Facebook di bufale. E, soprattutto, l’89% non sa riconoscere una fake news, con il risultato che quando una falsa notizia viene diffusa con i media mainstream è una catastrofe". Fra le bufale alimentari più diffuse: "Solo per il 12% è una fake news che ricongelare prodotti decongelati fa male, solo per il 16% che la frutta vada mangiata lontano dai pasti è una falsa notizia, solo per il 27% sono informazioni non corrette che la carne rossa faccia venire il cancro e che il caffè faccia male'". Andiamo avanti? Ecco altri dati della ricerca Infosfera: "Soltanto il  34% sa, dati alla mano che non è vero che scaldare o cuocere il cibo nel forno a microonde è pericoloso, appena il 36% evita di credere al motto antiscientifico 'più vitamine prendo e meglio sto' e all'adagio del marketing 'il cibo senza lattosio è più salutare'.

Se il cibo, a forza di fake news, diventa un nemico

Meno di un consumatore su due ha capito che è falso e pericoloso dire e scrivere che 'chi ha il diabete può mangiare tanta frutta'. Stessa percentuale di creduloni per il consiglio (sbagliato) 'bere molta acqua fa perdere appetito e quindi peso'. Uno su due fanno la parte dell'allocco di fronte a chi dice e scrive che l'acqua imbottigliata sia più sicura di quella del rubinetto, va meglio con coloro che riconoscono la bufala dell'ananas che squaglia miracolosamente i grassi. Almeno questi sono il 77%. 

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Meglio Facebook dell'Istituto Superiore di Sanità

Perché crediamo a queste bugie? Perché ci facciamo manipolare da chi costruisce il proprio business sulle paure alimentari? C'è sempre una componente emotiva nel nostro approccio, muove paure antiche e contemporaneamente evita l'impegno. Da quello di approfondire e capire se siamo di fronte a una informazione sbagliata, a quello di rivedere con criterio medico e scientifico la nostra dieta. Meglio credere al frutto miracoloso, al beverone delle meraviglie, a diete estreme mutuate dalla pratica sportiva (e quindi dedicate ad atleti, non a persone comuni). Oppure cedere al marketing alimentare che rende "miracolose" le proprietà di certe materie prime (dallo zenzero ai semi di chia alla stevia al posto dello zucchero, che pure hanno proprietà positive) e costruisce il lancio di nuovi prodotti sulla paura diffusa circa quelli presenti da tempo sugli scaffali. Altro passaggio significativo dell'esposizione di Iorio al Festival del Giornalismo Alimentare: "Rispetto all’Istituto Superiore di Sanità che mette in allerta la popolazione italiana circa le bufale attraverso il suo sito e Facebook o simili, il 57% degli italiani è convinto che questi amici siano le migliori fonti di informazione. Rinforzati dai pareri degli amici" in nome del più siamo a pensarla così più la verità è vicina. Ed è così che spesso si finisce tutti assieme nella stessa buca scavata e nascosta sotto la sabbia. 

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