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"Un olio su due non è extravergine". ll test e la guerra delle diffide, con una sorpresa in mezzo

A neanche due settimane dal premio mondiale vinto meritatamente da un nostro EVO, gli esami di esperti organizzati dal Salvagente provocano scontri

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Olio EVO, e il uno dei test su qualità e caratteristiche (Montaggio da Shutterstock)
Olio EVO, e il uno dei test su qualità e caratteristiche (Montaggio da Shutterstock)

Il primo alert su quanto poco olio extravergine d'oliva c'è nelle bottiglie che dovrebbero contenerlo, dato che viene venduto come tale, è di due anni fa. Ne avevamo scritto qui. Quella volta era stato Altroconsumo a incaricare due panel di assaggiatori professionisti nazionali e internazionali di certificare se il prodotto fosse conforme o meno a quanto dichiarato dal punto di vista commerciale. Verdetto: una bottiglia su tre non conteneva extravergine. Ora fare la verifica è Il Salvagente e le cose non vanno meglio, anzi: su 20 campioni analizzati, 11 non contengono EVO. Risale la polemica a pochi giorni da un prestigioso titolo vinto proprio dall'extravergine italiano. Ma andiamo con ordine.

Il test

Più della metà dei lotti analizzati dal team di esperti secondo la prova organolettica obbligatoria per legge ed eseguita da una struttura accreditata presso l'Agenzia delle Dogane e dei Monopoli di Roma risulta bocciata. Quelli del Salvagente non si sono fatti bastare questo esito e hanno organizzato un altro test con un secondo panel di esperti, il quale ha confermato che 11 bottiglie su 20 non hanno olio EVO. Ma "solo" olio d'oliva vergine di qualità inferiore. Il che non significa che il prodotto sia dannoso per la salute o pessimo. Ma che si spende di più per comprare quello un alimento diverso quanto scritto in etichetta.

Foto Shutterstock

Gli oli esaminati

L'esito dei test di come sono stati fatti è descritto qui in dettaglio, questi sono i tipi e marchi di olio esaminati dal Salvagente: Bertolli Gentile, Carapelli Il Frantolio, Carrefour Extra Cucina delicata, Cirio Cucina delicata, Colavita Mediterraneo, Coop Classico, Conad Classico, Pietro Coricelli Qualità tracciata, Costa d’oro L’extra, Dante Terre antiche, De Cecco Classico, Esselunga Classico, Frantoio La rocca delicato EurospinFarchioni, Primadonna Lidl, Fra’ Ulivo MDMonini Classico, Sagra Grandulivo, San GiorgioSanta Sabina. Alcuni di questi marchi hanno risposto che l'olio risultava extravergine dal punto di vista organolettico all'atto dell'imbottigliamento e che non possono essere considerati responsabili di come il prodotto è stato poi esposto su scaffali e vetrine o trasportato. C'è anche chi ha esposto diffida legale perché il proprio olio non venisse incluso nei test (ma Il Salvagente replica che le bottiglie sono state tutte anonimizzate, e che le diffide sono state respinte). La polemica resta ed è molto vivace. Tanto che all'inizio di maggio il Codacons ha diffidato Il Salvagente dal pubblicare i test, con la motivazione di un presunto conflitto di interessi fra ruolo pubblico e privato del panel dell'Agenzia delle Dogane (considerato uno dei più autorevoli e prestigiosi).

La guerra a pochi giorni dal premio mondiale

Che l'Italia sia tutt'altro che avara nella produzione di olio EVO d'eccellenza non è un mistero, e colpisce che i test del Savagente sollevino questo caso a neanche due settimane dalla vittoria di un olio extravergine italiano ai Sofy Award, fra i riconoscimenti più prestigiosi del settore. Ad essere proclamato miglior EVO del mondo, con premiazione a New York, è stato Dop Monte Etna Natura Viva realizzato, con il disciplinare biologico, tra i terrazzamenti lavici nel Comune di Bronte, a 700 metri d'altitudine, dall'azienda Barbera di Contrada Foggia - Custonaci, in provincia di Trapani. Soprannominato "la Ferrari degli oli". La materia prima c'è, stupisce e sorprende che mentre ancora si sente l'eco degli applausi per il nostro olio stia scoppiando una guerra sulla difformità fra etichette e contenuto delle bottiglie. Non certo quelle di Barbera, questo è un fatto. 

Foto Shutterstock
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