Quei veleni nell'acqua, nel cibo e nel latte materno: la "zona rossa" dell'inquinamento è italiana

Arrivano nuovi dati dal campionamento delle acque e degli alimenti nelle tre province interessate dal presunto disastro ambientale. E prosegue il processo

Pfas nell'acqua potabile: un allarme da non sottovalutare
Pfas nell'acqua potabile: un allarme da non sottovalutare
TiscaliNews

Su FoodCulture avevamo parlato diffusamente di quanto sia subdolo l'inquinamento ambientale da Pfas, perché le particelle di quei composti penetrano nel terreno, inquinano l'acqua, finiscono nel cibo e possono essere "restituiti" al neonato dalla mamma attraverso il latte della poppata (qui lo studio aggiornato). E di come uno dei peggiori casi al mondo di questo tipo di inquinamento che ha grande impatto sulla nostra alimentazione, si trovi proprio in Italia. E' stata avanzata l'ipotesi che il caso italiano sia il più grave di cui si abbia finora conoscenza. Perché nel mentre l'inchiesta e il processo a carico della Mitemi e di ciò che ha diffuso nell'ambiente in Veneto prosegue e fornisce nuovi e preoccupanti dati. Vediamoli in dettaglio.

Breve ripasso: cosa sono i Pfas

Ripartiamo dall'identikit del killer. I Pfas, trovati in quantità allarmanti nella "zona rossa" veneta, sono le sostanze perfluoroalchiliche. Pellicole resistenti all'acqua, grassi, agenti chimici e calore che riempiono gli oggetti della nostra vita. Dalle padelle antiaderenti alla carta forno, fino a vari cosmetici e farmaci e perfino abiti impermeabili. Da tempo si parla della pericolosità dei loro residui ritenuti pericolosi per lo sviluppo dell'embrione e del feto, per l'apparato endocrino e ormonale umano. Il pericolo esiste anche per gli adulti, perché la contaminazione da Pfas aumenta la probabilità di sviluppare tumori e di intossicarsi.

Una delle proteste di Greenpeace contro il "caso italiano" (dal sito ufficiale)

Processo alla Mitemi

Nel mentre è entrato nel vivo il processo contro l'azienda Mitemi, con l'ipotesi di reato di contaminazione delle acque potabili e disastro ambientale. Che riguarda le province di Padova, Verona e Vicenza. Greenpeace e Mammenopfas sono riusciti ad ottenere una prima lista di alimenti contaminati dai Pfas (qui il documento). Doverosa una precisazione: i dati sono ancora parziali e molto deve essere chiarito, analizzato e commentato. Ma di già, fotografano la presenza di inquinanti nelle uova, nel fegato di maiale, in alcuni tipi di pesce, ancora, nel fegato di vitellone. Si attendono i dati sulla presunta contaminazione di meloni e angurie. Nel mentre si hanno a disposizione i dati di uno studio effettuato dall'Istituto superiore di Sanità sulla "zona rossa" veneta nel 2017. Da cui emerge, tra l'altro, che analizzati i campioni provenienti da 259 residenti e 122 agricoltori, la presenza di contaminanti nel sangue era molto più alta della media. Per la precisione: da 13,8 a 159 nanogrammi per litro di sangue, quando il limite massimo consentito è di 8. Per questo inquinamento sono a processo 15 manager della Mitemi.