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Angelo Muto e il "tesoro" del Greco di Tufo, bianco estremo proveniente dalle miniere

Viaggio in una esperienza sensoriale estrema. Storie e assaggi che lasciano senza fiato, è come lasciarsi travolgere dai vapori e dalle acque vulcaniche

Vittorio Ferladi Vittorio Ferla   

Chi si avvicina al Greco di Tufo partendo dai vini di Angelo Muto si espone a un’esperienza estrema. L’assaggio di Miniere, il cru di Cantine dell’Angelo, stupisce e lascia senza fiato. La prima sensazione è quella di essere avvolti dagli sbuffi tipici dei geyser, le sorgenti d'acqua che producono eruzioni intermittenti sviluppando colonne di vapore. Ovviamente non mancano le note floreali di ginestre, ma l’assaggio immerge prima di tutto la mente nei fumi di una vasca termale. Qualcosa che richiama in modo potente l’impatto delle solfatare del luogo. La visita a Tufo in Irpinia, pertanto, non può che partire da qui.

Solo zolfo qui prima

“Fino a qualche decennio fa, Tufo era completamente dedicata al lavoro nelle miniere: l’attività quasi esclusiva dell’area era l'estrazione dello zolfo. Tutte le famiglie avevano in casa almeno un minatore e anche i miei nonni erano minatori”. Così racconta Angelo Muto, un omone dagli occhi cerulei e dallo sguardo buono, innamorato della sua terra ricca di asperità. L’economia locale era completamente nelle mani della famiglia Di Marzo, proprietaria delle miniere: il 70% dei profitti andava ai Di Marzo, il resto alle famiglie di minatori”, precisa Angelo. “Nelle miniere lavoravano almeno duemila persone fino a quando furono chiuse negli anni ’70. Oggi nel paese ci saranno al massimo 800 abitanti”, continua Angelo. Le miniere si sviluppavano per circa 500 metri sotto terra divise in 9 piani che comunicavano con dei carrelli a discesa per l’estrazione dello zolfo. Al piano terra c’era la lavorazione vera e propria dove lo zolfo veniva ripulito e impacchettato per la spedizione. Proprio a ridosso della miniera c’è la stazione ferroviaria, collocata strategicamente per favorire il trasporto dello zolfo. D’altronde, Tufo si trova in una posizione strategica, a 17 chilometri da Benevento e a 16 da Avellino.

Il comunismo che non esiste più e quel che è nato dai resti

“Tufo è stato un paese comunista, emancipato perché le donne lavoravano nella polveriera. C’era pure uno spaccio aziendale per chi lavorava nelle zolfatare”, sottolinea con orgoglio Angelo. Oggi l'area si distingue per le affascinanti tracce di archeologia industriale che, se adeguatamente valorizzate dalle istituzioni pubbliche, potrebbero favorire la creazione di un interessante distretto turistico che oggi avrebbe il suo pilastro principale nella produzione vitivinicola. Il tour in fuoristrada con Angelo Muto è un continuo saliscendi attraverso strade impervie e terreni scoscesi che danno ancora il senso di un’area selvatica dove tuttavia le vigne contribuiscono a costruire uno scenario unico e indimenticabile. La famiglia Muto lavora le uve di Greco (c’è anche un progetto recente per il recupero della Coda di volpe con una etichetta colorata dedicata al nonno) piantate sopra le antiche miniere di zolfo a Tufo: in totale 5 ettari e 20mila bottiglie. Angelo rappresenta la terza generazione impegnata in vigna. Da qui arrivano i Greco di Tufo tra i più originali e personali della denominazione. I due cru Torrefavale e Miniere racchiudono nel bicchiere l’anima del luogo, vigorosi ed esuberanti, spinti nella sapidità e nella freschezza, orientati su toni rocciosi.

Il bello si trova a oltre 400 metri d'altezza

Dopo aver completato il circuito dell’archeologia industriale dello zolfo, si raggiungono le vigne collocate esattamente sopra le miniere: un terreno caratterizzato da gesso e zolfo. In altura, a 450 metri si possono ammirare invece le vigne di Torrefavale, l’altro cru, che portano dieci metri di dislivello. La zona è ricca di biodiversità, completata da noccioleti e castagneti. Inoltre, il fiume Sabato garantisce quelle escursioni termiche sempre utili per fissare la complessità aromatica delle uve. L’area del tufese, ricorda Angelo, è caratterizzato dall’estrema parcellizzazione. In giro si vede ancora la raggiera avellinese. Angelo è un vero e proprio promoter del territorio e felice di mostrarlo nella sua interezza, anche segnalando le vigne degli altri colleghi viticultori. Si passa così dalla celebre Vigna Cicogna di Benito Ferrara, dalla vigna Cutizzi di Feudi San Gregorio, dai possedimenti di Claudio Quarta e di Mastroberardino.

L’area meriterebbe un lavoro di squadra che ancora manca

Eppure qualcosa si muove. Angelo Muto è il promotore dell’associazione Vignaioli in Terre d’Irpinia (Viti) che riunisce tre piccole aziende vitivinicole - Cantina del Barone di Cesinali, Cantine dell’Angelo di Tufo e Il Cancelliere di Montemarano - specializzate nella produzione, rispettivamente, di Fiano di Avellino, Greco di Tufo e Aglianico di Taurasi.

Cantina del Barone nasce a Cesinali, piccolo centro agricolo in provincia di Avellino. Terreni di origine vulcanica ricchi di minerali e di scheletro, esposizione a mezzogiorno, influenza del Monte Terminio e del Monte Partenio: qui il Fiano trova il suo habitat ideale. L’azienda vitivinicola Il Cancelliere è situata nel cuore di Montemarano, in una zona particolarmente vocata per la produzione del Taurasi. In cantina è prevalentemente utilizzato legno non nuovo al fine di esaltare i profumi e gli aromi che carattetizzano l’uva questo territorio. I tre soci condividono la stessa filosofia produttiva: ricerca dell’eccellenza e uso di metodi tradizionali biologici. Angelo Muto è l’uomo delle vigne, Luigi Sarno (Cantina del Barone) è l’enologo.

Piccoli vignaioli d’Irpinia: ecco i nostri migliori assaggi

Paone Campania Fiano Igp 2020 - Cantine del Barone

Vigne a 380 metri, orientate a est-ovest su terreni sciolti, scuri in superficie, sabbia e calcare. Pressatura intera con i raspi, fermentazione spontanea, no malolattica. Naso intenso, vegetale, aromatico, mandorla tostata e idrocarburi. Tratto rustico, compostezza, sorso verticale, pieno e ricco.

Particella 928 Fiano di Avellino Docg 2020

Nel 2001 parte della vigna di Fiano, la "particella 928", viene reimpiantata con un nuovo sesto di impianto e con un diverso orientamento dei filari. Fermentazione senza aggiunta di lieviti selezionati, sulle fecce per circa 7 mesi, 4 mesi in bottiglia. Profumi di zenzero, incenso, spezie, agrumi. Al palato è vibrante e gustoso. Sorso denso e cremoso, disteso, profondo.

Miniere Greco di Tufo Docg 2020 - Cantine dell’Angelo

Sulfureo, struttura da vino rosso, grande acidità. ulfureo, unico nel suo genere, propone frutta bianca matura e toni di macchia mediterranea; al sorso è a dir poco sapido, salato e vibrante, succosissimo e delicatamente tannico. Chiusura energetica e infinita.

Torrefavale Greco di Tufo Docg 2020 - Cantine dell’Angelo

Affina 12 mesi in acciaio. Giallo paglia dorato carico. Sa di ginestra e camomilla su fondo sulfureo, ma anche agrumi ed erbe aromatiche. Teso e salino. Finale caratterizzato da una notevole scia sapida.

Vittorio Ferladi Vittorio Ferla   

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