"La rabbia del ciccione sfigato": Bastianich oltre la cucina. Gli errori, le droghe e cosa conta davvero oggi
Dalla discriminazione subita come figlio di immigrati alle sbandate e al tempo perso, fino al rituale sciamanico e al business di oggi, diversificato
La rabbia addosso ce l'ha ancora, anche adesso che gli anni sono 57. Perché per troppo tempo Joe Bastianich è stato il bambino e poi ragazzino "povero, sfigato e ciccione" snobbato da tutti a scuola e figlio di una famiglia di immigrati friulani che non erano certo dell'alta società americana. E che cominciavano a rimboccarsi le maniche, fino a diventare una potenza della ristorazione e poi della cucina in tv, a cominciare dalla popolarissima mamma Linda. Ora è il momento di fare i conti con se stesso.
"Dobbiamo lavorare più duro di tutti"
Joe Bastianich è tornato a raccontarsi sia sul Corriere che su Affaritaliani, l'occasione è lo spettacolo Money - Il bilancio di una vita. Mentre prosegue la sua attività nella ristorazione ("Oggi ho tremila dipendenti" dice) e non fa sconti a se stesso, agli eccessi e agli errori del passato, "come i ristoranti che ho dovuto chiudere". In molti ricordano come la sua rabbia di ragazzetto discriminato negli Usa, con la nonna Erminia che diceva alla famiglia "noi dobbiamo lavorare più duro di tutti" veniva spesa nel terrorizzare e tenere in riga gli aspiranti MasterChef soprattuto nelle prime edizioni del programma. La stessa nonna che gli prestò i soldi per aprire il suo primo ristorante. Il prezzo da pagare è stato alto: "A 10 anni, per 9 dollari a settimana, mi alzavo all’alba, prendevo la bici e consegnavo giornali al lancio prima di andare a scuola. Finché un panettiere mi ingaggia per infornare bagel: i dollari erano diventati addirittura 18". Ecco il cibo, una costante nella famiglia Bastianich, e alla lunga, una fortuna, anche economica. Che però non spegneva rabbia ed errori.ù
Dopo l'ayahuasca
Un Bastianich dimagrito, che nel mentre ha differenziato le sue attività fra ristorazione, programmi tv (l'esordio molto fortunato del nuovo Foodish) e musica (suona discretamente la chitarra, ama il blues e certo cantautorato americano) per fare reset di se stesso si è sottoposto al rito amazzonico e sciamanico dell'ayahuasca, la pianta sacra allucinogena che, dicono, ti mette in contatto con la parte più nascosta e irrisolta di te: "Non è per tutti...ma l'esperienza è stata pazzesca, ho anche smesso di fumare". Da lì la decisione di investire anche nel business della canapa legale e terapeutica. E oggi le cose davvero importanti quali sono? "I tre figli" di sicuro, e i soldi? Solo se aiutano a fare cose belle: "Servomo per vivere, ho cercato di non farli dominare...devi fare ciò che ti dà soddisfazione". Poi c'è il tempo da recuperare: "Da giovane ne ho sprecato su cose che non importano così tanto". Ma al fondo di tutto, quella rabbia da ex sfigato e "ciccione" immigrato italiano c'è ancora: "Quando vedo quelli che trattano con supponenza i camierieri mi irrito...". E non c'è ayahuasca che tenga.
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