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Cannavacciuolo chef senza padre: "Non voleva che facessi il cuoco. Ora vorrei fermarmi ma non si può"

L'anno magico del maestro della cucina stellata (terzo riconoscimento per lui) chiude un cerchio di fatica e dedizione durato 25 anni. E lui fa i conti con se stesso

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Antonino Cannavacciuolo in una foto d'infanzia (pubblicata dal Corriere della Sera) e oggi (dal suo Instagram)
Antonino Cannavacciuolo in una foto d'infanzia (pubblicata dal Corriere della Sera) e oggi (dal suo Instagram)

Lo avevamo lasciato in lacrime, felice e commosso (leggi qui) al raggiungimento della terza stella Michelin che lo lancia ancora di più nel gotha internazionale della grande ristorazione gourmet. Ci sono voluti 25 anni di impegno "a testa bassa", come li descrive lui stesso, per far arrivare Antonino Cannavacciuolo dov'è ora. Con la sensazione "che gli anni spesi a fare questo mestiere hanno un senso". A 47 anni lo chef campano fa un consuntivo di questa sua prima parte di vita, e torna al rapporto difficile avuto con suo padre. Che non c'era, che si oppose in tutti i modi possibili a che il figlio si desse alla cucina. Non per cattiveria ma per un motivo molto più tangibile: lui stesso lavorava al ristorante e viveva sulla sua pelle la durezza di quel lavoro.

"Ho vissuto senza mio padre"

Antonino Cannavacciuolo ha raccontato la sua infanzia di sogni, ristrettezze e duro lavoro in una famiglia semplice. Al Corriere della Sera ha detto: "Io ho vissuto senza mio padre. Dico sul serio. Lui aveva la scuola al mattino. E poi il lavoro al ristorante, parliamo di lavori davvero difficili e usuranti. Lavori per i quali non si riesce a fare una vita normale. Ecco perché lui non voleva assolutamente che io facessi il cuoco. Sognava che avessi un’esistenza diversa. E invece io sentivo che quella era la mia strada. La mia passione vera. Quando glielo spiegai, parlandogli col cuore aperto, mi disse solo: se vuoi fare questo lavoro fallo, ma devi essere sicuro che sei spinto da una passione vera. Altrimenti soffrirai tanto". Per vincere questa scommessa col padre contrario e preoccupato della passione del figlio, moltissimo è sacrificato sull'altare della professione in cucina: "Mai una vacanza in senso stretto".

Inventato alla tv dalla moglie

Il successo di chef Cannavacciuolo è frutto di duro lavoro, certo, di un team che è come una seconda famiglia, e di certe testardaggini sue circa le proposte in cucina. Come la burrata o la pasta secca in una cucina gourmet. E' altrettanto sicuro che il suo debutto prima a Cucine da incunbo poi a MasterChef abbia contribuito al prestigio della sua "firma", alla popolarità del suo personaggio. In questo senso lo chef è stato inventato alla tv dalla moglie (ne abbiamo scritto qui) che lo aiutò a vincere timidezze e resistenze. Cinzia Primatesta, abile manager della ristorazione, è fondamentale in tutto quello che Cannavacciuolo fa. Lui le ha dedicato la terza stella Michelin con gli occhi lucidi e lei ora lavora alle nuove aperture dei Bistrot Cannavacciuolo. "Lei è la mia valvola di sfogo. E devo a lei tante cose, come quella di avermi regalato la tranquillità di potermi dedicare al mio lavoro. Lei è anche una grandissima mamma, in senso allargato" dice lo chef. Che vorrebbe fermarsi per concedersi un po' di tempo, fare quello che per 25 anni non è riuscito a fare, "studiare, avere tempo per me". Ma non è possibile. Sono in corso nuove aperture di attività, e quattro recenti sono state fatte negli ultimi mesi. Ci sono i conti da far quadrare e "come sono saliti i tassi dei mutui". Ma una certezza resta, al netto di molta fatica: "Io sono cuoco e morirò cuoco". 

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