Cannubi, il re dei vini voluto da Camillo Benso oggi è al centro di una collina sostenibile e hi tech

Ha questa denominazione la bottiglia più antica di tutto il Piemonte. Frutto di un territorio, le Langhe, che oggi fa da pilota per la transizione ecologica

Camillo Benso Conte di Cavour, e la veduta di Cannubi dalla strada che sale verso Barolo
Camillo Benso Conte di Cavour, e la veduta di Cannubi dalla strada che sale verso Barolo

È uno dei mantra del nuovo corso politico italiano: transizione ecologica. In attesa di comprendere come sarà gestita, su scala nazionale, la trasformazione dei sistemi produttivi e del nostro stesso stile di vita in un regime meno impattante sotto il profilo ambientale, nei territori del vino la sfida green è stata lanciata da tempo, confermando, una volta di più, la capacità del settore di anticipare tendenze e orientamenti che poi si ritroveranno applicati in altri segmenti dell’economia e della società. La viticoltura come specchio della comunità, si potrebbe essere tentati di sostenere.

Tra le aree più dinamiche in questo senso, in Italia, si segnalano le Langhe. Terra di eccellenze enologiche, è assodato, ma, da qualche tempo, anche laboratorio di nuove pratiche rurali e incubatore di modelli di produzione meno impattanti. Non è un caso che proprio i vigneti, che fanno da corona ad Alba, siano in prima linea in questa lodevole ricerca di soluzioni alternative alle metodologie produttive tradizionali. La loro storia li favorisce. La fascia collinare del Sud Piemonte ha conosciuto, negli ultimi trent’anni, cambiamenti radicali. La società contadina, abituata a vivere e operare in sintonia con i ritmi della natura, ha lasciato spazio a una comunità industriosa, dinamica e aperta al mondo. La viticoltura è diventata preponderante rispetto a ogni altra forma di coltivazione, con tratti di monocultura che sono sotto gli occhi di tutti. Nei fondivalle sono sorti veri e propri distretti industriali, a supporto dell’enologia rampante: aziende che realizzano bottiglie, tappi, botti, ricambi meccanici, e poi corrieri, spedizionieri, magazzini e poli di logistica. La conseguenza più evidente è stata la trasformazione del paesaggio, sempre più antropizzato e adattato alle attuali esigenze. Secolari equilibri sono stati intaccati. E madre natura, qualche volta, ha reagito con durezza. I viticoltori, che operano tutti i giorni a stretto contatto con la terra e con l’aria, si sono dunque attivati per immaginare, prima, e mettere in pratica, poi, un modello di lavoro alternativo. Enti e istituzioni hanno guidato il processo di transizione. Due, in particolare, i progetti che vale la pena di segnalare, per il loro carattere innovativo e per aver superato lo step teorico, dimostrandosi perfettamente applicabili nella vite, pardon, nella vita reale.

Il progetto Ecolog per le "Langhe Verdi" che punta a ridurre impatto ambientale e inquinamento

Meno traffico sulle strade dell'enoturismo

Ecolog è l’ambizioso piano, promosso da Coldiretti Cuneo e dal Consorzio di Tutela Barolo Barbaresco Alba Langhe e Dogliani, che punta ad abbattere il traffico di mezzi pesanti sulle strade dei territori del vino riconosciuti Patrimonio mondiale dell’umanità, favorendo la crescita dell’e-commerce, dell’ecoturismo e la diffusione della mobilità sostenibile. Saranno trenta le cantine che, nel corso del 2021, prenderanno parte al progetto pilota e che, una volta ricevuto un ordine di acquisto, recapiteranno il vino presso un unico polo logistico, utilizzando mezzi più piccoli, a basso impatto ambientale, invece dei Tir, spesso causa di problemi di viabilità e inquinamento sulle strade dei piccoli comuni di Langa. Dall’hub di smistamento, collocato nella zona industriale di Alba-Bra, il vino ripartirà, per poi raggiungere i mercati di destinazione. Il presidente del Consorzio, Matteo Ascheri, non ha dubbi: "Le strade e le colline vitate sono sempre più frequentate da turisti e cicloturisti. Un trend positivo, che mal si concilia con la circolazione di grossi mezzi autoarticolati. Dovevamo fare qualcosa". Il progetto rappresenta anche un’importante occasione per potenziare l’e-commerce, che durante il lockdown è stato per le cantine uno strumento chiave per incrementare le vendite al consumatore. Un’iniziativa, quindi, volta alla tutela ambientale e paesaggistica, che unisce la volontà di rendere più sicure e pulite le strade del vino a una vera e propria innovazione logistica del comparto vitivinicolo.

La più antica bottiglia di vino

Sono partito dalla fine della filiera produttiva, mentre, a monte, è Cannubi il protagonista indiscusso della rivoluzione verde. Per capire di che cosa si sta parlando, basti dire che la più antica bottiglia di vino delle Langhe reca la scritta Cannubi 1752. Il Barolo nasce intorno alla metà dell’Ottocento, su impulso di Camillo Benso, conte di Cavour, dei marchesi Falletti e dei re Carlo Alberto e Vittorio Emanuele II, padri nobili (anche) della nazione. Ne discende che Cannubi precede l’origine del vino simbolo del Piemonte. È il vigneto più celebre della Docg Barolo. Altri appezzamenti, nel corso del tempo, possono avere acquisito pari o maggiore visibilità, talora cavalcando tendenze di stagione. Cannubi è sempre rimasto un faro, impassibile allo scorrere delle mode. Un cru “marcaleone”, come amano definirlo gli anziani del posto. A chi sale a Barolo, arrivando da Alba, la collina di Cannubi sfila sulla sinistra del finestrino, accompagnando letteralmente il visitatore fino all’ingresso del paese. Un’autentica cartolina di benvenuto, morbida e radiosa in ogni istante dell’anno.

Chiara Boschis, nota barolista, non usa giri di parole per raccontare il progetto del distretto biologico nel cuore della denominazione: «Non abbiamo scelto Cannubi a caso. Abbiamo pensato che, se ce l’avessimo fatta lì, ce l’avremmo potuta fare ovunque». Qualche anno fa, lei e un gruppo di colleghi, tutti proprietari di vigneti o parcelle a Cannubi, hanno deciso di unire le forze in nome della sostenibilità, anche allo scopo di superare la tradizionale obiezione mossa al movimento “bio”, ossia la sua parzialità di efficacia: "Posso essere una persona attenta all’ambiente, ma se sono circondata da vicini meno sensibili, i miei sforzi saranno vanificati dalle loro pratiche invasive. Ecco perché è importante essere in tanti". Sotto la guida del tecnico toscano Ruggero Mazzilli, i barolisti di Cannubi hanno adottato un protocollo comune di pratiche agronomiche “pulite”. Non solo. La collina è stata, per così dire, cablata, con capannine high-tech che avvisano dei rischi fitopatologici in tempo reale, a seconda delle condizioni meteo. A Cannubi sono arrivati i semafori: verde, tutto sotto controllo; nero, rischio massimo per l’insorgenza di malattie, dunque necessità di intervenire. È la viticoltura del futuro, capace di guardare ai ritmi e ai migliori insegamenti del passato. Nel 2015 sono usciti i primi vini prodotti con questo approccio condiviso. I proprietari di vigneto in Cannubi sono ventisei. Di questi, ventiquattro hanno aderito al progetto, creando le condizioni affinché l’iconico cru possa lasciare un altro segno decisivo nella sua storia secolare.

In questo modo, tra colline mai così verdi e strade di campagna ritrovate, le Langhe provano a tracciare la rotta verso un futuro di maggiore armonia tra l’uomo e l’ambiente, a beneficio di tutti, appassionati di vino e non.

L'antica etichetta del Cannubi