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"Giù le mani, non venderemo mai": l'impero esselunga, la guerra fra i Caprotti e contro la Coop

A 17 anni dalla prima edizione e dopo la censura subita, torna il libro che ripercorre la storia del grande marchio. Ma ne esce un secondo con dentro molti veleni

di FoodCulture   
Giuseppe Caprotti (fotogramma da Youtube), Bernardo e Marina Caprotti (foto Ansa/gruppo Esselunga)
Giuseppe Caprotti (fotogramma da Youtube), Bernardo e Marina Caprotti (foto Ansa/gruppo Esselunga)

Dici Caprotti e sei subito al centro di una delle più importanti vicende della grande distribuzione alimentare nel nostro Paese. Una storia di imprenditoria del cibo che lascia un segno grande così e va oltre una scia di veleni che non è mai svanita del tutto. Anche per questo Marina Caprotti cura una riedizione del libro Falce e Carrello che a diciassette anni di distanza torna a spiegare tutta la storia del marchio di distribuzione alimentare fondato da Bernardo Caprotti nel 1957 e che tuttora conta sul territorio italiani 191 punti vendita e 26mila dipendenti. Esselunga è quella dei discussi e perciò molto riusciti recenti spot pubblicitari con protagoniste una pesca, una noce e una carota al centro di scene di vita familiari e quotidiane. 

"Non venderemo mai e che nessuno tocchi mio padre"

Bernardo Caprotti fa nascere Esselunga nel '57 approfittando degli interessi della famiglia Rockefeller nel settore, dalla  metà degli anni Sessanta l'impresa diventa sempre più grande e fortunata. Nel mezzo di questa grande espansione, i due fatti che squassano la coesione interna dell'azienda. La lunga guerra legale contro Coop e i rapporti problematici con i figli. Sul primo fronte il duello Esselunga-Coop vide il marchio di Caprotti vincere in tribunale che accusava i rivali "rossi" di pratiche commerciali scorrette. Nel 2008 il ricorso di Coop Italia che lamentava come diffamatorie le cose dette e poi scritte da Bernardo Caprotti nel libro ora tornato in stampa, e il pagamento di 40 milioni di euro di danni poi ridotti a 300mila euro. A seguire la sospensione ottenuta da Caprotti-Esselunga, nel 2011, sia del pagamento dei danni sia della sostanziale censura del libro (fu proprio questa parola ad essere usata dai giudici della Corte d'Appello di Milano). L'anno dopo ecco la condanna dell'Antitrust alla Coop Estense, con ordine di pagare 4.600.000 euro di danni e rimuovere tutti gli ostacoli creati in modo illegittimo per fermare l'espansione di Esselunga. Bernardo Caprotti, morto a quasi 91 anni nel 2016, è rievocato dalla figlia Marina con grande amore e difesa del suo onore "che non può difendere personalmente" come si trova scritto nel libro. Oggi presidente esecutiva di Esselunga, la Caprotti ha detto: "Non potevo accettare che venisse svilito il valore di ciò che lui ha costruito per l’Italia e che ogni giorno ci sforziamo di preservare in Esselunga" e ha fatto suo il lascito del padre che ancora in vita le disse "nessuno, a Dio piacendo, potrà mettere le mani sull’Esselunga". Ma la guerra in famiglia prosegue.

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La versione del figlio 

Non a caso a fine 2023 è uscito un altro libro sulle vicende interne al grande gruppo alimentare, si intitola Le ossa dei Caprotti e lo ha scritto e lo sta presentando con incontri e interviste Giuseppe Caprotti. Figlio di Bernardo, da lui coinvolto nell'azienda di famiglia e poi licenziato. Nella sua versione, Bernardo Caprotti diventa un geniale e affascinante imprenditore dell'alimentare ma anche un accentratore che esclude progressivamente gli altri figli dall'azienda (a includere Violetta Caprotti) mettendo al suo fianco la segretaria particolare Germana Chiodi che riceve in eredità 75 milioni di euro più altri dieci per gli anni trascorsi in azienda. Giuseppe e Violetta Caprotti, nella rievocazione fatta dal primo, danno prima un grande contributo al marketing, all'ampliamento dei prodotti dell'azienda, alla nuova sensibilità per i prodotti equo-solidali, all'espansione del mercato con tecniche di management apprese negli Usa. Ma poi arriva il licenziamento nel momento in cui Giuseppe Caprotti è amministratore delegato: "Apprendo dai giornali che mi sono state revocate le deleghe di amministratore delegato. Sono stato fatto fuori da mio padre. Non me l’aspettavo, avevo capito che venivo accusato a torto, di aver creato un buco nei bilanci. Ho capito che i conteggi venivano fatti in modo diciamo abbastanza strano". Quella frattura non si ricomporrà più, mentre l'impero Caprotti resta in mano della sorella Marina. 

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