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Il sogno "arancione" di Giovanna Neri diventato un vino speciale che trabocca di ottimismo

Arancione come i tramonti della Val d'Orcia e il colore della fiducia e autostima nel Feng Shui. Una storia di imprenditoria femminile, e i nostri assaggi

Vittorio Ferladi Vittorio Ferla   

L’arancione. Colore caldo per eccellenza, simbolo di energia e positività. Vivace, carico di personalità, trasmettere ottimismo, gioia e complicità, vitalità e forza. Nella psicologia dei colori, si pensa che incoraggi la socializzazione e la tolleranza e ispiri le capacità realizzative e la produttività. Secondo il Feng Shui, l’antica arte taoista ausiliaria dell’architettura, l’arancione è in grado di infondere pace interiore, fiducia e autostima, stimolando saggezza, creatività e socialità ed è pertanto indicato per gli ambienti della casa dedicati alla convivialità. Nel buddismo è il colore dell’illuminazione e delle vesti indossate dai monaci. Arancione è il colore scelto da Giovanna Neri, produttrice a Montalcino, per marcare l’identità della sua azienda, sia nell’architettura della cantina che nella grafica delle etichette di Brunello, a dispetto dell’austerità della tradizione.

Tutta la magia del tramonto dentro i vini

“L’arancione mi dà gioia, è allegro. Qui siamo proprio al confine con la Val d’Orcia e godiamo di tramonti meravigliosi e mozzafiato. I riflessi di arancio del crepuscolo sul verde delle colline hanno ispirato l’uso dell’arancio per la mia cantina”, spiega Giovanna. Chiunque abbia la fortuna di conoscerla può testimoniare che l’arancione incarna perfettamente la personalità di Giovanna. Una donna che conquista e travolge, oltre che con la qualità dei suoi vini, con la sua carica di vitalità e di entusiasmo. “Ho cominciato con 4,5 ettari di vigneti del mio babbo, ero socia con mio fratello - racconta. Quando mio padre morì, ottenni un terzo della cantina di famiglia e mio fratello la maggioranza, secondo le logiche ereditarie di famiglia che privilegiavano i figli maschi. Così decisi di cedere la mia parte e diventare autonoma: a 40 anni mi sono messa in discussione avviando la mia azienda agricola”.

La parte più difficile: cominciare

Gli inizi non sono facili. Giovanna Neri comincia a fare il vino in condizioni di fortuna. All’inizio si appoggia nella cantina di un’amica. Poi usa dei fienili. Quindi si sposta in un capannone chiamato “la zucca” proprio perché lei lo ridipinge di arancione - sì, è proprio il suo colore - e perché la speranza è che la zucca possa alla fine trasformarsi in una splendida “carrozza” ovvero in una cantina vera e propria. Sembra incredibile pensare che la discendente di una importante famiglia del vino a Montalcino possa ricominciare così, da zero, producendo un “vin de garage”. Eppure, è andata proprio così. Giovanna impegna tutta se stessa per realizzare il suo sogno, basandosi esclusivamente sulle sue forze. Nel 1997 comincia da sola, con una figlia piccola. All’inizio vende l’uva, poi fa i primi investimenti per comprare il trattore e i primi macchinari. Nel 2003 imbottiglia il suo primo Brunello. Alla fine, il progetto della nuova cantina vede la luce nel 2015. Una splendida annata, in tutti i sensi.

Un'azienda bio che sogna le 60mila bottiglie l'anno

Oggi Col di Lamo - che prende il nome dal podere di Lamo, adagiato su una dolce collina - può contare su sei ettari di Brunello, un ettaro di Igt e 1,5 ettari di rosso. Siamo nel versante nord orientale di Montalcino dove i vini sono eleganti e di grande bevibilità. Una produzione totale di 30 mila bottiglie che, potenzialmente, potrebbe raddoppiare. L’azienda lavora in biologico: il progetto parte nel 2014 e la conversione viene formalizzata nel 2018. “In cantina ho ricominciato a usare il cemento: vorrei riconvertire tutto al cemento, è un contenitore più vivo e traspira di più, l’inox si pulisce meglio ma non è così vivo. D’altra parte, nell’enologia si torna spesso indietro alle origini”, spiega. Il consulente enologo è Maurizio Castelli, che il Sangiovese lo conosce bene: “Con Maurizio vado d’accordo perché rispetta molto il territorio ed è capace di riconoscersi nella mia visione del vino. Lui dice che il mio vino non segue la moda, ma io voglio fare il vino che mi piace. Quale legno? Serve quello adatto ai tuoi vini, non necessariamente il più costoso. Io ho scelto le botti di un artigiano austriaco”, chiarisce Giovanna.

Il vino è sempre una questione di famiglia

Prima della pandemia entra in azienda la figlia Diletta, laureata in lettere alla Cattolica di Milano e poi specializzata nel marketing del vino. La sua tesi di laurea è dedicata al teatro romano, che nasce proprio dalle feste della vendemmia. Parecchi secoli prima di una vera e propria attività teatrale nell’antica Roma, infatti, i contadini, in occasione di importanti ricorrenze del calendario agricolo (aratura, mietitura, vendemmia), concludevano le loro fatiche celebrando delle feste, cioè dei “ludi”, nel corso dei quali si svolgevano azioni rituali vicine a rudimentali forme di teatro. Ma Diletta ha anche proiettato l’azienda nella modernità seguendo tutta l’area della comunicazione e dei social media. “Durante la pandemia, mia figlia ha ritrovato un ex fidanzatino di quando aveva sedici anni e mi ha regalato due nipoti: Tito e Tazio, nomi squisitamente romani. Diletta ha visto in questi due bambini dei piccoli imperatori”, sorride Giovanna. Con madre e figlia, Col di Lamo è un’azienda declinata al femminile, perfino nel raffinato - e arancione - profilo di donna che segna le etichette.

I vini, poi, capaci di dare parecchi punti a brand più antichi e celebri, sono un concentrato di energia e di eleganza: una fedele rappresentazione del carattere e dello stile di Giovanna. Nelle ultime annate, con i suoi vini molto territoriali, Col di Lamo ha raggiunto una maturità tecnica e stilistica che convince. Chi entra in cantina trova una frase tratta da Il piccolo principe: “Fai della tua vita un sogno e di un sogno la realtà”. “È la filosofia della mia cantina. Per me è stato un sogno fare una cantina piccola, ma è la cantina dei miei sogni. Tutti quelli che entrano spero siano capaci di realizzare quello che hanno dentro al cuore: perché se non ci provi hai già perso”. Parola di Giovanna Neri.

Col di Lamo, i nostri assaggi

I vini di Col di Lamo sono intensi e materici, con grande soddisfazione per il palato. Annata 2016 in pole position.

Rosso di Montalcino Doc 2020

Bellissima sorpresa, morbido ma vibrante, balsamico, fruttato, gustoso. Scorre che è un piacere. Plastica dimostrazione che a Montalcino si può godere anche di un rosso accessibile (anche sul piano economico), ma di eccellente qualità

Brunello di Montalcino Docg 2016

Una grande espressione di eleganza. Naso di confettura, fruttato. Sorso grasso e rotondo con un retrogusto sapido e lungo.

Brunello di Montalcino Docg 2018

Sa di rosmarino, ciliegie e sottobosco. Ottimo ingresso in bocca, con tannini risolti: offre una piacevole beva. Ha un passo tanto lungo: è destinato a migliorare nel tempo.

Brunello di Montalcino Selezione “A Diletta” Docg 2016

Olfatto ampio e “scuro” di marasche e more con note fumé. In bocca è succoso e masticabile, ricco di materia, sapido e persistente.

Brunello di Montalcino Riserva Docg 2016

Olfatto speziato e floreale su base di frutta rossa. Trama fitta, con tannini ben integrati. Vino succoso, di grande eleganza.

Brunello di Montalcino Docg 2013

È uno spettacolo: fresco, spigoloso, coriaceo come ti aspetti da un Sangiovese purosangue.

Brunello di Montalcino Docg 2006

Nasce negli anni “ruggenti” come “vin de garage” quando la cantina ancora non c’era. Conserva personalità e struttura: una nota mentolata al naso, una ampiezza sontuosa calibrata dalla freschezza. È proprio vero che il tempo è amico del Brunello. 

Vittorio Ferladi Vittorio Ferla   
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