Madre ex produttrice di cinema e figlia ingegnera aerospaziale: ora unite alla ricerca del vino perfetto

Il viaggio parte dalla Tenuta Caparzo: "Una decisione da incosciente". Ma oltre alla terra, salvata da un vecchio scandalo finanziario, ecco la decisione di far crescere il Sangiovese, bello e difficile. Fino a venderlo in 47 Paesi

Elisabetta Gnudi e Alessandra Angelini: madre e figlia, stessa 'mission'
Elisabetta Gnudi e Alessandra Angelini: madre e figlia, stessa "mission"

Il sogno di fare il vino in Toscana Elisabetta Gnudi Angelini lo realizza a poco a poco. Non proviene da una famiglia produttrice di vino, ma oggi può contare su quattro aziende vitivinicole tra le province di Grosseto e Siena. “Comprare vigneti in Toscana è stato da incosciente. Quando mi misi in testa di investire in agricoltura non c’era ancora molto spazio per le donne in campagna. Ho fatto dei sondaggi in Piemonte e in Sicilia, ma la Toscana era per me un ambiente più facile. Dopo 23 anni di attività sono contenta della scelta fatta”. La vocazione per il vino di Elisabetta arriva a 40 anni. Fino a quel momento - dopo aver perso molto giovane il marito, l’imprenditore farmaceutico Paolo Angelini - aveva fatto i lavori più diversi: gestore d’albergo negli Usa, manager dell’azienda farmaceutica di famiglia, correttrice di bozze per Confagricoltura, produttrice di cinema e teatro con l’attore Luca Barbareschi. Quando decide di cedere le sue quote dell’impresa di famiglia, la passione per la campagna, per il buon bere e mangiare, la orienta verso la Toscana.

Saper creare un "colpo di fortuna"

Il suo “primo amore” è la Tenuta di Caparzo, azienda storica di Montalcino, fondata nel 1970 quando i produttori intorno al bel borgo a sud di Siena erano poco più di una decina e si era ben lontani dall’immaginare il successo e il clamore che il Brunello avrebbe poi suscitato. Ci racconta che la Tenuta di Caparzo “era già allora un’azienda fuori dagli schemi con la sua etichetta verde un po’ bruttina, ma futurista. Ci ho messo due anni per mettere d’accordo i dodici soci”. Poi arriva Borgo Scopeto, nel Chianti, una grande azienda agricola che produce Chianti Classico e uno straordinario olio extra vergine di oliva. “Un colpo di fortuna”, ammette. “I proprietari furono coinvolti in una sorta di Tangentopoli svizzera e io ne approfittai per acquisire l’azienda”.

Il no orgoglioso ai francesi, e la crescita costante

Ai vigneti è annesso un Relais de Charme ricavato restaurando un antico borgo medievale che, senza l’intervento della Gnudi, sarebbe andato distrutto. Un accurato restauro conservativo che vede Elisabetta occuparsi personalmente della scelta di ogni dettaglio, dai materiali agli arredi. Con un investimento poderoso di risorse (circa 30 mln di euro). Ma per lei la più grande impresa è stato l’acquisto, nel 2002, della tenuta di Altesino, che confina proprio con Caparzo: “Lì ho fatto una pazzia”, confessa. “Quando morì il proprietario, il figlio decise di vendere tutto. Si presentarono i francesi di Chateau Margaux, ma io non potevo accettare che a Montalcino e, per di più, al confine con la mia proprietà, ci fossero i francesi”, sorride con orgoglio. “Ancora oggi il direttore di Chateau Margaux, che ogni anno viene per assaggiare il mio vino, mi dice: sei l’unica che mi ha battuto”.

Le Tenute Caparzo

Puntare tutto sulla qualità

Altesino fa parte di quelle aziende di piccolo-medie dimensioni che si sono imposte grazie alla elevatissima qualità del prodotto. Fiore all’occhiello della produzione di Altesino è senza dubbio Montosoli: il primo cru di Brunello ottenuto nel 1975 dall’omonimo vigneto. Guardandolo da Palazzo Altesi, il quattrocentesco palazzo che Elisabetta ha eletto a sua dimora personale, il vigneto Montosoli, perfettamente curato, è un’icona nel panorama naturalistico della zona. Il vino che se ne ricava, una selezione accurata della produzione delle vecchie vigne, viene commercializzato esclusivamente nelle migliori annate. Completa il quadro delle proprietà, l’azienda Doga delle Clavule, in Maremma. Acquistata nel 2000, comincia la produzione di Morellino di Scansano nel 2003.

Quelle viti faticose, ma farle crescere e soddisfazione doppia

Il nome di Elisabetta Gnudi Angelini è ormai indissolubilmente legato al Sangiovese. “Amo il Sangiovese. È un vino speciale che viene bene soltanto in Italia”, confessa. “Non sono mai stata interessata a Bolgheri. Cabernet e Merlot vengono bene dappertutto. Ma non è il vino che voglio fare io. Le viti di Sangiovese sono faticose da allevare, ma, come il Nebbiolo, le uve danno risultati che nessuno sa dare. Sono vini capaci di durare anche 40-50 anni: poche zone nel mondo sono in grado di produrne. E noi italiani dobbiamo essere unici, altrimenti perché un americano dovrebbe comprare il nostro vino?”.

L'erede: da ignegnera aerospaziale a braccio destro della madre

I vini di Elisabetta sono conosciuti praticamente in tutto il mondo: America, Canada, Europa, Cina, Giappone e Russia. Dal 2009 a oggi le esportazioni sono più che raddoppiate. Attualmente il 75% della produzione è venduta all’estero e il 25% in Italia. Gli Usa rappresentano il mercato principale dell’azienda. Lo conferma Alessandra Angelini, la figlia, che si occupa dell’export: “Gli americani sono affascinati dal Made in Italy e dalla Toscana in particolare. Ma abbiamo tanti ammiratori anche in Canada, in Germania e in Giappone. Quest’anno, poi, le scelte protezionistiche degli Usa ci hanno risparmiato. Hanno colpito i francesi e questo ovviamente ha avvantaggiato i prodotti italiani”. Ingegnere aerospaziale e aeronautica tra l’Italia e l’America, Alessandra Angelini è stata parte del team di progettazione per il boeing 787-10 dell’azienda Rolls Royce. Ma nel 2017 rientra in Italia e si dedica alle aziende vitivinicole. “La campagna è stata sempre parte del mio mondo fin da quando avevo dieci anni. Dopo gli studi e le esperienze all’estero, ho continuato a cercare un altro modo di essere me stessa. Anno dopo anno in cantina ho imparato tanto”, racconta.

L'Italia che lascia i produttori a difendere se stessi

Elisabetta e Alessandra, madre e figlia, sono di fatto ambasciatrici del Made in Italy in ben 47 paesi. “Ma le nostre istituzioni dovrebbero fare di più”, accusa la Gnudi. “L’Ice (l’istituto del commercio con l’estero, ndr) sarebbe importantissimo per trovare canali di distribuzione affidabili nei diversi stati e per tutelare i prodotti italiani dalle contraffazioni. Ma spesso non è così”. E ricorda alcune esperienze negative: “Una volta partecipai, con altri 40 viticultori italiani, a un evento di degustazione a Toronto, organizzato proprio dall’Ice. L’iscrizione era molto costosa, ma pensai che ne valesse la pena. Viceversa l’evento andò quasi completamente deserto. Era il giorno di Halloween e le persone erano interessate a festeggiare, non certo ai nostri vini. Ma come si fa a organizzare un evento in Canada con questa superficialità?”. Secondo la Gnudi, gli altri paesi europei - Francia, Regno Unito - sono più “patriottici” quando si tratta di tutelare i propri marchi. In Italia, invece, quasi tutto è affidato ai singoli produttori: “noi abbiamo investito tanto sui distributori all’estero, dagli Usa alla Germania, dalla Svizzera alla Danimarca, e oggi possiamo contare su un altissimo tasso di fedeltà al nostro brand”. Anche la critica specializzata internazionale, ormai da anni, premia le etichette di famiglia, tra le quali sono annoverati alcuni dei cru più importanti di Montalcino.

I "gioielli" di famiglia

A Caparzo si deve la nascita di uno tra i primi cru del territorio, ossia di un Brunello prodotto con le uve di una unica vigna, chiamata La Casa, che gode di un terreno particolarmente adatto alla coltivazione della vite e di una eccellente esposizione. Il Brunello Vigna La Casa, fin dal suo primo apparire nel 1977, si è imposto come uno dei grandi vini di Montalcino, e ha fatto scuola a tanti altri cru nati soprattutto negli anni Novanta. Non a caso il Brunello Vigna La Casa è stato scelto tra i vini protagonisti del Manga giapponese The Drops of God, un fumetto di grande successo esportato anche all’estero. Ogni anno, inoltre, il Brunello di Montalcino di Altesino è fra i 100 Top Wine del mondo secondo l’autorevole rivista Wine Spectator: quest’anno all’undicesimo posto. Ma se le chiedi qual è il prossimo obiettivo, Elisabetta Gnudi non ha dubbi: è “il vino perfetto”. E i sogni di Elisabetta non finiscono mai.