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I 179 giorni di chef Ferrari: le invenzioni in cucina, la chemio, l'ultimo suo desiderio

Il suo home restaurant si era fatto apprezzare, una invenzione semplice e fortunata. Poi il tumore, lo stesso di Vialli. Inizio di un diario speciale

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Lo chef a domicilio Stefano Ferrari (dal suo profilo Facebook)
Lo chef a domicilio Stefano Ferrari (dal suo profilo Facebook)

"Scriviamo questo messaggio perchè papà voleva così: come sapete, aveva pensato veramente a tutto!". Ora che è finita c'è un nuovo inizio, lo sanno bene Valentina e Alessandro Ferrari, figlio e figlia dello chef Stefano. Tra i più apprezzati dei coloro che avevano deciso di puntare tutto sulla cucina a domicilio. Vuoi un pasto speciale, creativo e gustoso? Basta un click e lo chef entra in azione. Su tutti i suoi social, Stefano Ferrari documentava le sue invenzioni gastronomiche. E perfino i suoi errori e gaffe in video, tutto all'insegna della spontaneità e dell'essere antidivo. Una cucina che puntava sulle cose semplici, come nella preparazione di certi dolci al cioccolato, ma anche su invenzioni più ricercate, vedi il crudo di gamberi bianchi con pomodorini, sedano, basilico e crudo di gamberoni rossi con robiola ed erba cipollina; i tagliolini al ragù di astice; il riso pilaff con gamberi al curry; la sogliola con gamberoni cerasuoli e cozza ripiena alla "Sirio" e l'invenzione Fedora ( con pan di Spagna, crema pasticcera, panna e cioccolato). Un'esplosione di gusto e vita, fino a quando è arrivato il tumore. Lo stesso che ha fatto notizia portandosi via di recente Gianluca Vialli.

Il secondo tempo

"Il mio tumore è formato da una proteina che si chiama KRAS che attualmente non è attaccabile con i farmaci attuali, quale sarebbe la buona notizia? La buona notizia sarebbe che questa proteina, nel mio caso, si è spezzata in una maniera particolare che potrebbe essere inibita da un farmaco sperimentale in arrivo a Verona". E' un estratto dei 179 giorni in cui Stefano Ferrari ha avuto come priorità provare a rispondere al tumore al pancreas che lo aveva colpito. Non useremo frasi parole e frasi fatte fastidiose come "guerriero", "battaglia", "ha resistito", "ha perso la guerra" perché quando hai un cancro non aiutano te e nemmeno chi legge la tua esperienza. Lo chef a domicilio era diventato semplicemente Stefano, un 59enne che come tutti i pazienti oncologici si muoveva fra grandi speranze e grandi paure. Ma senza perdere il tono curioso e vitale che aveva nella sua cucina come nel documentare le fasi della malattia. 
 

"Giorno 179" e il suo più grande desiderio

L'epilogo di questa storia è descritto dallo stesso chef in un post sul suo profilo Facebook dello scorso 16 gennaio. Niente epica, nessuna frase ad effetto. Solo umanità e realismo: "Ultime news: situazione brutta. L’oncologo di Verona ha letto la tac che ha evidenziato un peggioramento della situazione. La bestia ha invaso altri organi...Io ce l’ho messa tutta grazie anche al vostro supporto! E vi ringrazio per questo e per la vostra la vicinanza! Sono sereno, circondato dall’affetto della famiglia e di tanti amici". E poi due hashtag: #fanculoaltumore e #vivalavita. Cosa resta dello chef, oltre al ricordo della sua vitalità e della sua abilità in cucina? La sua ultima volontà, il suo desiderio più grande. Scrivono i figli: "Per chi volesse fare una donazione in memoria di papà, vi lasciamo il link dell'Unità di Oncologia Clinica Molecolare Apparato Digerente di Verona, che ha seguito papà in tutti questi mesi con grande professionalità e dedizione". Un'ultima foto sorridente, una foto con un fungo appena colto, un pensiero per chi ancora è alle prese con la stessa malattia. 
 

 

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