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Il pestaggio, le martellate, le provocazioni: ritratto di Chef Rubio, incapace di avere mezze misure

La stella delle trasmissioni sul food controcorrente e irriverenti, è finito diverse volte nei guai ma non arretra. Nemmeno di fronte alle botte prese

di FoodCulture   
Chef Rubio in un selfie dopo l'aggressione subita (da X/Twitter) e con un intero polpo crudo vivo in bocca (da Instagram)
Chef Rubio in un selfie dopo l'aggressione subita (da X/Twitter) e con un intero polpo crudo vivo in bocca (da Instagram)

Come vanno le cose per Gabriele Rubini alias Chef Rubio a due settimane dal grave pestaggio subito? Colpito con martello, mattoni, gomitate e pugni a due passi da casa sua, quando Rubio ha trovato un gruppo di persone ad aspettarlo dopo aver bloccato il cancello elettrico. Lui li ha definiti "sgherri...sionisti" presentandosi poi in foto sul suo profilo X Twitter con l'esito dello scontro. Ferite al volto e alle testa, un occhio gonfio fino ad essere completamernte chiuso a causa dei colpi ricevuti. Mentre la Procura di Roma ha aperto un procedimento contro ignoti per lesioni, con l'aggravante dell'odio razziale. Chi conosce Rubio, sa che le sue gesta di cuoco e attivista sono all'insegna dello schierarsi in modo netto e della provocazione, anche in cucina.

Una vita controcorrente

Chef Rubio non deve solo vedersela con i postumi del pestaggio di gruppo, punti alla testa inclusi dove il martello si è abbattuto sul cranio, ma anche con i danni alla sua macchina, presa a mattonate dagli aggressori. Lui non si è fermato, sul suo profilo social continua a postare immagini molto esplicite della violenza dell'esercito israeliano nella Striscia di Gaza. E a citare le parole di Theodore Herzl, uno dei grandi padri del sionismo e fra i principali ideologi dello stato israeliano che accogliesse gli ebrei dispersi da persecuzioni e violenze durate secoli. Ma chi conosce Rubini sa che, da ex rugbysta poi strappato alla palla ovale da un infortunio a un legamento crociato e consegnato alla cucina, il corpo a corpo lo esalta e che non è fatto per le mezze misure.

Unti e bisunti, e controversie a seguire

In controtendenza coi programmi gourmet e di alta cucina, tutti rigida disciplina, estetica dell'impiattamento ed esaltazione della rappresentazione "bizzarra ma educata" del cibo, Chef Rubio è diventato la stella di trasmissioni dallo stile diretto, tamarro, di strada che gli hanno dato grande successo. Format come Unti e bisunti e Camionisti in trattoria hanno svelato il lato meno elitario del fare cucina, delle ricette, della composizione dei sapori, la sua estetica trasforma la cucina in una sorta di palestra di periferia, tutta sudore, grinta, con poco spazio per le pose da fine dining. Abituato a non avere mezzi toni in quel che dice, in come si mostra, nelle cause a cui si dedica. Rubio è attivista accesissimo pro Palestina, è testimonial di Never Give Up, che studia i disturbi del comportamento alimentare, collabora a insegnare cucina con la chef Deborah Donadio in Lis, Lingua italiana dei segni, ai ragazzi dell'Istituto statale per sordi a Roma. Ma è anche l'ex testimonial di Amnesty International, che ha perso questo ruolo per gli insulti maschilisti contro la giornalista Selvaggia Lucarelli, ed è indagato a Roma per istigazione all'odio razziale e diffamazione, con ordine di rimuovere dai suoi social diversi post ritenuti antisemiti. Tinte forti e sapori forti, in cucina come nel resto della vita. Con qualche sbandata di troppo. 

Leggi anche: Sonia Peronaci: "Perché ho venduto Giallozafferano al top del successo, e ricominciato da capo". Intervista

di FoodCulture   
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