I prodotti a chilometro zero e il gruppo d'acquisto: rapporti e umani e cibo sano dentro "L'Alveare"

Vendita diretta ai clienti da parte di piccoli agricoltori e allevatori, prodotti di qualità oltre alle denominazioni garantite. Così è sconfitta la solitudine da Covid-19

Meno ma meglio: L'Alverare che dice sì è l'alternativa al 3x2 nei grandi centri commerciali a bassa qualità
Meno ma meglio: L'Alverare che dice sì è l'alternativa al 3x2 nei grandi centri commerciali a bassa qualità

Michel e Rossana hanno fondato L'Alveare di Assago (Mi) a febbraio di quest’anno, dopo che lei ha perso il lavoro a causa della pandemia da Covid-19. Francesco, invece, ha aperto il primo “Alveare” d’Italia a Torino, sette anni fa. E Stefania, oggi trentenne, dal 2015 gestisce Alveare Impact Hub, a Milano. Gli “alveari” di cui parliamo non sono i nidi delle api ma comunità di acquisto diretto tramite produttori locali. Il Covid - soprattutto durante il primo lockdown - ha impresso una forte accelerazione alla vendita diretta da parte di piccoli agricoltori e allevatori ma l’idea risale a molto prima.

Concepita da una start-up torinese alla fine del 2015, diventa realtà in Francia con il primo alveare d’Oltralpe, per poi diffondersi in tutta Europa: oggi la rete italiana de L’Alveare che dice Sì  conta 272 alveari (solo in Lombardia, la regione in cui il progetto ha preso più piede, ha più di cento gruppi di acquisto locali) e quasi 3.300 produttori che li riforniscono.

Fare rete sociale attorno al cibo di qualità

“Si tratta di una piattaforma online che permette una distribuzione più efficiente dei prodotti locali”, raccontano Rossana Bordonaro e Michel Crusco, marito e moglie, “favorisce gli scambi diretti fra produttori locali e comunità di consumatori che si ritrovano insieme, creando piccoli mercati temporanei a Km0”, gli Alveari, appunto.

Il team de "L'Alveare che dice sì"

Come funziona? “Se sei un agricoltore, un artigiano o un allevatore e cerchi nuove possibilità di vendita diretta”, spiega Rossana dell’Alveare di Assago “puoi contattare un gruppo di acquisto locale a cui proporre i tuoi prodotti: la piattaforma online funzionerà come una vetrina per metterli in mostra, in modo trasparente ed equo. Mentre il gestore dell’Alveare - che ha il ruolo di raccordo tra produttori e consumatori, e al tempo stesso di garante - ti accompagna per la vendita e la distribuzione dei tuoi prodotti, occupandosi di sviluppare la tua clientela”.

Condizione base: produrre localmente

Le percentuali di guadagno dei produttori - esentasse - sono pari all’80% , mentre gestore e piattaforma online divideranno equamente il restante 20%. Ci sono poche clausole da rispettare: per affiliarsi come produttori, occorre “produrre localmente”, comunque a meno di 250 km dal luogo di distribuzione dell’Alveare e “rispettare i valori de L’Alveare che dice sì!. Vale a dire: proporre prodotti che siano in linea con la stagionalità territoriale dell’Alveare e che provengano direttamente dalla propria azienda agricola (principio della filiera corta); comunicare con chiarezza i prodotti offerti, elencando dettagliatamente ingredienti, caratteristiche, origine e i metodi di produzione.

Chilometro zero, con pochissime deroghe

“Sono concesse deroghe al km 0 - per esempio nel caso di prodotti DOP, DOC, IGP - ma non al principio della filiera corta”, spiega Michel. “Sapere cosa mettiamo nel piatto, scegliere consapevolmente gli ingredienti, liberarci dalle tentazioni del 3×2 e del sottocosto al supermercato”, conclude. “Quando abbiamo deciso di avviare l’Alveare di Assago, nel febbraio scorso, i produttori erano reduci dalla prima fase della pandemia, quella in cui - a causa del lockdown - ricevevano fino a 100 ordini ogni settimana, quando erano organizzati a evaderne una ventina”. Dunque, la “bolla dei gruppi d’acquisto si stava già sgonfiando”.

Uno dei cesti de "L'Alveare"

I rapporti di vicinato, e le "cose buone" nella busta della spesa

Ma Rossana e Michel ci credono così tanto nel progetto della filiera corta e di sviluppare pratiche agricole sostenibili, che accettano di portarlo avanti anche a fronte di guadagni che spesso sono minimi. “L'Alveare mi regala il piacere di far scoprire a chi abita nel quartiere i buoni prodotti locali, creando una rottura con l'anonimato della GdO”, racconta Michel: “Le persone sono stufe di comprare prodotti che non sono di stagione e che, in fin dei conti, non sanno di niente: non si può avere tutto e per tutto l’anno, bisogna seguire una circolarità del cibo, fare delle scelte”.

Come si faceva un tempo: con in più la tecnologia amica

Parole chiave: comunità e transizione. Creare legami tra consumatori e produttori, tra vicini, tra amici dei vicini: come si faceva un tempo, ma avendo la tecnologia come alleata. Sviluppare pratiche agricole sostenibili e dare strumenti alle persone per recuperare una sovranità alimentare prende tempo: L’Alveare che dice Sì! accompagna produttori e consumatori attraverso una transizione alimentare. Con pazienza e buoni principi.