Faragò dal calcio alla cantina: "Non camminavo più, ho subito 14 operazioni. Tra le viti ho smesso di soffrire"
L'ex Novara, Cagliari e Como ha cambiato vita. Oggi è alla testa delle Tenute Faragò e coltiva vite e alberi da frutta. Del calcio non gli manca nulla
Con la Serie A ha chiuso due anni fa, proprio mentre nasceva quel Como stupefacente che è sulla bocca di tutti, guidato da Cesc Fabregas. Ma prima Paolo Faragò è stato il difensore e centrocampista col vizio del gol che ha lasciato il suo segno sulle stagioni del Cagliari fino al 2021, prima ancora c'era stato il Novara. Dopo, la promozione in A col Lecce. Nel mezzo, una storia penosa di infortuni, di dolore senza fine e di interventi chirurgici che non mettevano mai a posto il suo fisico. Quattordici volte sotto i ferri, sempre per via di quell'anca che gli stava impedendo di fare anche i movimenti più elementari Fino a non riuscire a correre né a camminare, nemmeno con l'impianto dell'anca artificiale. Così, a gennaio 2024, è cominciata la nuova vita di Paolo Faragò: via dal calcio e dentro il mondo eno, con la fondazione della sua cantina, la Tenute Faragò.
Sveglia alle quattro, storia di una rinascita
Faragò, oggi 32enne, ha affidato la sua storia ad una toccante intervista concessa a La Gazzetta dello Sport. Partendo dal fondo, cioè da oggi, la sua seconda vita che è tornata ad essere felice grazie alla terra, al vino, alla vigna. Cinque anni fa la decisione di acquistare quattordici ettari di terra a poca distanza da Cagliari, per poi aprire la sua azienda vitivinicola che oggi dà vita a otto etichette. La Tenute Faragò produce otto etichette divise fra rosso, bianco e orange wine. Alle vigne si aggiungono migliaia di alberi di melogrando, mandorlo, noce, pistacchio piantati in seguito. "Mi sveglio alle 4:30, salgo sul trattore e parte la giornata - racconta Faragò - Adesso la mia vita si divide tra coltivazioni, potatura e raccolto". A includere anche la parte amministrativa delle sue tenute, di cui si occupa personalmente.
Quello che non mancherà del calcio
Degli anni in Serie B e poi in A a Faragò manca poco e nulla. Ha tanti bei ricordi, certo, ma dice anche: "Sentivo il bisogno di staccarmi da un mondo che ho vissuto per oltre 20 anni. Ci sono tante dinamiche che non apprezzo. E' un ambiente che ti rende nomade, non metti mai radici, sei sempre lontano dalla famiglia. Volevo restare a Cagliari (lui, calabrese, ndr) e gestire in autonomia la mia quotidianità". Tutta all'insegna del vino e della famiglia. Progetti futuri? "Tra viti e frutteti ho smesso di soffrire...mi piacerebbe aprire una fattoria didattica per bambini...ho appena piantato decine di ulivi, spero che mio figlio possa godersi il risultato di questo lavoro".
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