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Rottensteiner: un vino, una famiglia e un legame antico con un territorio speciale

Se tradotto, il loro cognome significa "pietra rossa", proprio come il porfido della conca di Bolzano in cui da anni producono eccellenza e tutelano la terra

Vittorio Ferladi Vittorio Ferla   

Il suolo della zona vitivinicola altoatesina è variegato e complesso, ma nelle colline che circondano la torrida conca di Bolzano, il suolo è composto principalmente da roccia vulcanica, ovvero il porfido rosso, una pietra naturale che è utilizzata anche come materiale vivo nell’architettura di interni e di esterni. Tra il Geoparc Bletterbach - le cui gole sembrano un libro aperto che racconta le eruzioni vulcaniche risalenti a circa 280 milioni di anni fa, quando cenere e lava formarono la piattaforma porfirica - e la cava Vormeswald - dove si trova il porfido quarzifero tipico della zona di Bolzano, con un colore che va dal rosso chiaro al rosa - si estende un’area vitinicola di enorme pregio. In quest’area caratterizzata dalla stratificazione di lave acide e lapilli vulcanici con sedimenti intermedi, la vite sviluppa radici profonde con l’intento di estrarre l’acqua necessaria per vivere e riesce a produrre, con l’aiuto fondamentale dell’uomo, vini di ottima qualità.

Una delle famiglie più antiche di questa zona

Questo formidabile e inestricabile intreccio tra il territorio e l’uomo ha lasciato un’impronta perfino nella nomenclatura delle famiglie altoatesine. Basti pensare a una delle famiglie di viticultori più antiche della zona: i Rottensteiner. Il cognome tedesco significa proprio ‘pietra’ (steiner) ‘rossa’ (rotten) ed è un evidente richiamo al porfido. “I documenti storici ci dicono che i Rottensteiner, qui, facevano vino e tutto quello che serviva per vivere fin dal 1527. Ma nei tempi moderni, il primo a porre le fondamenta dell’impresa viticola fu mio nonno Hans, classe 1912”, racconta Hannes Rottensteiner, titolare dell’azienda che ha sede a Collalbo, a nord est di Bolzano, all’imbocco della deliziosa Val Sarentino. “La cantina è l’esito di un processo di successive acquisizioni posteriori alla seconda guerra mondiale e fu fondata nel 1956. In quegli anni Hans chiedeva le uve ai contadini conferitori e dava priorità alla vendita del vino sfuso in Svizzera”, continua Hannes.

Le testimonianze a partire dalla cantina antica

In cantina si trova una botte del 1981 che celebra il 25° anniversario della cantina e raffigura San Pietro da Reitherhof, uno dei masi di proprietà dell’azienda. Proprio negli anni 80, fa il suo ingresso nelle attività della cantina Toni, figlio di Hans e padre di Hannes. Dopo gli studi di enologia a Wädenswil in Svizzera, assume la responsabilità per la parte tecnica della produzione dei vini e, sotto la sua guida, si passa progressivamente dalle iniziali quattro alle 16 varietà diverse di vino bianco e rosso attuali. Toni Rottensteiner è oggi uno dei rappresentanti storici del Consorzio di Tutela del Santa Maddalena, la prima associazione di tutela di una denominazione d’origine in Italia, nata per promuovere il tipico vino rosso di Bolzano, a base di uve Schiava, realizzato nella zona di produzione classica arrampicata sui pendii a nord della città.

Di padre in figlio

Hannes, figlio di Toni, entra in azienda nel 2001 come enologo, lasciando al padre la parte agronomica. Sorriso sagace e intelligenza fulminea, Hannes guida con sicurezza e visione la cantina di famiglia, specializzata soprattutto nei rossi tipici della zona. Su 450 mila bottiglie, infatti, due terzi sono di vino rosso, ovviamente Santa Maddalena e Lagrein. Non mancano i vini bianchi, Gewürztraminer, Pinot bianco, Chardonnay e Pinot grigio, allevati soprattutto nei terreni a Caldaro, molto più calcarei. L’azienda può contare su 13 ettari di proprietà e su 70 ettari dei conferitori. “C’è differenza tra i vigneti, ma non tra chi ci lavora”, precisa Hannes, sottolineando che le lavorazioni attente e rigorose che esaltano le caratteristiche varietali delle uve sono il frutto di una guida unitaria e coerente della produzione. Cinque masi, ciascuno con la propria storia, sono i pilastri dell’impresa Rottensteiner: tutti ubicati nei dintorni di Bolzano e, con un’unica eccezione, gestiti dai familiari.

Un salto da Vogel

Tra i masi, benché non faccia parte della proprietà di famiglia, merita una segnalazione il “Premstallerhof”, uno dei più grandi della zona. Di proprietà della famiglia svizzera Vogel, si trova a Santa Maddalena, tra i 400 e i 500 metri, ed è sicuramente uno dei migliori dal punto di vista qualitativo. L’esposizione a sud-est offre le condizioni orografiche più che favorevoli della zona del Santa Maddalena. I terreni sciolti e porfidici attribuiscono eleganza a uno dei vini più importanti della doc, la selezione “Premstallerhof”. Gertrud Vogel lavora i vigneti seguendo i principi biodinamici, nella massima armonia con la natura. L’etichetta proveniente da queste vigne è ormai un classico della tipologia. “La nostra famiglia da sempre è legata alla varietà Schiava: ecco perché ci siamo posti l’obiettivo di creare un Santa Maddalena, espressione massima del territorio, adatto anche a un pubblico più internazionale”, spiega Hannes.

Cosa si vende in Italia e all'estero

Sette bottiglie su dieci prodotte da Rottensteiner - e fregiate con l’evocativo stambecco del logo - sono oggi vendute in Italia, mentre il restante 30 per cento è diretto all’estero. Interessanti le preferenze: i rossi sono venduti soprattutto in Alto Adige, il Pinot Nero ha molto successo nel resto d’Italia, in Germania vanno soprattutto i bianchi e negli Stati Uniti il Pinot Grigio. Nella vasta gamma di vini (ben 24 etichette), tutti di alta qualità, spiccano soprattutto il Pinot Bianco Carnol, il Sauvignon proveniente da due diversi appezzamenti, il Gewurtztraminer passito Cresta, il rosato da Lagrein, il Santa Maddalena Classico Premstallerhof Select e il Lagrein Gries Riserva Select. Di sicuro, chi vuole fare una full immersion nei vini da porfido rosso altoatesino, squisitamente territoriali, deve passare da Rottensteiner.

Rottensteiner, i nostri assaggi

Carnol Alto Adige Pinot Bianco Doc 2021

Marcato dai suoli di porfido, delicato, floreale, sapido, verticale. Niente legno per rispettare l’acidità dei terreni. Carnol era il vecchio nome di Borgo San Pietro.

Sauvignon Alto Adige Doc 2021

“Niente pipì di gatto perché è nauseante, cerco piuttosto l’equilibrio in bocca”, spiega Hannes. Sa di frutto della passione, sambuco e salvia. Due appezzamenti diversi perché, dice il celebre enologo Hans Terzer, “ne servono due per fare un grande Sauvignon”.

Lagrein Rosato Alto Adige Doc 2021

Dopo un periodo di oblio, il rosato di Lagrein vive una rinascita. Per la tradizione, il rosé è la migliore interpretazione del vitigno. Frutta fresca, struttura e trama compatta.

Vigna Premstallerhof Santa Maddalena Classico A.A. Doc 2021

A base di Schiava (più 7% di Lagrein). Uno dei migliori vigneti della doc. Qui dal 1983 Gertrud Vogel applica i principi della biodinamica. Vino complesso, tannini in equilibrio e spiccata persistenza.

Select Vigna Premstallerhof Santa Maddalena Classico A.A. Doc 2020

A base di Schiava (più 13% di Lagrein). Vino di alta gamma, campione della sua categoria, seduce con la sua tipicità, concentrazione e complessità. Sontuoso.

Select Lagrein A.A. Gries Riserva Doc 2019

Dopo una fermentazione in cemento, matura in barrique per 12 mesi e altri 12 mesi in botti di rovere. Rosso impenetrabile, olfatto intenso di frutti neri e spezie, tannino arrotondato, in bocca è strutturato, setoso e persistente. Vino vigoroso e caldo.

Vittorio Ferladi Vittorio Ferla   
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