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Addio a Gancia, re dello spumante. Riaperte le indagini sul suo sanguinoso rapimento

Aveva 90 anni, era erede di uno dei grandi marchi del made in Italy italiano. La sua presenza, le intuizioni, il sequestro su cui ora si indaga di nuovo

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Vittorio Vallarino Gancia (fo'to Ansa) e a destra la scena della sparatoria e della sua liberazione. A terra il corpo della Br Cagol
Vittorio Vallarino Gancia (fo'to Ansa) e a destra la scena della sparatoria e della sua liberazione. A terra il corpo della Br Cagol

Milioni di bottiglie vendute, un marchio di assoluto prestigio e un prodotto che già alla fine dell'Ottocento sfidava frontalmente il re delle bollicine chic per eccellenza, lo champagne. Era il 1850 quando Carlo Gancia decise di giocarsi la partita, diventando l'inventore della grande casa di spumante da allora diventata uno dei grandi simboli del made in Italy. Si è spento a 90 anni l'erede di questo impero, Vittorio Vallarino Gancia. A lungo al timone del marchio d'eccellenza, che riprendeva una tradizione antichissima di spumantizzazione che secondo le fonti antiche ha tracce nell'ingegno degli antichi Romani ed è testimoniata anche in alcuni passi biblici. Vallarino Gancia nel 1975 fu protagonista di un sequestro da parte delle Br con finale sanguinoso, fatto di cronaca che colpì molto l'opinione pubblica e per il quale è stata recentemente disposta la riapertura delle indagini dalla Procura di Torino.

5 giugno 1975

In quel giorno d'estate nel pieno degli anni di piombo si consumava l'epilogo violento del sequestro di Vittorio Vallarino Gancia da parte delle Brigate Rosse, e in particolare del gruppo armato che faceva capo a Renato Curcio e alla sua compagna Mara Cagol. Gancia fu rapito il giorno prima e nel giro di 24 ore una pattuglia dei carabinieri individuò il covo dei rapitori nella cascina Spiotta d'Arzello ad Acqui Terme, in provincia di Alessandria. Ne scaturì un sanguinoso conflitto a fuoco con l'uccisione della terrorista Cagol, il ferimento di due carabinieri e la morte di uno di essi Giovanni D'Alfonso. Lo scontro avvenne fra uso di armi automatiche e lancio di bombe a mano. Gancia tornò in libertà illeso. Il rapimento e lo scontro con morti e feriti gravi aprì un dibattito infuocato sulla stampa e all'interno del mondo brigatista, e restò sempre misteriosa l'identità del terrorista che riuscì a sfuggire dalla sparatoria. Recenti interrogatori di ex brigatisti, e nuove analisi del Ris sui reperti dell'epoca avrebbero dato volto e identità al fuggitivo di 47 anni fa. Su questi elementi sono state avviate nuove indagini.

Una panoramica degli spumanti Gancia (Shutterstock)

Battute di caccia, affari milionari e i finaziamenti a Disney

Vittorio Vallarino Gancia era rimasto presidente onorario dell'azienda di famiglia fino al 1996, prima della sua cessione nel 2013 il brand alla Russian Standard del magnate della vodka Rustam Tariko, che ha comunque rispettato l'origine delle uve e la sua lavorazione in Piemonte. Negli anni Gancia è stato anche presidente della Camera di Commercio di Asti, presidente del Consorzio per la tutela dell'Asti spumante, presidente della Federvini, presidente dell'Unione italiana vini. Nel 1994 venne nominato Cavaliere del Lavoro. Amante della caccia, amava coinvolgere in esse finanziatori ed esportatori ed aveva capito l'importanza della presenza del marchio Gancia in eventi di grande presa popolare e di sicura risonanza sui media. Le bottiglie Gancia, fra cui i celebri Pinot di Pinot, Gran Reale, Gran Dessert e Gran Spumante, comparivano al varo del transatlantico Rex (rievocato in una celebre sequenza di Amarcord di Fellini) e il marchio finanziava la realizzazione di Biancaneve e i Sette Nani di Walt Disney. Era il trionfo del cosiddetto metodo classico italiano, basato su uve moscato e pinot. Anni di un'autentica epopea del made in Italy legato al mondo delle bollicine di pregio, fino al graduale ingresso in casa Gancia di Martini&Rossi e poi del gruppo russo. 

Il rito delle bollicine (Shutterstock)
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